Il Museo storico di Piana delle Orme. La battaglia di Cassino e lo sbarco di Anzio

La passione di un geniale collezionista, un impressionante numero di attrezzature agricole e di mezzi bellici, l’intuizione di voler parlare con il grande pubblico, l’accuratezza della ricostruzione storica di eventi non lontani nel tempo, la capacità evocativa degli allestimenti, sono i fattori che hanno decretato il successo dell’originale Museo di Piana delle Orme. Questo museo ‘periferico’ è situato nel territorio comunale di Borgo Fàiti ed è allestito nei padiglioni di un ex allevamento avicolo della piana pontina, in provincia di Latina. Il museo si presenta oggi come un parco storico all’interno dell’omonima azienda agrituristica. Le sue collezioni dedicate al Novecento ripercorrono cinquant’anni di storia italiana e raccontano le tradizioni e la cultura della civiltà contadina, le grandi opere di bonifica delle paludi pontine, le battaglie della seconda guerra mondiale.

La battaglia di Cassino

Il padiglione che racconta la battaglia di Cassino è fortemente evocativo e coinvolgente per la quantità e la qualità dei mezzi militari esposti, tutti originali e restaurati, e per la scenografiche ricostruzioni dei combattimenti della seconda guerra mondiale tra le truppe tedesche attestate in difesa sulla linea Gustav e le truppe alleate che risalivano la penisola.

L’avvicinamento a Cassino

La prima sezione descrive l’avvicinamento alleato al fronte di Cassino. Si osservano i mezzi militari alleati (autocarri, cannoni, camionette, gigantesche gru, mitragliatrici, impantanati nella melma del fiume Volturno in piena.

Postazione tedesca

Un lungo e stretto corridoio semibuio mostra le difese tedesche attrezzate nelle grotte, tra le rovine e nelle trincee protette, dove erano insediati i ‘diavoli verdi’ della divisione paracadutisti Goering.

Il bombardamento dell’Abbazia

Nel vasto salone successivo è ricostruito il bombardamento dell’abbazia di Montecassino. Sullo sfondo è la montagna con il monastero bombardato dagli aerei alleati. In primo piano sono i carri armati e le artiglierie che sparano verso il monte. Suoni e luci riproducono il crepitio dei colpi, i tonfi delle bombe e i bagliori delle esplosioni.

Soldati marocchini consumano il vitto

La scena successiva, al buio, riproduce l’accampamento dei soldati algerini, tunisini e marocchini del contingente francese. I soldati coloniali, divenuti tristemente famosi per gli stupri di massa, sono intenti a consumare il vitto, contornati da sagome di pecore, a ricordare la loro consuetudine di portare appresso animali vivi per poter consumare sempre carne fresca.

Ospedale da campo

Segue un ambiente con la ricostruzione di un ospedale da campo alleato, con personale medico, barelle, feriti e attrezzature sanitarie.

Stazione mobile ricetrasmittente

La sala adiacente è allestita con la stazione radio canadese, con le attrezzature di trasmissione del tempo e un furgone radiomobile.

La resa tedesca nell’abbazia distrutta

L’ultima sala racconta l’arrivo a Montecassino delle truppe polacche e la resa degli ultimi difensori tedeschi nello scenario delle rovine dell’abbazia ridotta in frantumi dal bombardamento alleato. La statua decapitata di San Benedetto, una campana, una croce spezzata, brandelli di affreschi e bassorilievi ricordano la storia artistica del monumento.

Inverno di guerra sull’Appennino

Lo sbarco di Anzio

Un altro padiglione di Piana delle Orme è interamente dedicato alla ricostruzione dello sbarco delle truppe alleate sulla costa di Anzio e alla battaglia per la conquista delle terre interne, quando la capacità di contrasto delle truppe tedesche, dopo l’iniziale sorpresa, aumentò progressivamente e bloccò la testa di ponte. Winston Churchill espresse tutta la delusione con una celebre frase pronunciata alla Camera dei Comuni: Avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvatico capace di strappare le budella ai crucchi, mentre invece ci troviamo sulla riva con una enorme balena arenata.

Lo sbarco dei mezzi anfibi

La prima delle sei sezioni del padiglione racconta lo sbarco dei mezzi militari e dei soldati alleati sulla spiaggia sabbiosa del litorale tirrenico.

Scena di battaglia a Campo di Carne

L’ambiente dedicato alla battaglia rappresenta la cruenta battaglia tra i soldati americani che cercarono di occupare il territorio compreso tra Anzio, Nettuno, Aprilia e Cisterna e i soldati tedeschi che si sforzarono di ributtarli a mare.

L’esodo dei civili

La terza sezione racconta le sofferenze della popolazione civile a causa della guerra. Una casa-podere semidistrutta ha nel vano interrato un rifugio buio e disadorno, ricavato da una grotta di tufo. Una famiglia carica su un carro le poche masserizie, costretta a fuggire dalla zona dei combattimenti.

Il Caccia americano recuperato in mare

Una sala contiene un aereo caccia americano costretto a un ammaraggio di fortuna e poi recuperato dalle acque del mare di Capoportiere. Restaurato ed esposto al pubblico è una delle attrazioni del museo.

Auto tedesca con ufficiali a bordo

Percorrendo un corridoio s’incontra l’ufficio comando americano con le sue dotazioni, tra cui un apparecchio radio ricetrasmittente e altri reperti bellici. In successione sono documentate con foto e pannelli la campagna per debellare la malaria, la storia dei grandi cannoni tedeschi, la liberazione di Roma e il cimitero militare americano.

Il dépliant del Museo

(Ho visitato il museo il 29 maggio 2017)

Pannello informativo

Visita la sezione del sito dedicata agli itinerari sulla Linea Gustav

 

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Linea Gustav. Il monte Santa Maria di Villa Latina

La linea Gustav, nel tratto tra Montecassino e le Mainarde, si sviluppava nella zona montuosa compresa tra la Valle del Rio Secco (traversata oggi dalla strada a scorrimento veloce Cassino – Atina – Sora), il bacino del fiume Rapido e la Val Comino (traversata dalla strada della Vandra). Le operazioni belliche in questa zona si svolsero nel mese di gennaio del 1944, nel corso della prima battaglia di Cassino. La linea tedesca era difesa dalla quinta divisione di montagna del generale Ringel. L’attacco fu portato dal Corpo di spedizione francese del generale Juin, con l’obiettivo di sfondare la linea Gustav, raggiungere Atina e aggirare da nord le difese tedesche di Cassino. Le truppe coloniali francesi (la seconda divisione marocchina e la terza divisione algerina) avrebbero combattuto per superare una prima catena, comprendente da nord a sud i monti Costa San Pietro, Monna Casale, Monna Acquafondata e monte Raimo; avrebbero poi attraversato il corso superiore del fiume Rapido e attaccato i rilievi della linea Gustav propriamente detta e cioè monte Santa Croce, Monte Carella, Colle di Martino e monte Cifalco.

L’attacco francese alla linea Gustav nel gennaio del 1944

Nonostante gli iniziali successi dei francesi, la difesa tedesca si irrigidì progressivamente e bloccò l’avanzata. Le truppe francesi furono allora spostate sulla valle del Rio Secco per dare l’assalto ai colli Abate e Belvedere, in direzione di Terelle, a sostegno delle truppe americane impegnate sul fronte principale di Cassino.

L’escursione

L’escursione che proponiamo ha per obiettivo l’anfiteatro montuoso che cinge a sud Villa Latina e prosegue la cresta del Cifalco verso il monte Bianco e i monti di Valleluce e Valvori. Si tratta di una cresta – un ‘morrone’ – a mille metri di quota, compresa tra la sella (quota 839) che la separa dal monte Marrone e la forcella Vaccareccia (quota 894) che la separa dal monte Bianco. La cresta, sassosa e panoramica, alterna i cocuzzoli Santa Maria (o San Mario su alcune carte; 1074 m), la punta della Bandiera (1050 m), la cime del Re (1060 m) e il monte Aia Franchi (1074m). Molto popolare tra gli escursionisti di Villa Latina che la salgono con un percorso ad anello su un dislivello di 635 metri, può essere raggiunta anche dal versante meridionale, lungo la strada che sale da Valleluce.

L’area dell’escursione

I motivi d’interesse sono diversi. Il primo è certamente il panorama amplissimo su tutto il Lazio meridionale e i luoghi delle battaglie sulla linea Gustav. Ma di buon interesse sono anche i manufatti predisposti dai tedeschi (ripari sottoroccia, postazioni d’artiglieria) e le reliquie del mondo pastorale (stalle, stazzi, recinti, capanne di pietra a secco), senza dimenticare le opere di captazione delle sorgenti e gli acquedotti.

Il percorso

L’accesso da sud prevede che da Sant’Elia Fiumerapido si salga alla frazione di Valleluce e, a monte di questa, alla successiva frazione di Cese e Colle Chiavico. Poco prima di Cese, seguendo i segnali turistici dei “fortini tedeschi” e del “romitorio”, s’imbocca sulla sinistra una stretta stradina asfaltata che passa sotto la condotta forzata e s’inoltra nel Fosso La Valle con direzione nord.

Lasciata a sinistra la stradina che sale al bacino d’acqua che alimenta la centrale idroelettrica dell’Enel e alle fortificazioni sulla vetta del monte Cifalco, si prosegue sulla stradina che ora alterna tratti su fondo naturale a rampe in cemento. Le condizioni della strada peggiorano progressivamente e chiedono di valutare se proseguire in auto (disponendo di un fuoristrada) o fermarsi in prossimità delle masserie che s’incontrano nella salita. In auto o a piedi si raggiunge infine una bella zona di prati, a quota 800 m, frequentata da bestiame al pascolo. Più avanti la stradina s’incassa in un valico, affianca una tubatura dell’acquedotto e scende al di là in direzione dei valloni di Atina e Villa Latina. Lasciata la sterrata, si traversano gli ultimi prati sulla destra, e si sale in direzione sud-est su un esile sentierino lungo il filo di cresta. Una recinzione di filo spinato può aiutare a orientarsi nel primo ripido tratto sotto bosco.

La Punta della Bandiera

Più in alto il bosco si dirada, la pendenza scema e il sentiero, sempre sassoso, diventa più aperto e panoramico. Si tocca il punto più alto (monte Santa Maria) e si prosegue a saliscendi sulla cresta fino alla punta della Bandiera. In questo tratto e in quello successivo si osservano le opere belliche: sono postazioni circolari per i mortai pesanti e ripari scavati nella roccia per proteggere i soldati durante i cannoneggiamenti.

Postazione d’artiglieria

I manufatti si trovano immediatamente a ridosso dalla cresta, invisibili perciò agli eventuali attaccanti da sud e alle granate sparate dalle artiglierie avversarie. In realtà queste postazioni costituivano l’ultima linea di difesa tedesca e restarono inoperanti; i combattimenti si svolsero più in basso e si concentrarono sui colli di Terelle, al di là della valle del Rio Secco.

Ricovero scavato nella roccia

Il panorama

Guardando a nord il panorama si rivela ricco di dettagli su Villa Latina, che è proprio ai piedi del monte, su Atina e su tutti i paesi della valle di Comino, fino a Sora. Il solco della Valle Roveto divide i monti Ernici (con la piramide del Pizzo Deta in evidenza) dai monti del Parco nazionale d’Abruzzo: sfilano il Brecciaro, il Cornacchia, il vallone di Lacerno, i monti di Forca d’Acero; verso est, a destra della Val Canneto, si alza a destra la cresta con il Petroso, l’Altare, il Tartaro e la Meta e poi tutte le cime delle Mainarde.

Villa Latina e la Val Comino

Volgendosi a sud il panorama si apre sulla valle del Liri e su tutto il teatro montano delle battaglie di Cassino. In basso è la valle che abbiamo percorso in salita. Particolare attenzione merita la cresta del monte Cifalco: se ne apprezza il ruolo strategico che ha svolto durante la prima battaglia di Cassino, come osservatorio su tutto il campo di battaglia.

Il Monte Cifalco

Il mondo pastorale

Sulla via del ritorno converrà fare attenzione alle opere create dai pastori e dagli allevatori, in gran parte abbandonate e in rovina ma in qualche caso ancora utilizzate. Si comincia dai muretti dei terrazzamenti di cresta che proteggevano dal dilavamento le pozze, i pascoli e i campicelli d’altura; si prosegue con le capanne realizzate in pietra a secco che affiancano i recinti degli stazzi; scendendo a valle si osservano le masserie con la parte abitativa, affiancata alle stalle e ai pollai, ai pozzi e ai fontanili, ai pagliai e agli orti.

I resti di una capanna in pietra a secco

Le risorse idriche

Durante l’escursione si osservano alcune sorgenti, le opere di captazione dell’acquedotto degli Aurunci e la condotta forzata che alimenta la centrale idroelettrica dell’Olivella. Per quest’ultima l’acqua viene captata dalla Grotta Campanaro, lungo il fiume Melfa, in località Picinisco. Tale flusso, mediante una galleria di derivazione della lunghezza di circa 16 Km, confluisce sopra Valleluce nella vasca di carico di Colle Chiavico. Di qui, dalla quota di 747 m, dopo un salto naturale di oltre 600 m in condotta forzata e tramite tubi di acciaio del diametro decrescente da m 1.60 a 1.30, le acque acquistano la potenza necessaria per alimentare la centrale di Olivella.

L’area tra il Rapido e il Melfa

(L’escursione è stata effettuata il 26 maggio 2017)

Visita la sezione del sito dedicata alla Linea Gustav.

Linea Gustav. I colli di Pietransieri

Nell’alto Sangro la “Linea principale di combattimento” (in tedesco Hauptkampflinie – Hkl) fu attrezzata dai genieri tedeschi nell’ottobre del 1943. L’addensamento delle postazioni fisse e mobili fu maggiore nelle aree a ridosso della strada statale 17 e della linea ferroviaria che da Castel di Sangro risalivano a Roccaraso e proseguivano nella regione degli Altopiani Maggiori. L’attacco alleato temuto dai tedeschi in questa zona non si concretizzò. La guerra si limitò a scontri di pattuglie, reciproci cannoneggiamenti ed episodi minori. Chi pagò il prezzo più alto furono i paesi (distrutti nella logica della “terra bruciata”) e le popolazioni (costrette allo sfollamento).

La mappa dell'escursione

La mappa dell’escursione

La nostra passeggiata storica segue i sentieri che si diramano di Pietransieri (1359 m) in direzione nord-est verso Gamberale. La serie di colli che anticipa le guglie più elevate dei monti Pizzi è già una linea naturale di difesa, priva com’è di strade e soggetta ai rigori dell’inverno del 1943. Furono pertanto sufficienti poche compagnie di soldati tedeschi (i “diavoli verdi” fino a dicembre e poi le truppe alpine) a fare velo protettivo sulle diverse vie di comunicazione (e di ritirata) comprese tra le Mainarde e la Maiella. Non troveremo grandi opere di difesa, ma solo postazioni di mitraglieri e “tane di volpe” con camminamenti trincerati. Le compagnie di soldati e i loro comandi erano infatti acquartierati nei centri abitati (Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo, Roccacinquemiglia, Pietransieri, Gamberale, Pizzoferrato). Le postazioni esterne furono predisposte con il lavoro delle imprese Todt e degli uomini rastrellati nella zona, ma di fatto non risultarono utilizzate se non saltuariamente dalle pattuglie in azione di monitoraggio e controllo.

La segnaletica sul sentiero

La segnaletica sul sentiero

L’escursione è un anello montano che aggira in senso antiorario la Serra Veticara, con un dislivello di circa 300 metri e un tempo di percorrenza circa cinque ore. Gran parte del percorso si sviluppa nell’area del Parco nazionale della Majella e combina i sentieri N2, N3 e N1. Il percorso è anche noto in zona come “sentiero del sole”: i suoi segnavia giallo-verdi e le targhe di legno affiancano così le bandierine bianco-rosse dei sentieri del Parco.

Pietransieri

Punto di partenza dell’escursione è Pietransieri, una frazione di Roccaraso, collegata al capoluogo da una strada di circa 4 km. Durante la guerra non v’era la strada ma solo una mulattiera. Il paese contava allora circa 400 abitanti e 876 animali maggiori (vacche, maiali, pecore, cavalli e muli). Non c’era telefono, né elettricità, né illuminazione pubblica. Vi si insediò il comando della undicesima compagnia, con i soldati distribuiti nelle abitazioni, nei vicini rifugi e “tane di volpe”. Fu allestita la cucina da campo insieme con i depositi e i magazzini. Una mitragliatrice pesante fu sistemata sulla sommità della “Preta”, la roccia del “castello”, in eccezionale posizione dominante sulla valle del Sangro. L’ampia visuale si abbinava alla facilità di difesa: gli eventuali assalitori, prima di arrivare a contatto con la linea difensiva principale, avrebbero dovuto risalire allo scoperto (o con la sola protezione del bosco) i più di 500 metri di dislivello che separano il piano del fiume dal pizzo del castello, superando le successive postazioni avanzate dei mitraglieri. Ai primi di novembre del ’43 iniziò lo sfollamento degli abitanti, portati prima a Roccaraso e di lì a Pettorano e Sulmona. In coincidenza con l’attacco alleato sul Sangro (solo nella giornata del 23 novembre Pietransieri ricevette 440 granate sparate dai cannoni degli alleati) la compagnia tedesca minò e fece crollare le case del paese, incendiò le masserie sottostanti e compì efferate uccisioni ed eccidi (con 128 vittime alle masserie dei Limmari).

Il monumento di Berzsenji Balàzs ai martiri di Lìmmari

Il monumento di Berzsenji Balàzs ai martiri di Lìmmari

La visita del paese deve oggi doverosamente aprirsi con una sosta nel sacrario che raccoglie i resti degli uccisi e la memoria dell’evento, insieme con la medaglia d’oro al valor militare concessa al paese.

I Monti Pizzi

Il sistema montuoso dei Pizzi prolunga verso il Sangro la catena della Maiella e i gruppi montuosi degli altopiani maggiori. Comprende alcune creste di piccole cime rocciose di natura calcarea (da cui il nome di Pizzi o Pizi), alcune nude e altre ammantate di faggi, che spuntano dalla base di boschi e di pascoli. Queste piccole piramidi sono separate da anguste vallette, in un’alternanza di pianori, valli, scoscendimenti e picchi. Il percorso escursionistico intorno alla Serra Veticara si muove così tra spiazzi ancora coltivati, boschi, guglie rocciose, valloncelli degradanti verso il Quarto del Barone o verso il Sangro, sentierini di salita alle cime più alte (monte Sécine, Serra Tre Monti, monte Basilio, Pietra Cernaia, monte Tocco).

Le rocce del Colle delle Vacche

Le rocce del Colle delle Vacche

La foresta “Feudo Carceri”

L’escursione attraversa la foresta demaniale di faggi, di proprietà dello Stato e gestita dal Corpo forestale, denominata “Feudo Carceri”. La Serra Veticara è la sua linea di displuvio e separa i pascoli dell’Annunziata a ovest dalla zona di Carceri di Ateleta a est. Tutta la zona è ricca di acqua e le sorgenti perenni che vi si trovano (fonte Grigno, fonte La Meta, Fonte dei Cretazzi e fonte Gravara) testimoniano tale ricchezza.

Il gasdotto Transmed

Il nostro percorso incrocia due volte il corridoio creato dal passaggio del gasdotto algerino. Il gasdotto Transmed, lungo oltre 2.000 chilometri, collega una delle più grandi riserve di gas naturale del mondo, situata nel deserto algerino, con la Val Padana. La costruzione delle prime condotte è stata completata nel 1983. La realizzazione della seconda linea del gasdotto è stata completata nel 1997.

Il percorso della HKL

Pietransieri

Pietransieri

La Hauptkampflinie tedesca tra Pietransieri e Gamberale segue l’evidente cresta di alture rocciose che interrompe bruscamente il declivio boscoso e domina la valle del Sangro. Le carte belliche segnalano tre linee di postazioni di mitragliatrici. La linea “alta” insedia postazioni ai piedi del monte Tocco, del Sécine e della Serra Tre Monti. La linea mediana si basa su postazioni create intorno a Pietransieri che proseguono verso il Passo della Paura, il monte dell’Ellera, il Colle Vello e Gamberale. La linea avanzata sfrutta una serie di cocuzzoli sul declivio a diretto controllo del fiume, delle vie di comunicazione e dei paesi di fondovalle.

Il sentiero N2

Il sentiero N2

Per avere una visione chiara della linea difensiva conviene uscire da Pietransieri sulla strada per Ateleta, per poi imboccare subito una strada a sinistra (Via Gamberale) diretta alle ultime case del paese. Qui troviamo la segnaletica del Parco e la partenza del sentiero N2. Trascuriamo per ora il sentiero segnato N2 e proseguiamo sulla strada bassa che, dopo le ultime case, diventa sterrata. Allontanandoci progressivamente da Pietransieri apprezziamo con chiarezza la fascia rocciosa che corona a semicerchio il paese e la sua posizione dominante sulla valle del Sangro. La strada sale leggermente a traversare la dorsale dei Monticelli.

Resti di postazione di mitraglieri

Resti di postazione di mitraglieri

Sulla destra troviamo quel che resta di una postazione tedesca.

Il fontanile

Il fontanile

La strada termina all’altezza di un fontanile costruito per iniziativa della Comunità montana. Lasciamo ora il percorso seguito fin qui (che prosegue verso le masserie Sciulli e il Passo della Paura) e risaliamo sulla sinistra il pendio a monte del fontanile. Aperto (e richiuso) il cancello di protezione del pascolo, seguiamo la pista che sale a fianco della sorgente.

Resti di postazione

Resti di postazione

Con qualche difficoltà si può vedere tra le rocce una probabile postazione tedesca che ha utilizzato un insediamento pastorale preesistente. Raggiunta la cresta in alto, all’altezza del gasdotto e in vista della Piana Pacili, ritroviamo la segnaletica del sentiero N2 (e del sentiero del Sole) e la seguiamo verso destra, traversando il bosco.

La Casa della Madonna

Il Rifugio

Il Rifugio

Aggirando una conca erbosa si raggiunge il Rifugio di Casa della Madonna, piccolo ricovero in pietra sempre aperto. Il Rifugio utilizza un antico stazzo pastorale, con la capanna di pietra affiancata da due recinti circondati da muretti di pietra a riparo del gregge.

Il Colle delle Vacche

Si prosegue su un’evidente traccia che raggiunge in 15 minuti i caratteristici roccioni del Colle delle Vacche (i Morzoni, nel dialetto locale).

Il Colle delle Vacche

Il Colle delle Vacche

Una visibile croce ricorda l’antico insediamento del Castello di Carceri, distrutto dal terremoto del 1456. La zona è di forte suggestione. Il sentiero s’infila sinuoso tra le rocce, accostando sorgenti e ripari pastorali sotto roccia. Superato un piccolo valico, si fiancheggia il limite del bosco fino a pervenire sulla Piana Mangini (quota 1626) all’incrocio con il sentiero N3.

La Piana Mangini

La Piana Mangini

Pietra Cernaia

Una deviazione dal nostro percorso, certamente raccomandata, conduce ai pascoli del Riposo, dove si trova un rifugio sempre aperto, alla Fonte e alla Pietra Cernaia alla cui base è un piccolo lago alpino. La deviazione richiede un’ora tra andata e ritorno.

Il laghetto di Pietra Cernaia

Il laghetto di Pietra Cernaia

L’Annunziata

Il Colle delle Vacche

Il Colle delle Vacche

Dalla Piana Mangini seguiamo ora la segnaletica del sentiero N3. Completiamo l’aggiramento della testata della Serra Veticara e ci affacciamo sul versante occidentale traversando gli ampi prati dell’Annunziata, punteggiati da cespuglieti e boschetti. Qui è facile scorgere gli elusivi caprioli al pascolo e le loro rapide fughe nel bosco. Il panorama muta. La valle del Sangro e i monti del Molise cedono il passo alla piramide del Porrara, ai piani alti della Maiella, alla lunga cresta della Rotella e al Pratello. Ai piedi del Calvario si mostrano i paesi di Rivisondoli e Pescocostanzo. Dal punto di vista militare si percepisce chiaramente il percorso della Linea Gustav con le sue posizioni a difesa degli Altopiani.

La fonte Santamico e il rifugio di Piazza del Re

La fonte Santamico

La fonte Santamico

Si oltrepassa l’evidente pista brulla del metanodotto e dopo aver attraversato la zona boscosa che ricopre le pendici del Monte Tocco (1691 m.), si giunge a Fonte Santamico (1521 m.) dove ci si può rifornire di acqua. Proseguendo sul margine destro della faggeta in leggera salita, si raggiunge in dieci minuti la Piazza del Re, una vasta radura in cui sorge l’omonimo Rifugio (1541 m.), una bella struttura sempre aperta e dotata di fontana e area picnic. All’esterno è anche un punto fuoco e un’edicola mariana.

Il Rifugio di Piazza del Re

Il Rifugio di Piazza del Re

Il rientro a Pietransieri

Il sentiero N1 procede in direzione S tenendosi sempre al limite del bosco, supera un piccolo poggio erboso e si porta sulla Piana Selvareccia avanzando tra macchie di bosco e radure. Si può seguire la pista sterrata (in cattive condizioni) o i sentierini che l’affiancano. L’ultimo tratto scende sul fianco roccioso della Serra Castellana, attraversa una pineta dov’è un serbatoio di distribuzione idrica e sbuca a monte dell’abitato di Pietransieri.

Pietransieri

Pietransieri

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sulla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

(L’escursione è stata effettuata il 23 maggio 2016)

Sulla Linea Gustav, da Roccacinquemiglia a Pietransieri

Questo itinerario ripercorre un tratto della “Linea principale di combattimento” (in tedesco Hauptkampflinie – Hkl) che i genieri tedeschi avevano attrezzato nell’ottobre del 1943 tra Roccacinquemiglia e Pietransieri (frazioni rispettivamente di Castel di Sangro e di Roccaraso). Siamo sul tratto della Linea Gustav che si sviluppava sui monti Pizi lungo la valle del fiume Sangro, tra le montagne delle Mainarde e della Maiella. La Hkl tedesca dominava dall’alto il Sangro, lungo il corso del quale erano presidiati gli avamposti di Castel di Sangro e Ateleta. Gli alleati avevano raggiunto la riva destra del Sangro e si erano attestati con le loro artiglierie a San Pietro Avellana e sull’osservatorio del Nido del Corvo. Tutto il pendio che scende dalla Hkl al Sangro costituiva la “fascia di sicurezza” del fronte tedesco ed era attrezzata con postazioni di mitragliatrici, presidiate solo in caso di necessità. La fascia di sicurezza era continuamente percorsa dalle pattuglie di controllo che non di rado incrociavano le pattuglie canadesi in esplorazione. Dal mese di ottobre al Natale del 1943 questa zona del fronte (dal Monte Rotondo-Colle della Monna fino a Montenerodomo) fu difesa dalla prima Divisione dei paracadutisti tedeschi, con il comando divisionale insediato a Pescocostanzo. Il tratto del nostro itinerario era sotto il controllo del primo Reggimento, insediato a Roccaraso, con una forza di circa mille soldati. La presenza di truppe di élite come i paracadutisti era legata al timore che gli alleati potessero sfondare la linea Gustav lungo la statale 17 che risale dal Sangro a Roccaraso e traversa gli Altopiani Maggiori. Un tentativo alleato si verificherà effettivamente alla fine di novembre ma sarà solo un diversivo per coprire l’attacco principale sul basso Sangro. I paracadutisti tedeschi saranno quindi trasferiti sull’Adriatico e a Natale diventeranno i protagonisti della battaglia di Ortona.

La mappa dell'escursione e il percorso diretto tra Roccacinquemiglia e Pietransieri

La mappa dell’escursione e il percorso diretto tra Roccacinquemiglia e Pietransieri

La nostra passeggiata segue la strada sterrata che collega Roccacinquemiglia (1043 m) e Pietransieri (1359 m), con un dislivello di circa 300 metri e un tempo di percorrenza tra andata e ritorno di poco meno di tre ore.

Roccacinquemiglia

Roccacinquemiglia: la chiesa diruta e la torre campanaria

Roccacinquemiglia: la chiesa diruta e la torre campanaria

Lo sperone roccioso di Roccacinquemiglia è raggiunto da una deviazione della Statale 17, la ripida e tortuosa strada di collegamento tra Roccaraso e Castel di Sangro. Oggi che la nuova strada a scorrimento veloce ha ulteriormente allontanato il traffico, la vecchia statale ha ritrovato la sua tranquillità ed è costellata da villaggi turistici e case vacanze. Roccacinquemiglia si raccoglie intorno alla sua torre, che costituiva il vecchio campanile della chiesa diruta. Durante l’occupazione tedesca del novembre 1943 soffrì le retate di uomini destinati ai lavori di fortificazione, le perquisizioni, i cannoneggiamenti degli alleati, lo sfollamento e infine la distruzione con le mine nella logica della “terra bruciata”. Dopo il passaggio della guerra (giugno 1944) restò per molto tempo il rischio dei campi minati, con lo stillicidio di morti e feriti. Lo sminamento e la ricostruzione non impedirono l’emigrazione del dopoguerra che portò a un ulteriore impoverimento della popolazione, oggi ridotta a poche decine di abitanti.

Roccacinquemiglia: la statua del Redentore

Roccacinquemiglia: la statua del Redentore

La passeggiata in paese deve comprendere la salita alla torre, la visione del panorama dei dintorni con il vicino monte Calvario (sormontato da tre croci) a est e il colle del Castello a sud che nasconde Castel di Sangro. Altro punto panoramico, anche se angusto, è la roccia dove è stata collocata una grande statua del Cristo che guarda e benedice il paese.

Il sentiero

Si esce dalla parte alta del paese, imboccando la strada sterrata che lascia sulla destra una “casa vacanze”. La strada – in buone condizioni nel suo tratto iniziale – aggira il colle roccioso di quota 1155, incrocia una masseria e prosegue in leggera salita tra campi coltivati a cereali. Più in alto troveremo due bivii: terremo la sinistra al primo e la destra al secondo, seguendo comunque sempre la strada che sale. Appare chiara la geografia del fronte tedesco.

Resti di camminamento trincerato

Resti di camminamento trincerato

La Hkl segue la direttrice di una serie di alture e spuntoni in posizione panoramica e dominante. Su ognuno dei colli si ritrovano le tracce ormai interrate ma riconoscibili dei camminamenti in trincea e delle buche delle postazioni per i mitraglieri. Sulla destra lo storico tratturo Foggia-Celano risale il pendio tra i Cerracchi e il Colle della Noce.

Resti di postazione sulla HKL

Resti di postazione sulla HKL

Al di là del tratturo, sullo sfondo del Bosco di Cantalupo, è la Valle della Vita, dove sono localizzate le masserie dei Limmari, luogo dell’eccidio del 21 novembre 1943. Sulla sinistra si riconoscono i percorsi della ferrovia (oggi dismessa), della superstrada e della vecchia statale 17. Su queste vie di comunicazione si alza il monte Arazecca che la valle Arenaro separa dalle alture di Roccaraso. Proseguendo la salita, dopo aver aggirato la testata di una valletta, il fondo della strada diventa più sconnesso, a tratti inerbito e solcato da rigagnoli. Di fronte a noi è il ripetitore di colle Magnallaro. Il sentiero inizia a traversare sulla destra il Fosso di Roccacinquemiglia, incrocia stalle e depositi e arriva in vista delle case di Pietransieri. In breve si raggiunge l’asfalto nei pressi di un parco giochi e si entra in paese.

Pietransieri

Durante la guerra Pietransieri era collegata a Roccaraso solo da una mulattiera. Il paese contava allora circa 400 abitanti e 876 animali maggiori (vacche, maiali, pecore, cavalli e muli). Non c’era telefono, né elettricità, né illuminazione pubblica. Vi si insediò il comando della undicesima compagnia, con i soldati distribuiti nelle abitazioni, nei vicini rifugi e “tane di volpe”. Fu allestita la cucina da campo insieme con i depositi e i magazzini. Una mitragliatrice pesante fu sistemata sulla sommità della “Preta”, la roccia del “castello”. La sua eccezionale posizione dominante sulla valle del Sangro ne fece un caposaldo della Linea Gustav. L’ampia visuale sulla valle dell’alto Sangro si abbinava alla facilità di difesa: gli eventuali assalitori, prima di arrivare a contatto con la linea difensiva principale, avrebbero dovuto risalire allo scoperto (o con la sola protezione del bosco) i più di 500 metri di dislivello che separano il piano del fiume dal pizzo del castello, superando le successive postazioni avanzate dei mitraglieri. Ai primi di novembre del ’43 iniziò lo sfollamento degli abitanti, portati prima a Roccaraso e di lì a Pettorano e Sulmona. In coincidenza con l’attacco alleato sul Sangro (solo nella giornata del 23 novembre Pietransieri ricevette 440 granate sparate dai cannoni degli alleati) la compagnia tedesca minò e fece crollare le case del paese, incendiò le masserie sottostanti e compì efferate uccisioni ed eccidi (con 128 vittime alle masserie dei Limmari).

Pietransieri

Pietransieri

La visita del paese deve oggi doverosamente aprirsi con una sosta nel sacrario che raccoglie i resti degli uccisi e la memoria dell’evento, insieme con la medaglia d’oro al valor militare concessa al paese. Se la salita alla croce della “preta” non è molto invitante, molto più gratificante è la passeggiata intorno al paese per ammirare il panorama. Merita attenzione il percorso del tratturo che scende alla taverna del Sangro da monte Miglio e San Pietro Avellana per poi risalire verso Pietransieri. Sulla skyline, ai lati del Nido del Corvo, si schierano tutti i monti del Molise, dal Monte Campo di Capracotta alla Montagnola di Frosolone, fino alla lontana catena del Matese.

Il sacrario

Il sacrario

 

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sulla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

(Il sopralluogo è stato effettuato il 6 maggio 2016)