Rieti. Trekking urbano nella capitale dei Sabini

Nel passato remoto Rieti fu l’antica capitale delle popolazioni sabine e fu poi municipio romano. Oggi è una piacevole città attraversata dalla via Salaria, con un centro punteggiato di nobili dimore e racchiuso nella cerchia delle mura, accarezzata dal fiume Velino. Secondo la tradizione Varroniana è addirittura il centro geografico dell’Italia, l’umbilicus Italiae. Il Comune propone da molti anni ai visitatori della città un percorso di trekking urbano. L’itinerario si snoda tra monumenti, palazzi, chiese ed edifici storici; costeggia poi lungamente il Velino, un fiume amato dai reatini, e propone una sintesi originale tra la città e la campagna, tra storia e natura.

Il palazzo Vicentini

 

Il ponte romano

Il punto di partenza più logico è il ponte romano, grazie al quale la via Salaria superava il fiume Velino e penetrava in città. Di questo ponte restano oggi visibili alcune arcate e altre strutture fondative vicine al ponte moderno.

Il fiume e la città visti dal ponte romano

 

Il quartiere medievale

Valicato il ponte, da Largo Fiordeponti ci si apre davanti la Via Roma, ricca di bei negozi, che risale l’antica acropoli in direzione delle piazze centrali. Può essere tuttavia preferibile percorrere la parallela Via del Porto, una stretta stradina che ricorda l’esistenza di un antico scalo fluviale e che traversa il vecchio quartiere medievale con le sue scalinate e l’arco di Santa Lucia. Svoltando a sinistra su Via San Pietro Martire si raggiunge la Biblioteca Paroniana, vanto della città, e la sezione archeologica del Museo civico, ospitata nell’ex monastero di Santa Lucia. Tra i reperti conservati spicca il rilievo scolpito con la scena di Venatio (il combattimento tra le belve e i gladiatori).

Il rilievo della Venatio al Museo archeologico

 

San Domenico

Giunti a Largo Santa Barbara, il percorso prosegue con un anello sghembo nelle vie del centro storico che si chiude poi nelle piazze centrali. I monumenti di maggior rilievo in quest’area sono la chiesa di San Domenico, costruita nella classica architettura degli ordini mendicanti, a navata unica, e l’oratorio di San Pietro Martire, uno scrigno che contiene il ciclo di affreschi del Giudizio universale dei fratelli Lorenzo e Bartolomeo Torresani.

La chiesa di San Domenico

Attualmente [2016] i due monumenti sono chiusi per le verifiche successive al terremoto di Amatrice. Più avanti, tra Via Varrone e Via Sant’Agnese, è localizzata la chiesa sconsacrata di Santa Scolastica, trasformata in Auditorium Varrone, sede di eventi culturali.

 

L’area della Cattedrale

Provenendo da Via Severi s’imbocca la centrale Via Cintia per sostare a Piazza Vittori, dove s’innalza il monumento dedicato a Francesco d’Assisi e ai monasteri francescani della Valle Santa reatina.

Il monumento a San Francesco d’Assisi

Si ammirano le architetture schiettamente medievali del Palazzo Papale, con le Volte del Vescovado, un grandioso portico a due navate, divise da poderosi pilastri che sorreggono arcate gotiche. A fianco si alza il complesso della Cattedrale di Santa Maria Assunta, preceduta da un portico e dall’imponente torre campanaria e articolata nella chiesa superiore, la cripta, il battistero. Il battistero è anche il nucleo storico centrale del Museo diocesano.

Le Volte del Vescovado

 

Il Museo civico e i giardini del Vignola

Le due piazze comunicanti, dedicate a Vittorio Emanuele e a Cesare Battisti, sono segnate dalla presenza dei palazzi istituzionali del Comune, della Prefettura e dell’Università. Il trekker urbano apprezzerà però soprattutto il parco del Vignola, un delizioso giardino pensile all’italiana, affacciato sui quartieri meridionali, e il giro nelle undici sale della sezione storico-artistica del Museo civico, introdotte dalla statua del Canova che raffigura una bellissima Ebe.

La morte del pastore (A. Calcagnadoro, 1928, Museo civico)

 

L’Ombelico d’Italia

Ci si sposta nella piazzetta medievale San Rufo, appartata e gradevole, dov’è l’omonima chiesa, ma dove la tradizione classica romana individua il centro geografico della penisola italiana. Su questo umbilicus Italiae è stato costruito un monumento circolare (ribattezzato popolarmente “la caciotta”) e apposta una lapide.

L’ombelico d’Italia

 

Il quartiere orientale

Il trekking segue ora l’asse della Via Garibaldi, l’antico decumano romano, alternandosi nei reticoli di strade che lo affiancano. Molto consigliato è il tranquillo percorso, caratterizzato da archi e gallerie, del vicolo dei Pozzi, affacciato sui prati urbani prospicienti al fiume.

La via dei Pozzi

 

Le mura medievali

Si giunge ora nella piazza dominata dalla monumentale Porta d’Arci, all’estremità orientale della città. Qui è possibile osservare uno dei tratti meglio conservati delle mura medievali. La fuga delle mura merlate è ritmata dalla presenza delle torri semicilindriche e quadrate.

Le mura medievali

 

Il fiume Velino

Usciti dalla Porta d’Arci, si va a destra, percorrendo con precauzione il margine della Via Salaria e il ponte sul fiume. Subito dopo si scende sul percorso della pista pedonale e ciclabile del Lungovelino. E’ il tratto più solitario e piacevole del trekking urbano.

L’ansa del Velino

Sulla destra scorrono veloci le acque del fiume, mentre a sinistra si aprono i campi coltivati, bordati dal percorso della Via Salaria; alle spalle è il panorama del monte Terminillo, con la cresta dei Sassatelli e le appendici del Terminilluccio e del Terminilletto che si alzano sul Pian dei Valli. Di fronte è il paesaggio urbano della città, che occupa l’antico colle dell’acropoli della romana Reate. Il Velino nasce dalle sorgenti del Monte Pizzuto, a 1667 metri di quota, traversa la conca reatina con un percorso di novanta km e precipita nelle acque della Nera formando la famosa cascata delle Marmore. Giunti al Ponte Romano, si torna al punto di partenza e il percorso si chiude. Avremo impiegato circa tre ore per una distanza di circa otto km.

La mappa del trekking urbano di Rieti

(Ho visitato Rieti il 21 dicembre 2016)

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