Rovereto. La Strada degli Artiglieri

Il 15 maggio 1916 l’esercito austro-ungarico scatenò un’offensiva – nota come Strafexpedition – contro le posizioni italiane nel Trentino e sugli Altopiani vicentini. Nella zona di Rovereto e della Vallagarina l’ottavo corpo d’armata austriaco riuscì a sfondare le posizioni italiane di prima linea e a conquistare la Zugna Torta, il Pozzacchio e il Col Santo. La linea di resistenza italiana si irrigidì progressivamente e si attestò sul Coni Zugna, sul Pasubio e sul Passo Buole (definite poi le Termopili d’Italia).

L’inizio della Strada degli Artiglieri a Castel Dante

Oggi chi percorre la sezione del “Sentiero della Pace” che sale da Rovereto al monte Zugna può osservare i luoghi della battaglia del maggio-giugno 1916, grazie anche ai lavori di restauro ambientale e alla collocazione di numerosi pannelli descrittivi e informativi sugli avvenimenti. Del Sentiero della Pace la passeggiata che qui proponiamo segue un tratto, la Strada degli Artiglieri, con partenza dal Sacrario di Castel Dante e arrivo alla grotta di Damiano Chiesa a Costa Violina. Il percorso è assolutamente facile, interamente su strada asfaltata con pochissimo traffico; si tratta di quattro km, con 250 metri di dislivello, comodamente percorribili a piedi in tre ore, tra andata e ritorno (o con pochi minuti d’auto).

La trincea di Castel Dante

Il punto di partenza è il piazzale-parcheggio di Castel Dante. All’ingresso del Sacrario si conserva un tratto della trincea costruita nel dicembre 1915 dai reparti della Brigata Mantova con la targa che ricorda i combattimenti che si svolsero nella zona: “Nei giorni 15 e 16 maggio 1916 il primo battaglione del 207° – Brigata Taro – sostituiti su queste posizioni i reparti della Mantova, resisteva disperatamente all’irruenta offensiva nemica sacrificando i suoi giovani fanti e tutti i mitraglieri caduti sulle armi”.

O la va o la spacca

Introdotta dai pannelli informativi, la prima parte del percorso è pianeggiante e si allontana in direzione sud dalle ultime case di Rovereto e Lizzana. Sfilano la cappellina dedicata a Sant’Anna, il macigno con la scritta “o la va o la spacca” del reparto dei Lavoratori di artiglieria e i panorami su Mori e il monte Altissimo.

La cappella di Santa Barbara

La strada comincia a salire con alcuni tornanti le pendici dello Zugna. Superato il maso Zappi, si tocca sulla sinistra la cappella rupestre, scavata nella parete di roccia, dedicata a Santa Barbara, la patrona degli artiglieri.

Le lapidi degli artiglieri

In un ambiente ora decisamente più alpino e aspro, inizia il percorso monumentale dedicato agli Artiglieri d’Italia. Una successione di lapidi affisse sulle pareti rocciose ricorda i nomi di 228 artiglieri caduti durante uno dei conflitti che hanno insanguinato i due ultimi secoli, dalle guerre risorgimentali fino alla seconda guerra mondiale, ai quali è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Accanto ai nomi, alcuni notissimi, le lapidi ricordano il grado, la data e il luogo della morte.

L’altare ungherese

Lungo la strada s’incontra un altare in cemento con le scritte in lingua ungherese. Fu realizzato dopo il maggio 1916 da un reparto degli Honved magiari in memoria dei propri caduti. Un nuovo allestimento in legno fa memoria della cappella originaria nella quale l’altare era inserito.

Il piazzale terminale

Al termine della Strada degli Artiglieri si giunge a un piazzale ai margini di un bosco. L’edificio che vi sorge è la Baita Damiano Chiesa del gruppo di Lizzanella dell’Associazione Nazionale Alpini.

Il recinto della zona sacra

Siamo in località Costa Violina. Ha inizio qui la “zona sacra”, dichiarata tale con legge dello Stato, per fare memoria e preservare questo luogo che fu teatro di durissimi scontri nella fase iniziale dell’offensiva austriaca del 1916.

Il cippo in memoria di Damiano Chiesa

Le indicazioni permettono di seguire con facilità un sentiero che porta a una caverna dedicata a Damiano Chiesa. Proprio qui l’irredentista trentino fu fatto prigioniero il 17 maggio 1916 per poi essere giustiziato due giorni dopo al Castello del Buon Consiglio. All’interno è visibile un cannone in ghisa da 149 mm puntato verso il fronte settentrionale.

L’interno della grotta di Costa Violina

Testimone oculare dei combattimenti fu Don Annibale Carletti, cappellano militare del 207° fanteria, decorato con medaglia d’oro per gli atti compiuti in quei giorni. Questa è una pagina del suo diario: “Il giorno 16 a Costa Violina, ove i superstiti del reggimento si preparavano ancora a resistere per dare tempo che arrivassero rinforzi e cannoni, mentre infuriava il bombardamento nemico, percorsi più volte la zona del fuoco, portando in salvo più di 50 feriti. Lassù dentro una caverna dove sparava l’unico nostro cannone da 149, i feriti bruciavano di sete. Strisciando più volte andai a riempire le borracce d’acqua a una sorgente che era battuta da una mitragliatrice austriaca. La notte, seppelliti i morti, credevamo di riposare un poco; invece ci fu dato l’ordine di andare all’assalto con la baionetta. Seguii e animai i soldati in quella orrenda lotta corpo a corpo, finchè rimasti non più di 15 soldati, ci salvammo miracolosamente. Nell’azione di quei giorni 15, 16 e 17 maggio, s’ebbero da parte nostra circa 400 morti, 1350 feriti e 900 tra prigionieri e dispersi”.

Il cannone da 149

(Percorso effettuato il 20 settembre 2017)

 

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Il fronte di Sesto in Pusteria nella Grande Guerra

Sesto di Pusteria, paese di lingua e cultura tedesca appartenente all’Impero, all’inizio della Grande Guerra si trovò sulla linea del fronte. Subì l’evacuazione forzata, conobbe il fenomeno dei profughi, fu semidistrutto dai bombardamenti delle artiglierie italiane e poi, insieme agli altri paesi del Sud Tirolo, fu annesso all’Italia. Il fronte dei combattimenti correva sulle vette che delimitano la val Pusteria, dal passo di Monte Croce Comelico alla Val Fiscalina e all’altopiano delle Tre Cime di Lavaredo.

Fortificazioni sull’Anderter Alpe

La Croda Rossa di Sesto, con le testimonianze lasciate dai soldati, è un prezioso patrimonio storico delle vicende belliche di alta montagna, ma anche della storia delle truppe di montagna, i Kaiserjaeger, gli Alpini e l’Alpenkorps, che qui si fronteggiarono.

Il Museo all’aperto dell’Alpe Anderter

La partenza del sentiero per l’Anderter Alpe

Oggi un Museo all’aperto mostra le opere di guerra costruite dai genieri austro-ungarici nella zona della Croda Rossa. L’Anderter Alpe è il settore del museo all’aperto più facile da raggiungere. L’altro settore, quello della Cima Undici, è riservato a escursionisti esperti. Il punto di partenza è il Rifugio Croda Rossa che si raggiunge in breve dalla stazione d’arrivo della Funivia Croda Rossa, situata a Moso, nei pressi di Sesto.

La segnaletica sui prati di Croda Rossa

Iniziando dal Rifugio il sentiero è segnalato da pannelli informativi che introducono ai diversi ambienti di visita. Si osservano tratti di trincea, resti di baracche, camminamenti, postazioni di mitragliatrici, la base di partenza della teleferica per Cima Undici. Il dislivello è di circa quattrocento metri. Il tempo di ascesa è di circa un’ora. Tra andata e ritorno e un’occhiata ai resti conviene mettere in contro tre/quattro ore di tempo.

Residuati bellici

La Mostra “Indimenticata” di Sesto

Stufa da trincea

A Sesto, in Via della Croce 9, nei locali della vecchia scuola elementare, è stata allestita la Mostra “Indimenticata – La Grande Guerra nelle Dolomiti di Sesto 1915-1918”. La mostra cerca di spiegare al visitatore, con l’ausilio di fotografie, cartine, pannelli e residuati bellici, il significato della malga Anderter Alpe (campo base per i soldati austro-ungarici), le postazioni della Croda Rossa e Cima Undici, le sfide logistiche, la costruzione di baracche e trincee, i duri mesi invernali sul terreno innevato e soggetto a valanghe, la vita quotidiana di un soldato sul fronte; la popolazione di Sesto e i combattimenti che si sono svolti al passo della Sentinella, sulla Croda Rossa, oppure sulla cima Undici.

Il Forte Mitterberg

Il Forte Mitterberg : Monte di Mezzo

Il Forte Mitterberg sorge a 1550 metri sopra le case di Sesto. Nonostante abbia subito diversi bombardamenti nel periodo della Grande Guerra e non sia mai stato oggetto di opere di recupero o restauro, è una delle opere fortificate austro-ungariche meglio conservate delle Dolomiti. Costruito tra il 1884 ed il 1889, il suo obiettivo era ostacolare un’eventuale invasione italiana proveniente dal vicino Veneto. È una grande opera di tre piani con una blindatura in granito. Quando terminarono i lavori, il Forte Mitterberg era considerato un vero e proprio esempio di modernità militare. Venne armato con tre cannoni disposti all’interno di una cannoniera e con tre mortai su cupole corazzate. Ciononostante, all’inizio della guerra, fu considerato obsoleto e facile bersaglio per le bocche da fuoco italiane e si decise quindi di abbandonarlo, trasferendo l’armamentario all’esterno e utilizzandolo solo come base di appoggio per la fanteria.

L’associazione Bellum Aquilarum

La guida storico escursionistica

L’associazione Bellum Aquilarum di Sesto vuole recuperare e valorizzare le testimonianze storiche della “guerra delle aquile” per conservarle e trasmetterle alle generazioni future, ai giovani della Pusteria, ma anche ai giovani dei paesi dell’ex-impero austro-ungarico che qui combatterono. Ha creato e gestisce il museo all’aperto e la mostra documentaria di Sesto. Organizza visite guidate ai luoghi di guerra della Croda Rossa e al forte di guerra Mitterberg. Si qualifica come organizzazione senza scopo di lucro, a finalità sociale, riconosciuta dalla Provincia Autonoma di Bolzano.

(Ho visitato i luoghi della Grande Guerra di Sesto nell’agosto 2017)

Grande Guerra. I forti del monte Brione sul lago di Garda

Definire “monte” un’altura di 376 metri è un pizzico esagerato. Ma certo il Brione si fa notare per le strapiombanti pareti rocciose del suo versante orientale che in qualche modo gli conferiscono l’aspra fisionomia tipica della montagna. Spicca isolato nella piana alluvionale del fiume Sarca, sulla riva settentrionale del grande Lago di Garda, e separa i due centri abitati di Riva del Garda e Torbole. Più che un vero “monte”, dunque, è un rilievo di natura calcarea-marnosa delle dimensioni di una collina; per la sua forma è stato paragonato a un enorme spicchio d’arancia poggiato su di un piano.

Riva del Garda e il monte Brione

Il monte Brione è percorso da un tratto del Sentiero della Pace, il lungo tracciato che segue i luoghi e le memorie della Grande Guerra sul fronte del Trentino, dallo Stelvio alla Marmolada, per centinaia di chilometri. Lo Stato Maggiore dell’Impero Austro-ungarico sfruttò la posizione strategica del Monte Brione costruendo diverse fortificazioni che, in occasione del centenario della Grande Guerra, sono state recuperate e valorizzate. Le posizioni italiane si trovavano di fronte, sulla cresta del dominante monte Baldo.

Iscrizione militare

Saliamo sulla cima del monte Brione percorrendone il magnifico sentiero di cresta. L’interesse è continuamente stimolato dalle fortificazioni asburgiche, dalle bellezze botaniche della riserva naturale e dai celebri panorami su lago di Garda. Molto consigliabile è partire direttamente dal centro di Riva camminando lungo la bellissima passeggiata pedonale in riva al lago. In venti minuti si giunge al porto di San Nicolò.

Il Forte di San Nicolò

Il Forte di San Nicolò

Sul porto vigila il Forte San Nicolò, di cui oggi resta il corpo centrale di forma rettangolare. Dagli austriaci era chiamato Strandbatterie, batteria da spiaggia, a testimonianza della funzione antisbarco. Era un forte di prima generazione: casamatta non armata di pietra a vista lavorata a scalpello e calce, dotata di quattro cannoni. La guarnigione era ospitata nella soprastante Villa Favancourt, che fungeva da caserma. All’inizio della guerra era considerato già superato e fu utilizzato come magazzino.

Il Forte Garda

Le cupole del Forte Garda

Il sentiero, gradinato, s’inerpica sulle rocce dietro al forte e tocca alcune postazioni. Lasciata la strada a sinistra, continua a salire con bei panorami sul lago. In breve raggiunge il forte Garda e lo contorna con un anello. Si può così osservare sia il lato rivolto al lago (ed esposto alle artiglierie italiane), sia il fronte interno. Se ne apprezza la sua conformazione mimetica, aderente al terreno e modellata sul tratto di cresta. Curioso il particolare delle finte cupolette per ingannare l’osservazione avversaria. Intorno al forte sono le cannoniere corazzate e le postazioni per i mortai e le mitragliatrici. Dal fossato posteriore parte una lunga galleria scavata nella parete del monte con i punti. Grazie a lavori di ripristino l’interno del forte può ospitare eventi ed è visitabile secondo un calendario programmato.

La riserva naturale

Cannoniera corazzata

L’ascesa di cresta continua sempre panoramica e traversa la Riserva naturale. Le particolari condizioni climatiche fanno sì che sul Brione possano vivere piante mediterranee come il leccio, la ginestra, l’albero di Giuda e l’alloro. Sugli ampi terrazzamenti digradanti a valle è coltivato l’olivo. Dall’alto è ben visibile l’ultimo tratto del fiume Sarca la cui foce, fino alla rettifica attuata nel 1919, si componeva di rami secondari che scorrevano nelle campagne di Torbole e venivano utilizzati per irrigare gli orti e come porto sicuro.

Il Forte di Mezzo

Il Forte di Mezzo

Continuando l’ascesa del crinale del monte Brione, superate alcune opere belliche secondarie e ormai in vista delle antenne sommitali, si raggiunge la Mittelbatterie, il Forte di Mezzo. Opera di terza generazione, è il classico forte di montagna costruito su roccia, con pietre squadrate e graniti e con la copertura in calcestruzzo. Sul fronte si aprono i varchi dei quattro cannoni di cui il forte era dotato, mentre sul retro sono gli accessi della guarnigione che poteva arrivare a cento uomini.

La croce di vetta

Superato il forte conviene salire ancora per un breve tratto, raggiungendo la grande croce eretta nel 2003 dagli Alpini in memoria dei caduti. Il percorso può anche proseguire fino a raggiungere il Forte di Sant’Alessandro, all’estremità nord del monte. La discesa per tornare a Riva, in alternativa al sentiero di salita, un po’ faticoso, può utilizzare la strada sterrata e la via asfaltata chiusa al traffico che scendono a poca distanza dalla cresta. Il dislivello è di circa trecento metri e il tempo complessivo dell’escursione, calcolando anche i tempi di visita e le soste panoramiche, è di circa tre ore.

(Ho effettuato l’escursione il 21 settembre 2017)

Bassano del Grappa. Trekking urbano tra le memorie della guerra

Bassano si trova alle pendici del Grappa ed è attraversata dal fiume Brenta nel punto del suo sbocco nella pianura veneta. Sito strategico, dunque, per il controllo della pianura, del fiume, della montagna e delle principali vie di comunicazione.

Panorama di Bassano dal ponte degli alpini

Panorama di Bassano dal ponte degli alpini

Allo scoppio della prima guerra mondiale Bassano era immediatamente a ridosso del fronte degli altopiani e della Valsugana e fu importante centro logistico e sede di comandi dell’esercito italiano. Ma fu dopo la ritirata di Caporetto e lo spostamento del fronte sul monte Grappa e sulle rive del Piave, che il ruolo militare e logistico di Bassano si accrebbe. Con pesanti conseguenze sulla città in termini di bombardamenti, vittime civili e militari, flusso di profughi, ospedali, cimiteri.

Il Monte Grappa (Teodoro Wolf Ferrari, 1920, Museo civico)

Il Monte Grappa (Teodoro Wolf Ferrari, 1920, Museo civico)

Proponiamo un itinerario storico tra le strade di Bassano che ricostruisce i molteplici ruoli che questa città interpretò durante la Grande guerra.

Il monumento al generale Giardino

Il punto di partenza di questo trekking storico tra le memorie bassanesi della Grande guerra può essere la Piazza Giardino, accanto alle Mura e alla Porta delle Grazie. Qui sorge il monumento al generale Gaetano Giardino, che comandò nel 1918 la quarta armata “del Grappa”, dopo essere stato sottocapo di Stato maggiore nell’Esercito al comando di Armando Diaz. Alla sua morte volle essere sepolto insieme ai suoi soldati nel comprensorio monumentale del monte Grappa.

L'inaugurazione del monumento al generale Giardino

L’inaugurazione del monumento al generale Giardino

I ragazzi del ‘99

Da piazzale Giardino si scende in Prato Santa Caterina, dov’è il monumento nazionale dedicato “ai ragazzi del ‘99”. Si ricordano qui i giovani soldati diciottenni della classe del 1899 chiamati alle armi tra il 1917 e il 1918 e schierati a difesa della linea Grappa-Piave. Il monumento raffigura un fante in tenuta di campagna che protende lo sguardo e la mano verso il monte Grappa.

Si scrive a casa

Si scrive a casa

Il viale dei Martiri

Bassano è medaglia d’oro al valor militare per l’alto contributo pagato dalla città nel corso dell’occupazione nazifascista.

La medaglia d'oro

La medaglia d’oro

Nel settembre 1944 un grande rastrellamento sul Grappa portò alla cattura di numerosi partigiani. Sedici di essi furono fucilati e trentuno impiccati sull’attuale viale dei Martiri. Gli alberi, all’epoca trasformati in forche, portano i nomi e le foto dei giovani uccisi per la libertà dell’Italia.

Il tribunale militare di Casa Ferrari

Proseguendo lungo Viale dei Martiri si raggiunge la Casa Ferrari, dove nel 1916 s’insediò il tribunale di guerra del corpo d’armata. Suo compito era di reprimere i comportamenti illeciti dei militari soggetti alla disciplina di guerra. Tra questi comportamenti, i più frequenti erano la renitenza alla chiamata, la diserzione, il ritardato ritorno al reparto, l’autolesionismo e la simulazione di malattie mentali.

I profughi di guerra

I profughi di guerra

Il Ponte vecchio

Giunti al fiume, si percorre il ponte di legno sul Brenta, noto anche come Ponte degli Alpini, che è diventato nei secoli il simbolo della città. Durante la guerra il ponte costituiva l’unico collegamento tra le due rive del fiume e, almeno fino all’apertura del Ponte Nuovo nel 1917, ebbe un importante ruolo di regolatore del traffico militare e civile. Fu ripetutamente bombardato dalle artiglierie e dagli aerei militari austriaci: furono lesionate le case dei dintorni, ma il ponte rimase in pratica intatto.

Ricostruzione di postazione armata

Ricostruzione di postazione armata

Il Museo degli Alpini

A ridosso del Ponte, nei due piani del seminterrato della “Taverna degli Alpini”, si scende a visitare il piccolo ma densissimo Museo degli Alpini, gestito direttamente dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Alpini. All’interno della sala sono conservati ed esposti importanti cimeli risalenti al periodo della Grande guerra, ma anche a quello della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza.

Posto di medicazione

Posto di medicazione

Si possono osservare le ricostruzioni delle trincee con i loro reticolati, le postazioni di mortaio, l’infermeria e il posto di medicazione avanzato, l’altarino di campo, la saletta del posto di comando. Le vetrine espongono il medagliere, le armi, le uniformi, gli elmetti, le bombe e le dotazioni individuali dei soldati, tutti ritrovati sul Monte Grappa, sull’altopiano di Asiago oppure donati da privati. Particolarmente toccanti sono le scritte incise dai soldati sul legno o sulla gavetta e i crocefissi scolpiti nel legno o composti con il filo spinato.

Traino con cani sul Grappa

Traino con cani sul Grappa

Il tempio ossario

Seguendo il corso del Brenta, in direzione del Ponte Nuovo, si raggiunge lo snodo stradale di piazza Cadorna. Qui due alti campanili segnano la presenza del tempio ossario. Doveva essere il nuovo Duomo di Bassano ma nel dopoguerra si pensò di modificarne la destinazione e di spostarvi le sepolture dei soldati caduti e sino allora sistemati in piccoli cimiteri provvisori nei paesi delle retrovie del fronte. Oggi, lungo le pareti del tempio e nella cripta sono allineati i loculi di oltre cinquemila soldati. Una lunga serie di pannelli fotografici e di testimonianze ricostruisce la vita di Bassano e dei suoi abitanti durante gli anni di guerra.

Il tempio ossario

Il tempio ossario

La cappella votiva

Si punta ora alle piazze centrali della città. In piazza Garibaldi, addossata alla parete della chiesa di San Francesco, è stata eretta la cappella votiva in memoria dei caduti della Grande guerra e in particolare dei trecentoventi soldati bassanesi caduti in combattimento e delle vittime dei bombardamenti. Ai due lati una lapide riporta la motivazione della medaglia d’oro concessa a Bassano e un bassorilievo con la mappa del centro storico riporta tutti i luoghi colpiti da granate d’artiglieria e da bombe d’aereo. Sulla cima della Torre civica funzionava un osservatorio che segnalava col suono della sirena gli attacchi aerei in arrivo.

La cappella votiva

La cappella votiva

La mostra su Bassano e la memoria 1914-1918

Nei locali del bel Museo civico, realizzato nell’ex convento di San Francesco in piazza Garibaldi, è ospitata una mostra temporanea dal titolo “Frammenti – Bassano e la memoria 1914/1918/2016”.

Una sala della mostra

Una sala della mostra

L’esposizione è una riflessione profonda sul primo conflitto mondiale vissuto dalla città, attraverso grandi immagini, suoni, animazioni, ricostruzioni grafiche e filmati.

Il sogno di un soldato (Museo degli Alpini)

Il sogno di un soldato (Museo degli Alpini)

(Ho visitato Bassano del Grappa il 27 dicembre 2016)

Il Sentiero del Silenzio

Percorrere il Sentiero del Silenzio è un’esperienza stimolante e toccante. Stimolante, perché il sentiero è un continuo invito a fare memoria storica e a leggere testi incisivi di grandi maestri. Toccante, perché commuovono le parole scritte dai giovani soldati della Grande Guerra ed emozionano le reliquie e i ricordi bellici. Ho vissuto questo sentiero come uno scambio continuo tra i “piedi” e la “testa”, una rara esperienza del camminare come ricostruzione dell’unità personale.

Il pannello descrittivo del sentiero

Il pannello descrittivo del sentiero

Siamo sull’altopiano di Asiago. Il “Sentiero del Silenzio” è stato realizzato dal Comune di Gallio, su progetto dell’architetto Diego Morlin, in un’area d’interesse storico e ambientale, nell’alta valle di Campomulo (località Campomuletto), sulla strada che conduce a luoghi evocativi come l’Ortigara, il monte Lozze, la cima della Caldiera. Il percorso ad anello costituisce la traccia lungo la quale sono state posizionate 10 opere d’arte contemporanea, collocate rispettando la morfologia del luogo e gli elementi emergenti che in esso si trovano. Tra questi, si scorgono tra gli abeti e nelle piccole valli, i segni della guerra: postazioni, caverne, ricoveri, trincee, ex cimiteri. Il Sentiero inizia e termina nei pressi del Rifugio Campomuletto e va percorso in senso anti-orario. Sono qui descritte di seguito le dieci postazioni.

 

Pace ritrovata

La colomba della pace

La colomba della pace

Le travi di legno di castagno formano una gabbia, racchiudono uno spazio entro il quale si cela una colomba. Una prigione a cielo aperto, uno spazio angusto entro il quale intrufolarsi per godere della visione di libertà e di pace dettata dalla presenza della colomba, scolpita da un unico blocco di marmo bianco con le ali pronte a spiccare il volo verso il cielo che fa capolino nella struttura massiccia di legno.

 

Pietà

Le croci

Le croci

Quattro croci greche sono sovrapposte a due a due, crivellate dalle pallottole. Il simbolo della croce in molti popoli e, specialmente, in molte religioni, assume significati legati alla vita, alla morte, alla rinascita ed è un segno di forte identità sociale, culturale e religiosa. Il significato prevalente della composizione è la Pietà. Infatti, essa è orientata verso il Monte Ortigara, che nel corso della Grande Guerra, prevalentemente nel giugno del 1917, è divenuto tristemente il calvario di migliaia di soldati di tutte le nazionalità.

 

Speranza

Le braccia

Le braccia

L’installazione è formata da 12 braccia umane in bronzo, che emergono dal terreno e possono essere nude o “vestite”. Le braccia si elevano al cielo (messaggio positivo), con mani che tengono ben stretto un foglio contenente uno scritto, oppure porgono un fiore, una colomba o altro simbolo. Esse esprimono la speranza della risurrezione dei morti.

 

Lettere

Le lettere dei soldati

Le lettere dei soldati

Grandi lastre rettangolari in acciaio, da un metro per quattro, sono collocate orizzontalmente nel terreno, senza un ordine precostituito. Grandi pagine della storia, sulle quali sono posizionate lettere inviate dal fronte dai soldati della Grande Guerra alle loro famiglie. Ricordo indelebile delle loro sofferenze, paure, angosce, ma anche segno di amore e di speranza nei confronti dei loro cari, della vita e della pace. Gioie che a pochi di loro sono state concesse.

 

Testimoni

Le sagome dei soldati

Le sagome dei soldati

Grandi sagome in acciaio, allineate, stanno a rappresentare tanti soldati pronti alla partenza per il fronte o pronti sulla linea di combattimento. Sagome smembrate, slabbrate, ferite, scheggiate dalla guerra. Solo alcune di esse rimangono integre, immuni alla furia distruttrice della Guerra. Le sagome sono collocate a cerchio entro il quale sono posizionate nel terreno le parti mancanti, a significare che nulla di quanto patito andrà perduto, almeno sino a quando nella memoria di chi saprà leggere con sentimento la scena, il ricordo non sparirà.

 

Eserciti

Gli elmetti

Gli elmetti

Questa composizione rappresenta i due eserciti (italiano e austro-ungarico) che sulle montagne circostanti si sono fronteggiati nel corso della Grande Guerra. Elmetti, corrispondenti a quelli in uso nei due eserciti, si contrappongono, posizionati simbolicamente nella medesima direzione mantenuta dagli eserciti nel periodo bellico. Le due schiere di elmetti esaltano il momento dello scontro, il cui solo risultato sarà la Morte, simboleggiata da quattro teschi collocati al centro.

 

Fiore vivo

I fiori

I fiori

La composizione è costituita da una serie di fiori giganteschi realizzati in “acciaio corten”, che ben si addice al posto con la sua caratteristica tonalità simile al ferro arrugginito, elemento costantemente presente nei siti interessati dagli eventi bellici. Una selva di fiori arrugginiti, tristi segni di distruzione, sono redenti da un fiore colorato posizionato nel centro, messaggero di speranza e di fiducia che dopo tanta distruzione la Vita ritornerà a fiorire e a germogliare, spazzando via l’angoscia del passato.

 

Labirinto nero

Il labirinto

Il labirinto

Questa installazione prende spunto dal luogo stesso in cui si colloca e dalla presenza di pietre di grandi dimensioni disseminate in tutta l’area. Le pietre sono riunite in modo da permettere il passaggio di una persona alla volta, la quale si volgerà al cuore della composizione, entrando quasi in un labirinto, entro il quale spicca un blocco squadrato di granito nero. Sul masso centrale è incisa la parola Pace in 36 lingue. Un valore indiscutibile, celato dal biancore anonimo della quotidianità, una possibilità aperta a tutti.

 

Gli immortali

Gli immortali

Gli immortali

La radura brulica di grossi massi biancastri, informi, anonimi, pietre comuni della zona. Ogni pietra porta incise simbolicamente delle iniziali, a memoria degli innumerevoli soldati che hanno perduto la vita o sono risultati dispersi nel corso delle guerre. A cento anni dal conflitto, e, spesso, anche nelle famiglie dei soldati, dei caduti o degli eroi è andata perduta la memoria storica dei loro cari… Ecco allora che, a delle semplici pietre, in un luogo sacro, è dato il compito di mantenerla viva.

 

Frutti gloriosi

Gli alberi secchi

Gli alberi secchi

Questa installazione è collocata in una grande buca provocata dallo scoppio di granate di vario calibro, che all’epoca hanno spappolato qualsiasi cosa o essere vivente. Nulla ci si aspetta da un simile evento distruttore e da un luogo così desolato. Da questa buca, invece, “nascono” degli alberi senza vita, secchi, che in futuro non porteranno né foglie, né frutti, perché originati da una mutazione genetica dovuta alla guerra. Sul loro tronco emergono solo delle grandi “piastrine di riconoscimento”, oggetti che i soldati portavano al collo come segno di identificazione, perché contenevano tutti i dati personali, utili nella vita e, purtroppo, ancor più nella morte.

 

Il braccio alzato

Il braccio alzato

 

(Ho percorso il sentiero il 17 agosto 2016)

Grande Guerra. Gli spalti dei Granatieri sul monte Cengio

La "granatiera" di Monte Cengio

La “granatiera” di Monte Cengio

L’altopiano di Asiago è uno dei settori del fronte maggiormente coinvolti nelle battaglie della Grande Guerra, soprattutto nei due anni 1916 e 1917. L’area monumentale e la zona sacra del Monte Cengio, teatro del sacrificio dei Granatieri, sono oggi uno dei luoghi più visitati dell’altopiano, grazie anche alla facilità dell’accesso stradale.

 La battaglia del Monte Cengio

Pannello didattico dell'Ecomuseo

Pannello didattico dell’Ecomuseo

Il 15 maggio 1916 l’esercito austro-ungarico lanciò un’offensiva sugli altipiani veneti e trentini – nota come Strafexpedition – con l’obiettivo d’invadere la pianura veneta e prendere alle spalle l’esercito italiano schierato sul Carso. La brigata dei Granatieri di Sardegna, comandata dal generale Pennella, ebbe il compito di difendere la zona di Monte Cengio e combattè per giorni senza cannoni, con poche munizioni e scarse riserve di acqua e viveri. La brigata fu circondata e il 3 giugno dovette soccombere all’assalto finale. Dei circa diecimila granatieri che erano saliti sull’altopiano, riuscirono a salvarsi in poco più di mille. L’accanita resistenza italiana e le perdite inflitte agli austriaci valsero comunque a frenare l’impeto dell’assalto, a rallentarne l’azione e a far fallire nella sostanza la Strafexpedition. Questi eventi sono narrati da Emilio Lussu nel suo Un anno sull’altipiano.

Pannello dell'Ecomuseo sulla battaglia del Cengio

Pannello dell’Ecomuseo sulla battaglia del Cengio

La Granatiera

La Granatiera alta sulla Valdastico

La Granatiera alta sulla Valdastico

Esaurita la spedizione ‘punitiva’, gli austriaci abbandonarono Monte Cengio e si ritirarono sulle posizioni di partenza, meglio attrezzate e difendibili. Il 24 giugno 1916 le truppe italiane ripresero possesso del Cengio e delle aree circostanti e decisero di attrezzarle con nuove fortificazioni. A tale scopo fu realizzata dal Genio Zappatori un’ardita mulattiera di arroccamento (chiamata “la granatiera”, in omaggio ai granatieri italiani che si erano sacrificati sul monte) che sfruttava le cenge naturali del monte e traversava in galleria le fasce rocciose impraticabili. La mulattiera era invisibile all’occhio nemico e consentiva il transito di uomini e materiale anche in pieno giorno. Le sue gallerie fungevano comunque da ricovero per le truppe in caso di bombardamenti mirati. Essa collegava inoltre le postazioni difensive, unite tra loro da un’unica lunga trincea, della cosiddetta “linea di resistenza a oltranza”.

Le opere di guerra

Le opere di guerra

L’escursione

La mappa dell'itinerario

La mappa dell’itinerario

Una emozionante passeggiata ad anello percorre oggi “la granatiera”, raggiunge la cima di monte Cengio e scende all’area monumentale. Il punto di partenza è il piazzale Principe di Piemonte a quota 1286. Lo si raggiunge in auto in 3,5 km dal bivio (segnalato) sulla strada che da Treschè Conca scende in direzione di Vicenza. Qui si parcheggia. Dal piazzale (pannelli dell’Ecomuseo della grande guerra), s’imbocca la stradina a sinistra della prosecuzione della strada asfaltata. Il sentiero sale tra cisterne, cannoniere, trincee e gallerie e percorre il tratto più emozionante, la cengia a strapiombo sulla Valdastico. Giunti sotto la selletta del piazzale monumentale dei Granatieri, senza salirvi, si prosegue sulla mulattiera che percorre ancora la cengia e una galleria elicoidale e raggiunge il piazzale Pennella. Una breve salita porta alla croce del monte Cengio (1347 m). Tornati al piazzale Pennella si segue ora la larga strada bianca che scende al piazzale dei Granatieri. Un tratto di asfalto lungo un km riporta al punto di partenza. L’escursione ha un dislivello di circa 200 metri e si compie in circa tre ore.

 La cisterna

La cisterna per l'approvvigionamento d'acqua

La cisterna per l’approvvigionamento d’acqua

Alla partenza dell’itinerario si osserva sulla destra la cisterna idrica in calcestruzzo. L’acqua prelevata dal fiume Astico veniva portata sul monte Cengio grazie a due stazioni di sollevamento. Questa cisterna in caverna della capacità di 150 metri cubi riforniva poi le truppe italiane dislocate nella zona sud-occidentale dell’altopiano.

 La cannoniera

La cannoniera in caverna

La cannoniera in caverna

Sulla destra del sentiero si trova l’accesso alla cannoniera italiana costruita nel 1917. Una galleria lunga 75 metri conduce alle caverne delle munizioni e a quattro vani-cannoniere dove erano posizionati cannoni da montagna puntati verso la testata della Val Silà.

 La quota 1363

La trincea a quota 1363

La trincea a quota 1363

Il sentiero conduce poi a visitare il ridotto di quota 1363, un complesso di opere fortificate inserito nel più ampio sistema della linea difensiva a oltranza. Il ridotto poteva contare su postazioni in pozzo per mitragliatrici, postazioni in caverna, camminamenti di raccordo e due trincee a corona della quota.

 La leggenda del salto del granatiere

Il salto del granatiere

Il salto del granatiere

I combattimenti di giugno 1916 germinarono l’epica leggenda del “salto del granatiere”. Alle spalle dell’ultima trincea italiana c’era infatti solo lo strapiombo della Valdastico. I soldati italiani avrebbero ingaggiato un corpo a corpo con gli schützen e, piuttosto che arrendersi, avrebbero preferito gettarsi nei dirupi, avvinghiati nella lotta agli austriaci, andando incontro entrambi a morte certa.

 La zona sacra

La statua del granatiere

La statua del granatiere

Il piazzale dei granatieri è il punto culminante della zona monumentale. Vi è stata eretta una chiesa votiva dedicata ai caduti che contiene dipinti, sculture e lapidi memoriali. Vi è anche eretta una statua al “Granatiere del Cengio”, costruita utilizzando schegge di granata e altri residuati bellici.

 Il piazzale Pennella

Cippo in memoria del generale Pennella

Cippo in memoria del generale Pennella

Si raggiunge il panoramico piazzale dedicato al generale dei granatieri Giuseppe Pennella. Qui è anche visitabile la Galleria che ospitava il posto di comando del Granatieri e l’artiglieria da montagna. Durante la battaglia del 1916 funzionò anche da posto di primo soccorso e da ricovero del gran numero di feriti.

 Il Monte Cengio

La croce sulla vetta del Cengio

La croce sulla vetta del Cengio

La vetta del Monte Cengio (1347 m) ospita una grande croce a tralicci di ferro e un’ara votiva. Una piastra di orientamento aiuta a individuare i monti fronteggianti la Valdastico, con il Priafora e il Pasubio in evidenza.

La tavola di orientamento sulla vetta del Cengio

La tavola di orientamento sulla vetta del Cengio

Per approfondire

http://www.asiagograndeguerra.it

http://www.ecomuseograndeguerra.it/veneto/

 (L’escursione è stata effettuata il 13 agosto 2016)

Grande Guerra. La strada militare dell’Ablés

1 - La strada militare dell'Ablés

Le creste dei monti dello Stelvio e dell’Ortles-Cevedale costituivano il fronte della Grande Guerra. L’Alta Valtellina e la Valfurva che si distendono ai loro piedi erano percorse all’epoca da poche strade. A servizio delle postazioni italiane in quota era la camionabile che da Bormio saliva al passo del Gavia lungo la Valfurva, con le due diramazioni della Val Zebrù e della Valle dei Forni. Durante la guerra si aggiunse un’altra strada militare che saliva allo stesso Gavia dal versante di Ponte di Legno.

Le case di Canareglia

Le case di Canareglia

Ma l’opera di maggiore impegno, la più imponente tra quelle realizzate dall’arma del Genio, fu la strada militare dell’Ablés. La sua costruzione durò fino al 1918 e si sviluppò su una lunghezza di 13 chilometri, con una pendenza media costante del 12%, una sezione di 3 metri e tornanti in grado di sostenere il passaggio degli autocarri militari Fiat. Il dislivello coperto è di 1700 metri, con partenza dalla quota 1300 dell’inizio della Valfurva fino alla quota di oltre 3000 del passo dell’Ablés.

La piazzola di sosta

La piazzola di sosta

La strada voleva servire le batterie di artiglieria italiana che controllavano le cime presidiate dagli austriaci, ma di fatto non fu mai realmente utilizzata. La strada ha risentito ovviamente del trascorrere del secolo e si è degradata a un sentierino nella sua sezione più alta, mentre sono collassati alcuni tornanti.

I prati e le baite di Ortagio

I prati e le baite di Ortagio

Tra il 2003 e il 2006 i gruppi dell’Associazione nazionale Alpini di Tirano e della Valfurva, con il contributo economico del Parco dello Stelvio e della Fondazione Pro Valtellina, hanno provveduto alla ricostruzione delle murature a secco e delle opere di contenimento, seguendo scrupolosamente le stesse tecniche d’inizio Novecento. Oggi la strada è un popolare percorso cicloturistico, ambiente privilegiato per i mountain bykers.

La strada militare

La strada militare

La strada militare dell’Ablés merita di essere percorsa a piedi, anche solo per un breve tratto, per poterne apprezzare le tecniche costruttive e per godere del silenzio ovattato dei boschi e dei panorami sui dintorni. Una buona soluzione può essere quella di raggiungere da San Nicolò le case di Canareglia (1541 m) e la vicina piazzola di sosta, lasciare l’auto e proseguire a piedi.

Il tornante

Il tornante

Si traversano così i tranquilli prati di Ortàgio (1616 m) segnati da due belle baite multipiano e si prosegue nel bosco alzandosi con due tornanti successivi fino alla baita del Cantòn (1731 m). Sui due tornanti conviene uscire dalla strada per osservare dal basso le sostruzioni di pietra a sostegno del piano stradale, come pure i muretti di contenimento dei detriti. Dal Cantòn si può tornare indietro o raggiungere le case di Plazzanecco (1681 m) con l’ampio sentiero che si dirama dalla strada militare e scendere rapidamente a Canareglia, chiudendo l’anello. La passeggiata richiede circa un’ora o poco più.

La sostruzione del tornante

La sostruzione del tornante

Il secondo tornante

Il secondo tornante

La baita al Cantòn

La baita al Cantòn

La segnaletica al bivio per Plazzanecco

La segnaletica al bivio per Plazzanecco