Abruzzo. I segni del paesaggio agro-pastorale di Collepietro

Collepietro è il paese che chiude a sud-est il lungo altopiano di Navelli, nell’Aquilano. L’antico Collis Petri, con le case del centro storico aggrumate sulla cima rotonda del colle, era un paese-sentinella sulle due storiche strade che lo attraversavano: in alto la via degli armenti, il regio tratturo Centurelle-Montesecco, bretella del Tratturo Magno; in basso la romana via Claudia Nova, diventata poi la statale 17 dell’Appennino abruzzese. Oggi però gli armenti non percorrono più da tempo lo storico tratturo e il traffico della statale 17 è stato dirottato sulla veloce fondovalle del Tirino. Con il risultato che Collepietro rischia di diventare un borgo marginale, tagliato fuori dai traffici, sconosciuto ai più. Malinconica fine per un villaggio che un tempo aveva fatto parte del castaldato valvense e che aveva dignitosamente partecipato alla fondazione della città dell’Aquila. E poiché i guai non vengono mai soli, si sono aggiunti in tempi recenti il furioso incendio del 2007 che ha sconvolto il paesaggio vegetale e il terremoto aquilano del 2009 che ha scosso gli edifici di pietra.

Capanna di pietra

Collepietro merita dunque almeno il risarcimento di una visita affettuosa. Si può andare alla scoperta dei segni del paesaggio agro-pastorale: il tratturo, i cippi, le capanne di pietra, gli ovili e gli stazzi, i recinti dei fondi, i pagliai, i muretti dei terrazzamenti, le macère. Collepietro gioca un suo ruolo rilevante in quest’archeologia del paesaggio. I suoi abitanti hanno guardato al monte e al piano. Giù nella valle ci sono i campi coltivati, la terra, l’acqua, le case rurali, le vie lineari, le stalle e i fienili. In alto ci sono le pietre, i ginepri, i recinti di pietra, i muretti, i campicelli d’altura, le tortuose mulattiere, i fossi, le capanne pastorali; e oggi anche la bonifica ambientale e il rimboschimento. Quel che proponiamo è un vagabondaggio tra questi molteplici punti d’interesse, uno scouting del territorio, più che una classica escursione in montagna.

La mappa dei sentieri di Collepietro

L’asse di riferimento della passeggiata è il percorso del Regio Tratturo. Partendo dalla chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio che sorveglia Collepietro, si segue il tratturo fino alla Serra di Navelli. Il percorso è facile e panoramico, pur se in salita, e segue all’inizio una strada asfaltata che diventa poi una larga sterrata. La cresta della Serra va percorsa invece sull’evidente sentiero del tratturo. L’esplorazione si svolge senza un itinerario rigidamente prefissato, all’interno comunque dell’anello che una sterrata disegna intorno alle gobbe delle Tredici Rane, di Saline, di Falgiaro e di Collalto; la sterrata si dirama a destra del tratturo e vi ritorna con un percorso circolare. Siamo sul sistema di colli che separa la piana di Navelli dalla valle Tritana, dove sono le sorgenti del Tirino e Capestrano.

La chiesa del Buon Consiglio

La chiesa del Buon Consiglio

La chiesa si trova in posizione isolata fuori del paese, su un ‘riposo’ del tratturo. All’esterno è rinforzata da tre contrafforti per ciascun lato. Una breve scalinata sale al bel portale romanico, sormontato da una lunetta. Sul retro vi sono alcuni edifici di pertinenza, in parte in rovina. Ampio il panorama sulla valle di Sulmona e sulla piana di Navelli.

Il tratturo e il cippo

A Collepietro fa tappa il Regio Tratturo che proviene da Navelli e scende poi a Bussi sul Tirino. Dalla chiesa del Buon Consiglio, seguendo anche le segnalazioni, risaliamo i tornanti della stradina prima asfaltata e poi sterrata a nord del paese e seguiamo la cresta dei colli che fasciano a est l’altopiano. In questo tratto il percorso coincide con l’ippovia diretta a Capestrano. Giunti a un incrocio, lasciamo a destra sia la sterrata dell’anello (che seguiremo al ritorno), sia il percorso per Capestrano e imbocchiamo a sinistra (nord-ovest) il sentiero tratturale che risale la cresta della Serra. A quota 883 incontriamo il cippo che porta incisi la sigla RT (Regio Tratturo) e il numero progressivo (il 43). Con agevole salita raggiungiamo la piramide di pietre sul punto più alto, a quota 965. Il panorama comprende le due catene montuose maggiori del Gran Sasso e della Maiella.

In cima alla Serra, col Gran Sasso sullo sfondo

Lo stazzo del pastore 

Esattamente sulla vetta della Serra di Navelli possiamo osservare i muretti di pietra che circondano un antico stazzo. Questo spazio aperto era il ricovero notturno del gregge, dove le pecore pernottavano all’aperto, vigilate dai cani-pastore. All’estremità orientale è ancora visibile il recinto trapezoidale del mungituro, dove le pecore venivano canalizzate e munte dei pastori prima di entrare nello stazzo.

Lo stazzo della Serra

La struttura dello stazzo risulta più evidente dalla foto zenitale. Nei pressi, a quota 930, è ancora visibile la capanna di pietra a secco che costituiva probabilmente il ricovero del pastore. La volta è crollata, ma la struttura è ancora evidente.

La capanna del pastore

Le capanne di pietra

La capanna in località Tredici Rane

Scesi dalla Serra alla selletta dov’è l’incrocio di strade, imbocchiamo la sterrata diretta a est che aggira i colli di Tredici Rane, Falgiaro, Saline e Collalto. Queste alture mostrano un particolare addensamento di capanne in pietra a secco, poste a margine di piccoli fondi recintati. Le capanne sono subito visibili a destra della strada e poi sulle aree sommitali, raggiungibili grazie a una rete di stradelli e sentieri.

Capanna invasa dai rovi

Sono interamente costruite senza leganti, con pietre a secco sovrapposte e rastremate in alto. Sono generalmente di piccola e media dimensione, utilizzate come magazzino e rimessa degli attrezzi da lavoro. Le troviamo costruite su aree pianeggianti, ma anche aggrappate ai pendii. Purtroppo il loro stato di conservazione è cattivo: l’ingresso è assediato dai rovi e il terremoto ha causato il collasso soprattutto della cupola e dei portali.

Capanna crollata

I muretti di pietra

Campo terrazzato

Nelle stesse aree sono stati costruiti numerosi muretti di pietra. Ne vediamo alcuni di fattura molto semplice e grossolana. Ma spesso s’impongono alla vista muri di media altezza, alzati con grande abilità geometrica, combinando a secco pietre di varie dimensioni. La funzione di questi muretti è ovviamente quella di segnalare i confini dei fondi agricoli, delle aree di pascolo e degli stazzi. Ma i più ammirevoli sono quelli costruiti sui terreni in pendio a sostegno di terrazze di terreno coltivato. La gradinatura del declivio evita il dilavamento del terreno e il suo scorrere a valle e crea un paesaggio di ‘giardini pensili’.

Capanna sottofascia

Le macère

Una macèra

Questo termine indica i numerosi accumuli di pietre visibili ai margini degli appezzamenti agricoli e delle radure. Su questi colli le macère hanno spesso la base costruita con regolarità geometrica e con pietre più grandi. All’interno vi è il pietrame gettato disordinatamente dai contadini, frutto del loro metodico spietramento operato nelle particelle coltivate e nelle aree di pascolo.

I pagliai

A Collepietro sono visibili alcuni pagliai, edifici monocellulari a carattere elementare, col tetto a spiovente, destinati alla conservazione del fieno. Spesso sono costruiti sul pendio e sono allora articolati su due piani, fienile e stalla, con un doppio accesso, posteriore a monte e anteriore a valle.

I fontanili

Il fontanile

Sono vasche per l’abbeverata degli animali, dotate di acqua sorgiva, distribuite capillarmente lungo le vie armentizie, i pascoli, i riposi e nelle vicinanze delle masserie e degli stazzi. Nel piano sottostante Collepietro si può vedere un lungo fontanile a vasca, costruito accanto a un minuscolo lago.

La cisterna

Molto interessante è anche il rudere dell’antico pozzo-cisterna a servizio dell’irrigazione e degli allevamenti diffusi nella zona. Due pietre murate sul fronte dell’edificio riportano un’iscrizione e una data.

La taverna

La taverna di Collepietro

A lato della statale 17, al km 72, nei pressi del bivio per Collepietro, sono ancora ben visibili i ruderi dell’omonima taverna. La taverna è una presenza costante sul fianco delle strade, dove svolgeva la funzione di luogo di sosta e di ristoro e stazione per il cambio dei cavalli. Le taverne sono presenti con regolarità anche lungo i tratturi: sono osterie attrezzate con sale da pranzo a piano terra e camere da letto al piano superiore. Ma la caratteristica più tipica delle taverne tratturali è il cortile interno con le stalle per gli animali, cui si accede attraverso porte o archi dedicati e la disponibilità di acqua nei dintorni.

Per approfondire

L’escursione può essere preparata dalla lettura della ricerca condotta nel 2007 dalla cattedra di Archeologia medievale dell’Università dell’Aquila, curata da Fabio Redi e Lorella Di Blasio, dal titolo “Segni del paesaggio agro-pastorale. Il territorio del Gran Sasso – Monti della Laga e dell’Altopiano di Navelli” (Edizioni L’Una, L’Aquila, 2010). Le edizioni Exorma hanno pubblicato nel 2015 un magnifico volume collettivo, con un ricco corredo fotografico, dal titolo Abruzzo sul Tratturo Magno, curato da Letizia Ermini Pani. Il sottotitolo “ Borghi Archeologia Paesaggio Architettura Tradizioni Arte Transumanza” esplicita la varietà dei contributi raccolti e le declinazioni disciplinari degli specialisti coinvolti. Si può aggiungere la guida “Le vie della transumanza – Guida ai tratturi aquilani fra Gran Sasso e Sirente”, corredata da un’ottima carta in scala 1:40.000, scaricabile anche dal sito Tratturi e Cammini.

Letture consigliate

(Itinerario percorso il 24 marzo 2017)

Il tratturo di Collepietro

Il Tratturo Magno ha inizio alla basilica di Collemaggio e lasciatasi l’Aquila alle spalle, transita tra le rovine della città romana di Peltuinum e fa sosta alla chiesa della Madonna di Cintorelli, prima di traversare in direzione di Forca Penne e della Casauria. Presso la chiesa di Cintorelli dà origine al tratturo gemello Centurelle-Montesecco che si stacca e procede parallelamente al Tratturo Magno con un percorso pedemontano a saliscendi sulle colline abruzzesi e molisane prima di ritrovarlo e confluirvi in Puglia, vicino Chieuti.

Sul tratturo, verso Collepietro

Sul tratturo, verso Collepietro

Nel suo primo tratto il Centurelle-Montesecco, segnalato da numerosi cippi – i termini di confine – segue la linea dei colli che chiude a est l’altopiano, sfilando a fianco dei borghi di Civitaretenga, Navelli e Collepietro e scendendo poi a Bussi sul Tirino. La passeggiata ad anello che qui proponiamo ha per obiettivo Collepietro; nella prima parte seguiamo il percorso ‘montano’ del tratturo, lungo la panoramica Serra di Navelli; al ritorno traversiamo la bella piana di Navelli con la fonte e la chiesa, infrastrutture a servizio dei pastori transumanti. La base di partenza è la città di Navelli, con i suoi palazzi rinascimentali e le case medievali di pietra. L’intero circuito richiede circa cinque ore di tempo. Ha un solo tratto un po’ faticoso e un dislivello che – tenendo conto del tracciato a saliscendi – raggiunge i 600 metri complessivi.

Navelli

Il pozzo di Palazzo Santucci

Il pozzo di Palazzo Santucci

Il punto di partenza dell’itinerario è Navelli. La visita è d’obbligo, motivata anche dal suo inserimento tra “i Borghi più belli d’Italia” e dai consigli dell’ufficio turistico. Entriamo da Porta da San Pelino e risaliamo tutto il paese per la “direttissima” di Via del Macello. Qui si apprezza il tipico aspetto tardo-medievale: la viabilità “a lisca di pesce”, gli stretti vicoli, le case disposte a schiera, le fondamenta sulla roccia viva, le stalle e le cantine in basso, le abitazioni al piano alto, le “case-arco”, le “case-mura”, i ruderi, il forno e il macello. Il quartiere è spopolato e mostra i danni del terremoto. L’insieme è però suggestivo, grazie anche a qualche restauro, e presta bene i suoi spazi alla musica e al teatro di strada. Raggiungiamo in alto il panoramico cortile col pozzo esterno di Palazzo Santucci: è il classico esempio di palazzo castellato cinquecentesco, utilizzato come residenza signorile dai baroni di Navelli ma sorto come struttura fortificata; le sue architetture sono infatti la fusione del carattere residenziale e di quello difensivo, del quale sono riconoscibili alcuni elementi come le torrette angolari esterne. Scendiamo a Piazza San Pelino percorrendo le strade occidentali, ritmate dai palazzi delle famiglie più importanti, dalle chiese e dalle logge rinascimentali, dalle “mura rotte” della via Urbana.

Il tratturo

La croce della Cona

La croce della Cona

Dalla Piazza San Pelino (quota 680 circa) usciamo dal paese, sfiorando le casette prefabbricate post-terremoto. Varcata la superstrada grazie a un sottopasso, la costeggiamo sulla complanare, in direzione di Capestrano (nord). Giunti a un piccolo valico, nei pressi della Cona di Croce, una cappella votiva preceduta da una croce stazionaria, troviamo le tracce rosse del tratturo che proviene dalla chiesa di Cintorelli. Qui incontriamo subito una palina segnaletica e due cippi tratturali. Risaliamo ora in direzione est la cresta della Serra di Navelli. La salita è resa disagevole dal terreno pietroso e dai bassi cespugli legnosi. I segnali di vernice rossa sulle pietre e sui rami indicano la direzione dell’ascesa, almeno fino al punto in cui non s’interrompono e cessano bruscamente. Continuiamo l’ascesa fino a raggiungere la sommità della Serra, segnalata da un mucchio di pietre, a quota 967.

In vetta sulla Serra di Navelli. Sullo sfondo il Gran Sasso

In vetta sulla Serra di Navelli. Sullo sfondo il Gran Sasso

Il panorama circolare comprende la piana di Navelli a sud e la valle del Tirino a nord, tutti borghi e le rocche disposte a schiera sulle alture dell’aquilano, i monti del Gran Sasso e del Velino, le catene del Morrone e della Maiella che si alzano al di là delle gole di Popoli e della conca peligna.

La piana di Navelli

La piana di Navelli

La cresta della Serra cambia ora direzione e si dirige a sud-est in direzione di Collepietro. La traccia del tratturo diventa più evidente sul terreno aperto fino a incontrare un nuovo cippo, che spunta evidente sul pendio.

Il cippo tratturale sulla Serra

Il cippo tratturale sulla Serra

A un incrocio di sentieri imbocchiamo la strada sterrata in salita, rassicurati dai nuovi segnali di vernice rossa e dal simpatico logo delle  pecore someggiate. Procediamo lungamente sulla sterrata fino a raggiungere la verticale di Collepietro. Scendiamo in paese seguendo le ripide scorciatoie che tagliano i tornanti della strada.

Collepietro

La chiesa della Madonna del Buon Consiglio a Collepietro

La chiesa della Madonna del Buon Consiglio a Collepietro

Il paese sorge a 850 metri su uno sperone della cresta che separa la piana di Navelli dalla Valle Tritana. Il centro storico, compreso tra Via Capo la Terra e Via Dietro le Mura, conserva tratti medievali risalenti all’epoca dell’incastellamento dei piccoli centri fondati dai Longobardi. Si osservano le case-torri, le porte ad arco, i loggiati, le porte e le finestre architravate in pietra. Al centro del paese sorge la chiesa di San Giovanni Battista. Il monumento più suggestivo è la chiesa della Madonna del Buon Consiglio. La troviamo in posizione isolata fuori del paese, su un ‘riposo’ del tratturo. Una breve scalinata sale al bel portale sormontato da una lunetta. La navata si prolunga negli edifici di pertinenza, in parte in rovina. Ampio il panorama sulla valle di Sulmona e sulla piana di Navelli.

Il lago di Navelli e la Madonna delle Grazie

La cisterna di Navelli

La cisterna di Navelli

Lasciamo Collepietro in direzione del fondovalle e di Navelli, osservando le antiche case di pietra e le abitazioni rurali ormai abbandonate. La strada scende a mezzacosta tra i mandorli che crescono sulle pendici rocciose della Serra e raggiunge la piana. Presso un incrocio è il minuscolo lago di Navelli con il lungo fontanile che lo fiancheggia. L’elemento più interessante è il rudere dell’antico pozzo-cisterna a servizio dell’irrigazione e degli allevamenti diffusi nella zona. Due pietre murate sul fronte dell’edificio riportano un’iscrizione e una data. Ancora pochi passi in direzione di Navelli ci portano alla chiesa rurale della Madonna delle Grazie.

La chiesa campestre di Santa Maria delle Grazie

La chiesa campestre di Santa Maria delle Grazie

La facciata, dotata di un oculo e di un campaniletto a vela, è preceduta da un portico con un basamento che sostiene due pilastri laterali e da due agili colonnine con semplici capitelli. Il portale è affiancato da due finestrelle e sormontato da una lunetta con l’immagine mariana di dedicazione. Interessanti sono le scritte votive e i piccoli calvari incisi sulla pietra, lasciati nel tempo dai pastori e dai pellegrini di passaggio. Un percorso tra i capannoni rurali e le grandi stalle ci riporta al sottopasso della statale e al centro di Navelli.

Per approfondire

Le edizioni Exorma hanno pubblicato nel 2015 un magnifico volume collettivo, con un ricco corredo fotografico, dal titolo Abruzzo sul Tratturo Magno, curato da Letizia Ermini Pani. Il sottotitolo “ Borghi Archeologia Paesaggio Architettura Tradizioni Arte Transumanza” esplicita la varietà dei contributi raccolti e le declinazioni disciplinari degli specialisti coinvolti. Ma volumi e convegni produrrebbero effetti limitati senza un lavoro concreto di ricerca sul campo, di riapertura e di marcatura degli antichi tratturi. Questo lavoro è stato meritevolmente svolto dal Gal Gran Sasso Velino grazie a un progetto europeo. I frutti sono ben documentati nel sito Tratturi e Cammini (www.tratturiecammini.galgransassovelino.it).

La zona dell'escursione

La zona dell’escursione

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sui tratturi: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html