Francia. Il sentiero dei Dolmen di Fieux

Il Quercy francese è una regione cerniera tra il mondo atlantico e il mondo mediterraneo e ospita un impressionante addensamento di tombe megalitiche. Nel solo dipartimento del Lot sono stati censiti almeno seicento Dolmen e una ventina di Menhir tutti risalenti all’epoca preistorica, 5500 anni fa. Mentre i menhir sono pietre allungate, signacoli piantati nel terreno e puntati verso l’alto, i dolmen sono camere collettive destinate ai morti. Dolmen è un termine composto, derivante dal bretone dol (tavola) e men (pietra). Indica un monumento funerario a tumulo strutturato in una camera sepolcrale protetta lateralmente da lastre di pietra alzata e coperta da un’ampia tavola di pietra.

Pannello informativo

Un sentiero ben segnalato e dotato di pannelli informativi a cura del Parco naturale regionale Causses du Quercy collega tra loro alcuni Dolmen e va alla scoperta di questi impressionanti monumenti dispersi nei campi, sotto gli alberi e ai margini del bosco. L’itinerario è lungo 6,7 km, con un dislivello molto limitato e un tempo di percorrenza di circa due ore e mezza.

Il Dolmen Barrières n. 1

I primi Dolmen che incontriamo sul percorso hanno perduto la copertura di pietra, riutilizzata nei vicini villaggi, e conservano solo gli ortostati di sostegno, ovvero le lastre laterali di pietra infisse nel terreno.

La Pierre Levée

Ben più impressionante è il Dolmen della “Pierre Levée”, uno dei più maestosi di tutto il Lot, con un tumulo di 25 metri di diametro. La tavola di pietra che copre il tumulo ha forma rettangolare e pesa all’incirca venti tonnellate.

Il Dolmen Barrières n. 2

Ma il Dolmen più ‘bello’ è certamente il Barrières n. 2, somigliante a un altare preistorico, che ha la lastra di copertura sorretta soltanto da due ortostati. I Dolmen sono oggetto di suggestive leggende: sono stati considerati di volta in volta come tombe di giganti e are per cruenti sacrifici umani; oppure sono additati come un luogo notturno di apparizione di fantasmi e revenants, di fate e di streghe, di gemiti e luci crepuscolari, di sabba danzanti nelle notti di tempesta. Più scientificamente, sono monumenti che continuano ad appassionare gli archeologi e gli antropologi grazie anche ai nuovi strumenti di ricerca scientifica come la ricostruzione tridimensionale e le prospezioni geofisiche.

La mappa del sentiero dei Dolmen

Il percorso dei Dolmen può essere abbinato alla visita del villaggio abbandonato di Barrières e dell’Archeosito dei Fieux, nato su una struttura ipogea preistorica affrescata, e funzionante come parco didattico.

(Ho percorso il Sentiero dei Dolmen il 4 luglio 2017)

Salento megalitico. I Dolmen e i Menhir di Giurdignano

Antiche pietre. Echi del megalitico. Carnac e Stonehenge nel Salento. Inaspettati, sorprendenti, imprevisti e imprevedibili, inattesi, impensati. Eppure, a sorpresa, eccoli qua i grandi Dolmen acquattati tra i fragni e gli olivi; come pure gli svettanti Menhir piantati sulla pietra leccese. Siamo a Giurdignano e dintorni, pochi chilometri da Otranto. Si definisce il giardino megalitico d’Europa. Ma presenze protostoriche si replicano a Minervino, Melendugno, Melpignano, Zollino e in altri centri della provincia di Lecce. La visita a questi monumenti megalitici misteriosi e affascinanti è una passeggiata nella storia assolutamente originale. Seguitemi.

 

Il Dolmen li Scusi

Il Dolmen li Scusi

Il Dolmen li Scusi

Siamo in campagna, alla periferia di Minervino di Lecce. Il grande altare orizzontale di pietra, di forma quadrangolare e attraversato da un foro, poggia su pile di sassi, lastre e piccoli macigni. Tutt’intorno sono altri monumenti della pietra a secco: grandi recinti, pagliari, cortili, masserie.

Riparo e cortile in pietra a secco

Riparo e cortile in pietra a secco

 

Il Menhir di San Paolo

Il Menhir e la cripta di San Paolo

Il Menhir e la cripta di San Paolo

All’ingresso di Giurdignano svetta un Menhir alto più di due metri. Il suo nome deriva dalla sottostante grotta bizantina dedicata a San Paolo, decorata da affreschi di Maria e degli apostoli Pietro e Paolo, esempio di cristianizzazione di un monumento pagano. Originale è l’affresco che rappresenta la ragnatela della tarantola, l’aracnide che avvelena le donne con il suo morso e che origina il fenomeno esorcistico delle “tarantolate”, protette da San Paolo.

L'affresco della tarantola

L’affresco della tarantola

 

Il Menhir Vicinanze 1

Il Menhir Vicinanze 1

Il Menhir Vicinanze 1

Questo Menhir collocato nei pressi di Giurdignano prende nome dal vicino casale Vicinanze. Alto tre metri, ha un incasso in sommità che doveva accogliere una croce e due croci incise sulla facciata. La sacralizzazione del monumento è confermata dallo svolgimento di riti religiosi e dalla tradizionale processione della Domenica delle Palme che terminava davanti al menhir.

 

Le croci incise sul menhir

Le croci incise sul menhir

 

Il Menhir Vicinanze 2

Il Menhir Vicinanze 2

Il Menhir Vicinanze 2

Non lontano dal precedente, questo Menhir si alza per tre metri su uno scoglio roccioso collocato nei pressi della pineta e di un crocicchio di strade vicinali. Se ne ipotizza il legame con la vicina tomba rupestre, scavata nella roccia e preceduta da un lungo dromos d’ingresso.

La tomba sotterranea

La tomba sotterranea

 

Il Dolmen Stabile

Il giardino del Dolmen Stabile

Il giardino del Dolmen Stabile

Si trova in aperta campagna al confine tra i comuni di Giurdignano e Giuggianello. Il lastrone di copertura è percorso da un largo solco che confluisce in una cavità circolare; se ne ipotizza la funzione di raccolta del sangue di sacrifici animali rituali.

Il Dolmen Stabile

Il Dolmen Stabile

 

Il significato dei Dolmen

Il Dolmen Scusi di Minervino

Il Dolmen Scusi di Minervino

I Dolmen sono monumenti emotivamente affascinanti. Qualcuno ne ha ipotizzato la natura di altari officiati dai culti celtici. Ma l’interpretazione prevalente li considera come tombe o camere funerarie di tipo megalitico, costituite da pietre e lastre infisse nel terreno e da una lastra di copertura monolitica. Si tratterebbe di una sorta di uteri di pietra nei quali i morti rientrerebbero nella madre terra, sepolti in posizione fetale. Il termine deriva dal bretone dol (tavola) e men (pietra). I Dolmen salentini potrebbero risalire al quinto e al quarto millennio.

L'area domenica li Scusi di Minervino

L’area dolmenica li Scusi di Minervino

 

Il significato dei Menhir

Se sulla funzione del dolmen vi è sufficiente consenso, più variegate sono le ipotesi sul significato del menhir. Il nome deriva dal bretone men (pietra) e hir (lunga) e la forma di questo monumento preistorico è quella di un parallelepipedo allungato, posto verticalmente sul terreno. In italiano gli si dà anche il nome di “pietra fitta”. A Giurdignano per questi svettanti falli di pietra si immagina una possibile funzione astronomica di orologio solare. Oppure, vista la loro numerosità fuori e dentro la città, la funzione di cippi segnaletici e di indicatori topografici. O ancora luoghi di raduno e signa di vie sacre. E magari stele di pietra che individuano sepolture individuali e di gruppo di particolare rilevanza.

Il cerchio di pietra a li Scusi di Minervino

Il cerchio di pietra a li Scusi di Minervino

 

(Il sopralluogo è stata effettuato il 22 luglio 2016 durante una visita guidata a cura della Pro Loco di Giurdignano)

 

Gargano. Le pietre dei pastori su Monte Calvo

Capanna in pietra a secco su Monte Calvo del Gargano

Capanna in pietra a secco su Monte Calvo del Gargano

La natura del Gargano ha molte facce. C’è l’area più interna, coperta dai boschi di faggi e pini della Foresta Umbra, residuo della primigenia selva del promontorio. C’è il Gargano costiero, ammantato di pini e di lecci, alternati alle coltivazioni di mandorli, aranci e ulivi. C’è poi il volto che ammalia i turisti, quello dei laghi costieri, delle isole Tremiti, delle falesie e delle calette di sabbia finissima. Mancano i fiumi, è vero, ma il mare Adriatico circonda il promontorio su tre lati. Non stupisce dunque che un Parco nazionale sia venuto a proteggere questa “grande bellezza”.

L'inizio del sentiero per Monte Calvo

L’inizio del sentiero per Monte Calvo

Ma c’è anche un altro Gargano. Fatto di calcare e dolomie. Una natura di pietra. Pietre lavorate da generazioni di pastori e contadini che hanno scavato grotte, terrazzato pendii, alzato muretti di recinzione, costruito pagliari e capanne a tholos. Questo mondo di pietra si manifesta in spettacolare evidenza sulla lunga bastionata rocciosa che scende con i suoi ripidi costoni sul mare del golfo di Manfredonia. Qui andiamo alla ricerca di reliquie del mondo pastorale sul monte Calvo, che con i suoi 1065 metri sul livello del mare è la cima più elevata del promontorio del Gargano.

Dolmen

Dolmen

L’itinerario

La traccia del sentiero

La traccia del sentiero

Il Monte Calvo è localizzato nell’immediato entroterra a nordest di San Giovanni Rotondo. Usciti dalla città in direzione di Monte Sant’Angelo, all’altezza del Tribunale, s’imbocca sulla sinistra una stretta strada asfaltata che aggira il cimitero e una cava di pietra e risale a tornanti verso l’evidente gobba del monte. Tenendosi a destra a un bivio, si segue la strada che costeggia la base del monte fino a raggiungere una diramazione sterrata sulla destra, presidiata da un pannello informativo sul sentiero (circa 6 km dal paese). A piedi, si segue per un breve tratto la sterrata per poi deviare sulla destra e risalire il versante settentrionale lungo un sentiero ben segnalato. Si attraversa un boschetto e ci si alza progressivamente con salita dolce e panoramica. Al bivio successivo si va ancora a destra e si raggiunge la cresta del monte su terreno aperto e ventoso.

Il portale di una capanna diruta

Il portale di una capanna diruta

Il sentiero è segnato in modo vistoso da due cornici di pietre e più in alto da paline su ometti. Toccata la sommità, coronata da una capanna di pietra, si può godere del panorama circolare nel quale spiccano il golfo di Manfredonia, il lago di Varano e la fuga prospettica del promontorio. L’andata e il ritorno si coprono in meno di due ore. Il dislivello è di 250 metri. Il Monte Calvo può essere raggiunto anche in altri modi. Un percorso più lungo inizia direttamente dal Cimitero di san Giovanni Rotondo e segue il Tratturo del Carmine (3 ore per la sola andata).

Le doline di Monte Calvo

Le doline di Monte Calvo

L’insediamento in pietra a secco

Il villaggio pastorale

Il villaggio pastorale

Il territorio che sovrasta San Giovanni Rotondo è segnato dalla presenza di masserie, di stalle per l’allevamento e di campi coltivati che sfruttano le particelle di terreno più adatte. Ma è soprattutto il pascolo a dominare il paesaggio. I segni dell’antica presenza dei pastori si alternano ai recinti di pietra che separavano le proprietà e ai muretti che proteggevano gli orti e i frutteti.

Capanna agricola

Capanna agricola

A margine dei coltivi resistono al tempo le belle capanne in pietra a secco, utilizzate per riporvi gli attrezzi di lavoro. Salendo di quota, lungo i sentieri della monticazione, le capanne pastorali sostituiscono progressivamente le capanne agricole. Un insediamento molto interessante è localizzato nell’area sommitale di Monte Calvo, dove la natura calcarea del monte è enfatizzata dalle cicatrici carsiche di grandi doline circolari. In queste depressioni verdi, meno esposte al vento, i pastori hanno costruito i loro piccoli villaggi. I recinti degli stazzi accolgono le pecore per il riposo notturno. Hanno varia ampiezza e forme modellate sull’andamento del terreno. I varchi tra due recinti vicini fungevano da passaggio obbligato per la mungitura serale. Spazi più ridotti erano destinati agli animali gravidi o malati. Le cavità sotto fascia erano il riparo per i cani. Sul bordo della dolina si osservano i manufatti più caratteristici: le capanne di pietra utilizzate dal pastore per dormire, mangiare e per tutte le attività domestiche.

Capanna diruta

Capanna diruta

Le coperture vegetali e i tetti di legno sono scomparsi, ma gli spessi muri di pietra che ne costituiscono le basi sono ancora ottimamente conservati. In una capanna di forma allungata, restano ben visibili il giaciglio di pietra del pastore, le nicchie-ripostiglio nei muri, le lastre sporgenti dove venivano riposti gli oggetti d’uso quotidiano, l’olio e il vino, la lanterna e il cibo. Più difficile valutare il ruolo della capanna vicina. I crolli non consentono di verificare la presenza del focolare per la lavorazione del latte; la ridotta dimensione fa ritenere più probabile la funzione di magazzino e deposito.

L'area dell'escursione

L’area dell’escursione

Visita la sezione del sito dedicata all’architettura spontanea e alla pietra a secco: http://www.camminarenellastoria.it/index/PIETRA_SECCO.html