Le Sibille di Tauriac

Nel mondo pagano le Sibille erano profetesse e sacerdotesse dotate di poteri divinatori. Notissime erano la Sibilla Delfica, l’Eritrea e la Cumana. Ispirate dalle divinità dell’Olimpo fornivano oracoli ed erano in grado di predire il futuro. Con la progressiva diffusione del Cristianesimo nel mondo mediterraneo, i Padri della Chiesa rintracciarono alcune concordanze tra le profezie bibliche e i vaticini pagani. La rilettura cristiana dei testi pagani suggerì allora che le Sibille, ispirate dallo Spirito Divino, avessero anticipato all’umanità il presagio della venuta di Cristo. Le Sibille furono così arruolate tra i precursori di Cristo, fino a essere assimilate e poste sullo stesso livello dei Profeti. Nell’antica letteratura cristiana i protagonisti di questo recupero furono Agostino, Varrone, Giustino e Lattanzio. Dalla letteratura quest’assimilazione si trasferì alle arti figurative, e giunse persino nel cuore dei palazzi pontifici. Si pensi alle Sibille che Michelangelo affrescò nella Cappella Sistina o all’Appartamento Borgia, dove dodici Sibille sono affrescate in coppia con altrettanti Profeti.

La chiesa di San Marziale a Tauriac (Lot)

Guardiamo le Sibille cinquecentesche affrescate nella chiesa parrocchiale di Tauriac, un piccolo comune francese della valle della Dordogna, nel dipartimento del Lot, in Occitania. La chiesa è dedicata a Saint-Martial ed è stata costruita nella prima metà del Cinquecento (una chiave di volta riporta la data del 1549). Nella vasta decorazione pittorica che ricopre le volte e le pareti, spiccano dodici figure di sibille, in buono stato di consevazione, accompagnate dai cartigli con le loro profezie. Alle Sibille sono accostate le figure di sedici Profeti. Insieme fanno da cerniera agli avvenimenti della storia della Salvezza. Le loro profezie collegano le storie di Adamo ed Eva alla incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. E a chiudere l’intero ciclo salvifico è la grande visione del giudizio finale, affrescato sul muro occidentale.

L’Eritrea e la Frigia

La Sibilla Eritrea e la Frigia

La Sibilla Eritrea è raffigurata in abito monacale; porta in mano un fiore e predice l’incarnazione di Cristo. La Sibilla Frigia, bionda, indossa una tunica gialla sulla talare rossa; con il calice che ha in mano predice che Gesù berrà un calice d’amarezza.

La Delfica e la Cumana

La Sibilla Delfica e la Cumana

La Sibilla Delfica porta un cero e predice il concepimento di Gesù. La Sibilla Cumana ha in mano una spada sguainata e profetizza che Gesù porterà la giustizia.

L’Africana e l’Ellespontica

La Sibilla Africa e l’Ellespontica

La Sibilla d’Africa porta una lanterna, alludendo alla cattura notturna di Gesù nell’orto del Getsemani. La Sibilla d’Ellesponto porta un corno dell’abbondanza e predice che Gesù sarà allattato da una vergine giudea.

La Libica e la Samia

La Sibilla Libica e la Samia

La Sibilla Libica porta una mano (o un guanto) che allude agli schiaffi e ai tormenti subiti da Gesù durante il processo. La Sibilla di Samo sostiene tra le mani una culla e predice la nascita di Gesù.

La Tiburtina

La Sibilla Tiburtina

La Sibilla Tiburtina impugna la croce astile con il vessillo della vittoria, tradizionale simbolo della risurrezione di Gesù.

L’Agrippa

La Sibilla Agrippa

La Sibilla Agrippa porta una frusta che allude alla flagellazione di Gesù.

L’Europa

La Sibilla Europa

La mesta Sibilla Europa sostiene con le due mani una croce, allusione alla crocifissione di Gesù.

La Persica

La Sibilla Persica

La Sibilla Persica porta una corona di spine e un velo, predizione dell’episodio della Veronica e della coronazione di spine di Gesù.

L’incoronazione di Maria

(Ho visitato la chiesa di Tauriac il 4 luglio 2017)

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Francia. I tre vivi e i tre morti di Carennac

A Carennac (Lot), in un edificio conventuale prossimo al chiostro abbaziale, attualmente di proprietà privata, è stato scoperto nel 1977 un dipinto murale con una versione quattrocentesca della leggenda medievale dei tre vivi e dei tre morti. Nella tradizione letteraria di genere, tre nobiluomini a cavallo, impegnati in una battuta di caccia, incontrano sulla strada dei revenant, tre cadaveri ‘viventi’ di orribile fattezza. La visione è ammonitrice e il messaggio trasmesso dai tre morti (“siete come noi eravamo; sarete come noi siamo”) vuole convincere gli spensierati a condurre una vita virtuosa.

Le dit des trois morts et de trois vifs à Carennac

Nel dipinto la scena è ambientata a un incrocio di strade, nei pressi di una croce stazionaria (o un calvario). Il paesaggio è invernale, segnato da alberi spogli sullo sfondo di città fortificate, torri e mulini. I tre revenant occupano lo spazio di destra. Il primo ha i tipici connotati della morte: uno scheletro, con la corona di regina, che scocca dardi mortali dal suo arco. Il secondo indossa un sudario a brandelli e impugna la falce livellatrice. Il terzo, dal colore scuro di mummia, è un cadavere in putrefazione che mostra le sue viscere divorate dai vermi.

A sinistra sono ritratti i tre cavalieri. Hanno copricapi, mantelli e abiti eleganti. Cavalcano animali di colore scuro, forniti di gualdrappe ricamate e finimenti di lusso. L’apparizione dei morti viventi crea in loro reazioni psicologiche e comportamenti differenti. Il primo cavaliere a sinistra ha una reazione inorridita e fa scartare il cavallo verso una rapida fuga. Il secondo cavaliere è molto spaventato e resta bloccato sulla sua cavalcatura; ritrae lo sguardo dall’apparizione e con la mano compie una benedizione o uno scongiuro. Il terzo cavaliere resta calmo, volta il suo cavallo e sembra sostenere orgogliosamente impassibile la provocazione che di fronte.

Francia. Il sentiero-balcone tra Loubressac e Autoire nel Lot

Questa bella escursione sui colli tra Loubressac e Autoire ci aiuta a scoprire tutti i valori caratteristici del Lot, il dipartimento francese nella regione del Midi-Pyrénées. Il percorso scopre in successione due borghi di charme, premiati dal marchio “les plus beaux villages de France”; un paesaggio di boschi e pascoli che ospita razze bovine e ovine di pregio; una falesia percorsa da un’ardita cengia che ospita una rocca del tutto inaspettata; la freschezza di una spettacolare cascata.

L’area dell’escursione

Ci muoviamo nella fascia di territorio compresa tra il fiume Dordogna e il parco naturale Les Causses du Quercy.

Il castello di Loubressac

Il punto di partenza è Loubressac, arroccato su un promontorio dal cui belvedere si può godere l’ampio panorama della valle della Dordogna e di tutti i castelli nei dintorni. Loubressac offre ai visitatori il fascino del castello, delle sue case medievali di pietra ocra e con i caratteristici tetti appuntiti e delle sue dimore signorili.

Il portale della chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista ha un portale scolpito che fu preso a martellate dai protestanti nel 1572. Il timpano mostra ancora una crocifissione, affiancata dal giudizio di Pilato e dal volto di Giuda che ha la scarsella dei trenta denari appesa al collo. Sui piedritti spiccano le conchiglie del Cammino di Santiago.

Gregge in riposo

Lasciamo Loubressac seguendo strade secondarie, sentieri protetti da muretti di pietre a secco, stradine di campagna, che alternano tratti di bosco ad ampie radure a pascolo, popolate da greggi di ovini e tranquille mandrie di bovini dalla pelle marrone.

Un’azienda agro-pastorale

Giungiamo al villaggio di Siran. Un’azienda agropastorale, che offre anche un punto di sosta e ristoro, ci ricorda che dalle capre d’angora allevate in questa zona si ricava la pregiata lana detta mohair.

Belvedere su Autoire

L’escursione diventa qui un autentico sentiero-balcone, molto frequentato dal popolo dei randonneur. Ne viviamo i suoi momenti più emozionanti. Dal belvedere sulla valle che ha Autoire al suo sbocco, si percorre una stretta cengia che traversa tutta la falesia e supera le rampe più scoscese con l’aiuto di scale di ferro.

La discesa nella falesia

Si scopre la visione dall’alto della cascata alla testata della valle, generata dalle acque del torrente che dà il nome al villaggio.

La cascata del torrente Autoire

La cengia trova la sua sorprendente conclusione nel Castello degli Inglesi, una rocca costruita a picco sulla parete. Il fortino risale al tredicesimo secolo e servì da riparo alle compagnie armate inglesi durante la guerra dei Cento Anni.

Il Castello degli Inglesi

Un sentiero scende ora nel solco della valle e raggiunge la strada sul fondo. Si può così raggiungere la cascata e goderne lo spettacolo dal basso. Il paesaggio è dominato dalla parete rocciosa che abbiamo appena percorso.

La falesia vista da Autoire

Giungiamo infine a Autoire, piccolo centro gode anch’esso del marchio di Les Plus Beaux Villages de France. L’amenità del sito convinse le agiate famiglie di Saint-Céré a costruirvi le loro residenze estive e case di vacanza. Si spiega così l’addensamento di “châteaux”, “manoirs”, “gentilhommières” e “belles maisons paysannes”, con i tetti di lose e le colombaie sulla sommità delle torri.

Il Castello di Autoire

Una citazione merita almeno il turrito Château del Limargue, dimora del “sieur” Lafon, fatto cavaliere da Carlo VIII.

Un antico tetto di lose

(Ho percorso il sentiero il 3 luglio 2017)

 

 

Francia. Il villaggio abbandonato di Barrières

L’hameau di Barrières è un autentico monumento della pietra a secco. Dopo il suo progressivo abbandono nel corso del secolo scorso non ha subito modifiche significative pur cadendo inevitabilmente in rovina. Costituisce dunque un unicum nel Quercy perché è una testimonianza integra della vita agro-pastorale del passato. La sua esistenza e le sue attività sono in parte legate al Priorato Saint-Jean des Fieux (1297-1624), localizzato a meno di un km dal villaggio. Collocato all’incrocio di tre strade, la frazione di Barrières comprende una dozzina di abitazioni interfacciate con le loro dipendenze agricole (cantine, porcilaie, fienili, ovili). Le ragioni del suo abbandono risalgono allo spopolamento delle campagne provocato dalla crisi dell’agricoltura di fine Ottocento e poi dalla Grande Guerra (1914-1918). Nel 1911 gli abitanti del villaggio erano ancora una cinquantina, in maggioranza coltivatori e allevatori. Nel 1946 essi si erano ormai ridotti a due. L’ultima nascita, quella di René Pouzalgues, risale all’agosto del 1926. E la sua ultima abitante, morta nel 2001, si chiamava Victoria Treil.

Veduta dall’alto

Il villaggio è una delle frazioni di Miers, comune del dipartimento del Lot, nella regione del Midi-Pyrénées. La visita permette di apprezzare la solidità e l’integrità degli scheletri degli edifici, costruiti a secco con le pietre del calcare del Quercy. Sono invece crollate le coperture dei tetti, sostenute da travi di legno che non hanno retto all’usura del tempo.

La strada basolata

La passeggiata tra le rovine può seguire l’asse della strada principale del villaggio, i cui basoli di pietra sono ancora visibili. Con brevi deviazioni si possono osservare le reliquie della vita quotidiana del tempo. La casa di Pierre Grimal, ad esempio, mostra ancora la grande cucina con le pareti del camino e il lavabo dell’acqua.

La casa Grimal

Casa Grimal ha alle spalle la stalla di famiglia ed è affiancata da una grande aia lastricata, dove giocavano i ragazzi, si batteva il grano e si seccavano al sole gli ortaggi e la frutta.

L’aia lastricata e la grangia con la porta architravata e la finestra di aerazione

Due edifici più piccoli, accanto all’aia, erano le grange con i depositi di fieno di Jean Brel e Armand Pouzaigues.

Il locale del forno

Il forno del villaggio è quasi completamente in rovina, ma sull’unica parete rimasta ancora in piedi, pur se interrata, è ancora visibile la cella di cottura del pane.

La scala di accesso al fienile

Le stalle dei bovini e gli ovili erano sul fondo del villaggio, addossati ai muretti di confine. Si può ancora osservare un edificio diruto a due piani, munito di scala esterna per l’accesso al fienile superiore; l’ambiente al piano terra era una stalla o un ovile.

Un orto recintato

I campi erano adibiti prevalentemente a pascolo degli animali. Si riconoscono ancora le parcelle di campi a seminativo, qualche orto e giardino.

La grangia a due piani

L’edificio più spettacolare perché ancora integro e con il tetto a spiovente è la lunga grangia a due piani, costruita sfruttando con intelligenza il naturale dislivello del terreno. L’accesso anteriore apre lo spazio del piano alto, destinato a pagliaio. La porta laterale dà invece accesso al locale basso, utilizzato probabilmente come ovile.

Il pozzo del villaggio

Il villaggio disponeva dell’acqua necessaria alla vita degli abitanti grazie a tre pozzi distribuiti tra le case.

L’abbeveratoio

Gli animali utilizzavano le vasche per l’abbeverata, con l’accesso a scivolo, costruite negli immediati dintorni del villaggio. Le vasche sfruttavano piccole sorgenti naturali che alimentavano le piscine d’acqua.

La ricostruzione didattica di una capanna circolare

Oggi il villaggio di Barrières è di proprietà pubblica. L’associazione culturale Racines, con il concorso del Parco naturale Causses du Quercy e degli enti locali, ne cura la manutenzione, la valorizzazione e l’animazione a favore delle scuole e dei turisti. Sono stati attivati alcuni cantieri-scuola per la ricostruzione didattica dei muretti e di una capanna circolare. La visita di Barrières può combinarsi al percorso dei Dolmen e alla visita dell’Archeosito dei Fieux.

La mappa del villaggio

(Ho visitato Barrières il 4 luglio 2017)

Francia. Il paesaggio della pietra a secco nei Causses du Quercy

Siamo nel Midi francese. Qui, nel parco naturale regionale dei Causses du Quercy, il paesaggio della pietra a secco è stato modellato dalle antiche pratiche agricole di scasso dei terreni, di dissodamento delle aree incolte, di spietramento dei seminativi, di recinzione delle parcelle, di costruzione di capanne o edifici rurali di servizio.

I muretti

Un muretto di confine

Onnipresenti nel territorio sono i muretti di pietra a secco (murets, murailles) che definiscono il confine dei fondi. La densità del reticolo dei muretti testimonia ancora oggi l’evoluzione che nel tempo hanno avuto la gestione fondiaria, la trasmissione delle eredità familiari e la varietà stessa dei terreni e delle colture. L’espansione demografica della prima metà dell’Ottocento e l’irradiarsi delle colture sui terreni ancora liberi favorirono la costruzione dei muretti di pietra con diverse finalità: per accompagnare, ad esempio, il percorso dei tratturi, collegare i villaggi, delimitare gli spazi delle grange e delle fattorie, individuare le sorgenti e i fontanili.

I cayrous

Un cayrou evoluto nei campi dei Fieux

Associati ai muretti sono i cayrous, ovvero i mucchi di pietre o le macere, frutto dell’ossessivo lavoro di spietramento dei campi da arare. Si tratta spesso solo di mucchi di pietre posti a margine dei campi, ma in altri casi sono organizzati in forme elementari, gradinati con pietre sporgenti oppure dotati di nicchie e vani interni usati per il canile. L’abbandono dei campi ha comportato il deteriorarsi di queste pierriers, la colonizzazione delle coperture da parte della vegetazione e il loro smembramento per nuove costruzioni.

Bories, caselles, gariotes, cabanes

Una capanna in pietra a secco nel Lot

Conosciute con una pluralità di denominazioni, le capanne costruite con la pietra a secco, senza legante, sono una presenza diffusa nel Midi francese e in particolare nel Parco e nei paesi della Dordogna. Queste testimonianze di architettura spontanea possono alzarsi su una base quadrangolare o rotonda, avere il tetto a forma di cono o di campana, misurare altezza e diametro più o meno significativi, ma in ogni caso hanno pareti costruite con pietre sbozzate e hanno tetti di lauzes (le lose, piccole lastre di ardesia).

Una cazelle del Lot

Le capanne erano frequenti negli antichi vigneti, dove fornivano un riparo temporaneo ai vignaioli (e in questo caso erano dotate all’interno di banco e sedili di pietra sporgente) o servivano da rimessa degli attrezzi da lavoro o, ancora, fungevano da cantina, custodendo i tini, le botti e le attrezzature per la viticoltura e l’enologia.

Una cazelle à Saint-Martin-Labouval, sulla Dordogna

Altri usi diffusi erano quelli di stalla per gli animali domestici (i polli, il maiale, l’asino, la capra e le pecore) o di vera e propria abitazione, sia temporanea che permanente. In questi casi la capanna era più ampia, dotata di almeno una finestra e di un lucernaio in alto, oltre che di giaciglio e nicchie per gli alimenti e gli oggetti domestici.

La capanna di Nouel

La Caselle di Nouel

La capanna di Nouel è una delle più belle del Quercy. Costruita nel 1850, ha una superficie di quindici metri quadri, un diametro di cinque, la circonferenza esterna di ventidue. I suoi 5,45 metri di altezza ne fanno la più alta della regione. Assai caratteristica e rara è la forma appuntita del tetto.

La colombaia

Pigeonnier a Rocamadour

Le colombaie (o piccionaie) sono una presenza costante sia nei borghi che nelle campagne. L’allevamento di piccioni era altamente redditizio perché forniva le uova per l’alimentazione, le piume per i giacigli, la carne per la cucina, il guano per concimare i campi. Le colombaie occupano solitamente la parte superiore delle caselle di pietra; hanno una finestrella d’accesso riservata ai soli piccioni e l’interno strutturato a nicchiette sovrapposte per ospitare i nidi. Si cercava con queste soluzioni di proteggere una risorsa preziosa dagli appetiti degli animali predatori e dalle incursioni dei ladri.

La casa del pastore

Casa, ovile e colombaia a Loubressac

Una caratteristica architettura della zona è la bergerie, costituita da due parallelepipedi accostati, di cui uno, il più ampio, fungeva da abitazione e laboratorio caseario del pastore, e il secondo, più basso, da ovile.

Il villaggio di Breuil

Le Cabanes du Breuil

Un bell’esempio di villaggio in pietra è costituito dalle “Cabanes du Breuil”. Queste erano edifici rurali a servizio di una fattoria agricola di Saint-André-d’Allas, situata nella frazione di Calpalmas. Costruite in pietra a secco su base circolare con i caratteristici tetti conici a punta, rivestiti di lose, le bories formano un agglomerato di pregio e costituiscono un curioso e affascinante museo privato.

Francia. Il sentiero dei Dolmen di Fieux

Il Quercy francese è una regione cerniera tra il mondo atlantico e il mondo mediterraneo e ospita un impressionante addensamento di tombe megalitiche. Nel solo dipartimento del Lot sono stati censiti almeno seicento Dolmen e una ventina di Menhir tutti risalenti all’epoca preistorica, 5500 anni fa. Mentre i menhir sono pietre allungate, signacoli piantati nel terreno e puntati verso l’alto, i dolmen sono camere collettive destinate ai morti. Dolmen è un termine composto, derivante dal bretone dol (tavola) e men (pietra). Indica un monumento funerario a tumulo strutturato in una camera sepolcrale protetta lateralmente da lastre di pietra alzata e coperta da un’ampia tavola di pietra.

Pannello informativo

Un sentiero ben segnalato e dotato di pannelli informativi a cura del Parco naturale regionale Causses du Quercy collega tra loro alcuni Dolmen e va alla scoperta di questi impressionanti monumenti dispersi nei campi, sotto gli alberi e ai margini del bosco. L’itinerario è lungo 6,7 km, con un dislivello molto limitato e un tempo di percorrenza di circa due ore e mezza.

Il Dolmen Barrières n. 1

I primi Dolmen che incontriamo sul percorso hanno perduto la copertura di pietra, riutilizzata nei vicini villaggi, e conservano solo gli ortostati di sostegno, ovvero le lastre laterali di pietra infisse nel terreno.

La Pierre Levée

Ben più impressionante è il Dolmen della “Pierre Levée”, uno dei più maestosi di tutto il Lot, con un tumulo di 25 metri di diametro. La tavola di pietra che copre il tumulo ha forma rettangolare e pesa all’incirca venti tonnellate.

Il Dolmen Barrières n. 2

Ma il Dolmen più ‘bello’ è certamente il Barrières n. 2, somigliante a un altare preistorico, che ha la lastra di copertura sorretta soltanto da due ortostati. I Dolmen sono oggetto di suggestive leggende: sono stati considerati di volta in volta come tombe di giganti e are per cruenti sacrifici umani; oppure sono additati come un luogo notturno di apparizione di fantasmi e revenants, di fate e di streghe, di gemiti e luci crepuscolari, di sabba danzanti nelle notti di tempesta. Più scientificamente, sono monumenti che continuano ad appassionare gli archeologi e gli antropologi grazie anche ai nuovi strumenti di ricerca scientifica come la ricostruzione tridimensionale e le prospezioni geofisiche.

La mappa del sentiero dei Dolmen

Il percorso dei Dolmen può essere abbinato alla visita del villaggio abbandonato di Barrières e dell’Archeosito dei Fieux, nato su una struttura ipogea preistorica affrescata, e funzionante come parco didattico.

(Ho percorso il Sentiero dei Dolmen il 4 luglio 2017)

Francia. Il portale di Beaulieu-sur-Dordogne

Beaulieu-sur-Dordogne è un piccolo centro della Corrèze (regione del Limosino), posto sulla riva destra della Dordogna e noto per l’abbazia di Saint-Pierre, fondata nel nono secolo. L’abbazia deve la sua celebrità soprattutto al portale meridionale.

Il portale di Beaulieu

Nel timpano è rappresentata la seconda Parusía del Cristo, descritta nel vangelo di Matteo: “Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli” (Mt 24, 30-31).

Il timpano del portale

Vediamo Gesù che siede sul trono, con i piedi poggiati sulle nuvole e con le braccia allargate; ha un nimbo crociato dietro al capo e mostra le cinque piaghe della crocifissione. Dietro di lui gli angeli mostrano gli strumenti della passione: una grande croce tra le nubi, con la corona di spine e i quattro chiodi. Un altro angelo scende in volo dall’empireo e porta a Gesù, posandogliela sul capo, la corona regale, segno della sua signoria sul creato. Ai lati del trono due angeli tubicini fanno squillare i corni della risurrezione universale.

La parusia del Signore

Il personaggio a sinistra con la barba bifida e il berretto frigio rappresenta il profeta Isaia o forse Mosè. Risvegliati dal suono delle trombe, cinque defunti si rianimano, sollevano il coperchio dei loro sarcofaghi ed escono allo scoperto. Ai lati di Cristo siede il tribunale celeste dei dodici apostoli, preceduto da Pietro, ritratto con le chiavi in mano; gli apostoli conversano tra di loro, indicano col dito il Cristo ai risorti e portano in mano i libri di cui sono autori. Tre figurine umane rappresentano gli ebrei: essi sono sorpresi dall’arrivo del Messia e sollevano le loro vesti per mostrare il sesso circonciso e ricordare così la loro appartenenza al popolo eletto.

Le scene a sinistra

Le altre quattro figurine umane sulla destra, curiosamente abbigliate, rappresentano simbolicamente i pagani e tutti i popoli del mondo. Sul doppio architrave sette bestie infernali raffigurano le forze del male vinte dal Cristo.

Le scene a destra

Nel registro superiore quattro mostri ibridi, vomitati dalla gola del Leviatano a sinistra, divorano i corpi dei dannati: si riconoscono un leone, un grifone e due chimere dotate del corpo di leone, di ali e una testa al termine della coda. Nel registro inferiore un orso segue un mostro dalle sette teste e un drago simile a un lungo serpente attorcigliato, forse icona delle bestie salite dal mare nel capitolo tredici dell’Apocalisse.

Il bestiario infernale

Il pilastro centrale del portale è decorato sui tre lati con figure di atlanti che sostengono l’architrave. A sinistra vediamo un bambino sulle spalle di un uomo; al centro un giovane; a destra un anziano. Il significato più evidente è quello della raffigurazione delle tre età della vita.

Il pilastro con le tre età dell’uomo

Sui piedritti a lato del portale compaiono le figure di San Pietro con le chiavi e di San Paolo con il volume delle sue lettere.

I vizi capitali: la Gola, l’Avarizia e la Lussuria

Sulla facciata della chiesa, a sinistra del portale, sono state collocate tre sculture che rappresentano i vizi capitali. Il primo personaggio, ritratto con una scodella vuota, simboleggia il peccato di Gola. Il secondo personaggio che stringe una scarsella di monete ed è cavalcato da un diavolo, simboleggia il peccato di Avarizia. Il terzo personaggio è una donna nuda, cui un rospo morde il sesso e due serpenti succhiano i seni: simboleggia la Lussuria.

La storia del profeta Daniele

L’ala sinistra del portico racconta la storia veterotestamentaria del profeta Daniele. Nel primo episodio in alto a destra Daniele prepara focacce avvelenate per il grande drago adorato dai babilonesi e lo uccide. A sinistra, sullo sfondo di Babilonia, aizzato dai babilonesi, il re fa gettare Daniele nella fossa dei leoni. Un angelo raggiunge il profeta Abacuc e lo convince a portare la sua scodella di cibo a Daniele nella fossa. La scena di destra mostra Daniele che siede tra i leoni, resi inoffensivi dal Dio d’Israele. “Il settimo giorno il re andò per piangere Daniele e, giunto alla fossa, guardò e vide Daniele seduto. Allora esclamò ad alta voce: “Grande tu sei, Signore, Dio di Daniele, e non c’è altro dio all’infuori di te!”. Poi fece uscire Daniele dalla fossa e vi fece gettare coloro che volevano la sua rovina, ed essi furono subito divorati sotto i suoi occhi” (Dn 14,40-42).

Le tentazioni di Gesù

L’ala destra del portico è dedicata alle tentazioni di Cristo nel deserto. Nella prima scena Satana raccoglie un mucchio di sassi e invita Gesù a trasformarle in pani. Nella seconda scena Satana promette a Gesù tutti i regni della terra, distesi ai suoi piedi. Nella terza scena, Satana conduce Gesù sulla torre del Tempio e lo invita a buttarsi giù, sicuro che gli angeli scenderanno a salvarlo. La risposta di Gesù è: “non tenterai il Signore Dio tuo”. Sullo spigolo la grande statua di Cristo raffigura la conclusione del vangelo delle tentazioni. “Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano” (Mt 4,11).

Gesù servito dagli angeli

(Ho visitato Beaulieu il 1° luglio 2017)