Linea Gustav. Il monte Santa Maria di Villa Latina

La linea Gustav, nel tratto tra Montecassino e le Mainarde, si sviluppava nella zona montuosa compresa tra la Valle del Rio Secco (traversata oggi dalla strada a scorrimento veloce Cassino – Atina – Sora), il bacino del fiume Rapido e la Val Comino (traversata dalla strada della Vandra). Le operazioni belliche in questa zona si svolsero nel mese di gennaio del 1944, nel corso della prima battaglia di Cassino. La linea tedesca era difesa dalla quinta divisione di montagna del generale Ringel. L’attacco fu portato dal Corpo di spedizione francese del generale Juin, con l’obiettivo di sfondare la linea Gustav, raggiungere Atina e aggirare da nord le difese tedesche di Cassino. Le truppe coloniali francesi (la seconda divisione marocchina e la terza divisione algerina) avrebbero combattuto per superare una prima catena, comprendente da nord a sud i monti Costa San Pietro, Monna Casale, Monna Acquafondata e monte Raimo; avrebbero poi attraversato il corso superiore del fiume Rapido e attaccato i rilievi della linea Gustav propriamente detta e cioè monte Santa Croce, Monte Carella, Colle di Martino e monte Cifalco.

L’attacco francese alla linea Gustav nel gennaio del 1944

Nonostante gli iniziali successi dei francesi, la difesa tedesca si irrigidì progressivamente e bloccò l’avanzata. Le truppe francesi furono allora spostate sulla valle del Rio Secco per dare l’assalto ai colli Abate e Belvedere, in direzione di Terelle, a sostegno delle truppe americane impegnate sul fronte principale di Cassino.

L’escursione

L’escursione che proponiamo ha per obiettivo l’anfiteatro montuoso che cinge a sud Villa Latina e prosegue la cresta del Cifalco verso il monte Bianco e i monti di Valleluce e Valvori. Si tratta di una cresta – un ‘morrone’ – a mille metri di quota, compresa tra la sella (quota 839) che la separa dal monte Marrone e la forcella Vaccareccia (quota 894) che la separa dal monte Bianco. La cresta, sassosa e panoramica, alterna i cocuzzoli Santa Maria (o San Mario su alcune carte; 1074 m), la punta della Bandiera (1050 m), la cime del Re (1060 m) e il monte Aia Franchi (1074m). Molto popolare tra gli escursionisti di Villa Latina che la salgono con un percorso ad anello su un dislivello di 635 metri, può essere raggiunta anche dal versante meridionale, lungo la strada che sale da Valleluce.

L’area dell’escursione

I motivi d’interesse sono diversi. Il primo è certamente il panorama amplissimo su tutto il Lazio meridionale e i luoghi delle battaglie sulla linea Gustav. Ma di buon interesse sono anche i manufatti predisposti dai tedeschi (ripari sottoroccia, postazioni d’artiglieria) e le reliquie del mondo pastorale (stalle, stazzi, recinti, capanne di pietra a secco), senza dimenticare le opere di captazione delle sorgenti e gli acquedotti.

Il percorso

L’accesso da sud prevede che da Sant’Elia Fiumerapido si salga alla frazione di Valleluce e, a monte di questa, alla successiva frazione di Cese e Colle Chiavico. Poco prima di Cese, seguendo i segnali turistici dei “fortini tedeschi” e del “romitorio”, s’imbocca sulla sinistra una stretta stradina asfaltata che passa sotto la condotta forzata e s’inoltra nel Fosso La Valle con direzione nord.

Lasciata a sinistra la stradina che sale al bacino d’acqua che alimenta la centrale idroelettrica dell’Enel e alle fortificazioni sulla vetta del monte Cifalco, si prosegue sulla stradina che ora alterna tratti su fondo naturale a rampe in cemento. Le condizioni della strada peggiorano progressivamente e chiedono di valutare se proseguire in auto (disponendo di un fuoristrada) o fermarsi in prossimità delle masserie che s’incontrano nella salita. In auto o a piedi si raggiunge infine una bella zona di prati, a quota 800 m, frequentata da bestiame al pascolo. Più avanti la stradina s’incassa in un valico, affianca una tubatura dell’acquedotto e scende al di là in direzione dei valloni di Atina e Villa Latina. Lasciata la sterrata, si traversano gli ultimi prati sulla destra, e si sale in direzione sud-est su un esile sentierino lungo il filo di cresta. Una recinzione di filo spinato può aiutare a orientarsi nel primo ripido tratto sotto bosco.

La Punta della Bandiera

Più in alto il bosco si dirada, la pendenza scema e il sentiero, sempre sassoso, diventa più aperto e panoramico. Si tocca il punto più alto (monte Santa Maria) e si prosegue a saliscendi sulla cresta fino alla punta della Bandiera. In questo tratto e in quello successivo si osservano le opere belliche: sono postazioni circolari per i mortai pesanti e ripari scavati nella roccia per proteggere i soldati durante i cannoneggiamenti.

Postazione d’artiglieria

I manufatti si trovano immediatamente a ridosso dalla cresta, invisibili perciò agli eventuali attaccanti da sud e alle granate sparate dalle artiglierie avversarie. In realtà queste postazioni costituivano l’ultima linea di difesa tedesca e restarono inoperanti; i combattimenti si svolsero più in basso e si concentrarono sui colli di Terelle, al di là della valle del Rio Secco.

Ricovero scavato nella roccia

Il panorama

Guardando a nord il panorama si rivela ricco di dettagli su Villa Latina, che è proprio ai piedi del monte, su Atina e su tutti i paesi della valle di Comino, fino a Sora. Il solco della Valle Roveto divide i monti Ernici (con la piramide del Pizzo Deta in evidenza) dai monti del Parco nazionale d’Abruzzo: sfilano il Brecciaro, il Cornacchia, il vallone di Lacerno, i monti di Forca d’Acero; verso est, a destra della Val Canneto, si alza a destra la cresta con il Petroso, l’Altare, il Tartaro e la Meta e poi tutte le cime delle Mainarde.

Villa Latina e la Val Comino

Volgendosi a sud il panorama si apre sulla valle del Liri e su tutto il teatro montano delle battaglie di Cassino. In basso è la valle che abbiamo percorso in salita. Particolare attenzione merita la cresta del monte Cifalco: se ne apprezza il ruolo strategico che ha svolto durante la prima battaglia di Cassino, come osservatorio su tutto il campo di battaglia.

Il Monte Cifalco

Il mondo pastorale

Sulla via del ritorno converrà fare attenzione alle opere create dai pastori e dagli allevatori, in gran parte abbandonate e in rovina ma in qualche caso ancora utilizzate. Si comincia dai muretti dei terrazzamenti di cresta che proteggevano dal dilavamento le pozze, i pascoli e i campicelli d’altura; si prosegue con le capanne realizzate in pietra a secco che affiancano i recinti degli stazzi; scendendo a valle si osservano le masserie con la parte abitativa, affiancata alle stalle e ai pollai, ai pozzi e ai fontanili, ai pagliai e agli orti.

I resti di una capanna in pietra a secco

Le risorse idriche

Durante l’escursione si osservano alcune sorgenti, le opere di captazione dell’acquedotto degli Aurunci e la condotta forzata che alimenta la centrale idroelettrica dell’Olivella. Per quest’ultima l’acqua viene captata dalla Grotta Campanaro, lungo il fiume Melfa, in località Picinisco. Tale flusso, mediante una galleria di derivazione della lunghezza di circa 16 Km, confluisce sopra Valleluce nella vasca di carico di Colle Chiavico. Di qui, dalla quota di 747 m, dopo un salto naturale di oltre 600 m in condotta forzata e tramite tubi di acciaio del diametro decrescente da m 1.60 a 1.30, le acque acquistano la potenza necessaria per alimentare la centrale di Olivella.

L’area tra il Rapido e il Melfa

(L’escursione è stata effettuata il 26 maggio 2017)

Visita la sezione del sito dedicata alla Linea Gustav.

Linea Gustav. I colli di Pietransieri

Nell’alto Sangro la “Linea principale di combattimento” (in tedesco Hauptkampflinie – Hkl) fu attrezzata dai genieri tedeschi nell’ottobre del 1943. L’addensamento delle postazioni fisse e mobili fu maggiore nelle aree a ridosso della strada statale 17 e della linea ferroviaria che da Castel di Sangro risalivano a Roccaraso e proseguivano nella regione degli Altopiani Maggiori. L’attacco alleato temuto dai tedeschi in questa zona non si concretizzò. La guerra si limitò a scontri di pattuglie, reciproci cannoneggiamenti ed episodi minori. Chi pagò il prezzo più alto furono i paesi (distrutti nella logica della “terra bruciata”) e le popolazioni (costrette allo sfollamento).

La mappa dell'escursione

La mappa dell’escursione

La nostra passeggiata storica segue i sentieri che si diramano di Pietransieri (1359 m) in direzione nord-est verso Gamberale. La serie di colli che anticipa le guglie più elevate dei monti Pizzi è già una linea naturale di difesa, priva com’è di strade e soggetta ai rigori dell’inverno del 1943. Furono pertanto sufficienti poche compagnie di soldati tedeschi (i “diavoli verdi” fino a dicembre e poi le truppe alpine) a fare velo protettivo sulle diverse vie di comunicazione (e di ritirata) comprese tra le Mainarde e la Maiella. Non troveremo grandi opere di difesa, ma solo postazioni di mitraglieri e “tane di volpe” con camminamenti trincerati. Le compagnie di soldati e i loro comandi erano infatti acquartierati nei centri abitati (Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo, Roccacinquemiglia, Pietransieri, Gamberale, Pizzoferrato). Le postazioni esterne furono predisposte con il lavoro delle imprese Todt e degli uomini rastrellati nella zona, ma di fatto non risultarono utilizzate se non saltuariamente dalle pattuglie in azione di monitoraggio e controllo.

La segnaletica sul sentiero

La segnaletica sul sentiero

L’escursione è un anello montano che aggira in senso antiorario la Serra Veticara, con un dislivello di circa 300 metri e un tempo di percorrenza circa cinque ore. Gran parte del percorso si sviluppa nell’area del Parco nazionale della Majella e combina i sentieri N2, N3 e N1. Il percorso è anche noto in zona come “sentiero del sole”: i suoi segnavia giallo-verdi e le targhe di legno affiancano così le bandierine bianco-rosse dei sentieri del Parco.

Pietransieri

Punto di partenza dell’escursione è Pietransieri, una frazione di Roccaraso, collegata al capoluogo da una strada di circa 4 km. Durante la guerra non v’era la strada ma solo una mulattiera. Il paese contava allora circa 400 abitanti e 876 animali maggiori (vacche, maiali, pecore, cavalli e muli). Non c’era telefono, né elettricità, né illuminazione pubblica. Vi si insediò il comando della undicesima compagnia, con i soldati distribuiti nelle abitazioni, nei vicini rifugi e “tane di volpe”. Fu allestita la cucina da campo insieme con i depositi e i magazzini. Una mitragliatrice pesante fu sistemata sulla sommità della “Preta”, la roccia del “castello”, in eccezionale posizione dominante sulla valle del Sangro. L’ampia visuale si abbinava alla facilità di difesa: gli eventuali assalitori, prima di arrivare a contatto con la linea difensiva principale, avrebbero dovuto risalire allo scoperto (o con la sola protezione del bosco) i più di 500 metri di dislivello che separano il piano del fiume dal pizzo del castello, superando le successive postazioni avanzate dei mitraglieri. Ai primi di novembre del ’43 iniziò lo sfollamento degli abitanti, portati prima a Roccaraso e di lì a Pettorano e Sulmona. In coincidenza con l’attacco alleato sul Sangro (solo nella giornata del 23 novembre Pietransieri ricevette 440 granate sparate dai cannoni degli alleati) la compagnia tedesca minò e fece crollare le case del paese, incendiò le masserie sottostanti e compì efferate uccisioni ed eccidi (con 128 vittime alle masserie dei Limmari).

Il monumento di Berzsenji Balàzs ai martiri di Lìmmari

Il monumento di Berzsenji Balàzs ai martiri di Lìmmari

La visita del paese deve oggi doverosamente aprirsi con una sosta nel sacrario che raccoglie i resti degli uccisi e la memoria dell’evento, insieme con la medaglia d’oro al valor militare concessa al paese.

I Monti Pizzi

Il sistema montuoso dei Pizzi prolunga verso il Sangro la catena della Maiella e i gruppi montuosi degli altopiani maggiori. Comprende alcune creste di piccole cime rocciose di natura calcarea (da cui il nome di Pizzi o Pizi), alcune nude e altre ammantate di faggi, che spuntano dalla base di boschi e di pascoli. Queste piccole piramidi sono separate da anguste vallette, in un’alternanza di pianori, valli, scoscendimenti e picchi. Il percorso escursionistico intorno alla Serra Veticara si muove così tra spiazzi ancora coltivati, boschi, guglie rocciose, valloncelli degradanti verso il Quarto del Barone o verso il Sangro, sentierini di salita alle cime più alte (monte Sécine, Serra Tre Monti, monte Basilio, Pietra Cernaia, monte Tocco).

Le rocce del Colle delle Vacche

Le rocce del Colle delle Vacche

La foresta “Feudo Carceri”

L’escursione attraversa la foresta demaniale di faggi, di proprietà dello Stato e gestita dal Corpo forestale, denominata “Feudo Carceri”. La Serra Veticara è la sua linea di displuvio e separa i pascoli dell’Annunziata a ovest dalla zona di Carceri di Ateleta a est. Tutta la zona è ricca di acqua e le sorgenti perenni che vi si trovano (fonte Grigno, fonte La Meta, Fonte dei Cretazzi e fonte Gravara) testimoniano tale ricchezza.

Il gasdotto Transmed

Il nostro percorso incrocia due volte il corridoio creato dal passaggio del gasdotto algerino. Il gasdotto Transmed, lungo oltre 2.000 chilometri, collega una delle più grandi riserve di gas naturale del mondo, situata nel deserto algerino, con la Val Padana. La costruzione delle prime condotte è stata completata nel 1983. La realizzazione della seconda linea del gasdotto è stata completata nel 1997.

Il percorso della HKL

Pietransieri

Pietransieri

La Hauptkampflinie tedesca tra Pietransieri e Gamberale segue l’evidente cresta di alture rocciose che interrompe bruscamente il declivio boscoso e domina la valle del Sangro. Le carte belliche segnalano tre linee di postazioni di mitragliatrici. La linea “alta” insedia postazioni ai piedi del monte Tocco, del Sécine e della Serra Tre Monti. La linea mediana si basa su postazioni create intorno a Pietransieri che proseguono verso il Passo della Paura, il monte dell’Ellera, il Colle Vello e Gamberale. La linea avanzata sfrutta una serie di cocuzzoli sul declivio a diretto controllo del fiume, delle vie di comunicazione e dei paesi di fondovalle.

Il sentiero N2

Il sentiero N2

Per avere una visione chiara della linea difensiva conviene uscire da Pietransieri sulla strada per Ateleta, per poi imboccare subito una strada a sinistra (Via Gamberale) diretta alle ultime case del paese. Qui troviamo la segnaletica del Parco e la partenza del sentiero N2. Trascuriamo per ora il sentiero segnato N2 e proseguiamo sulla strada bassa che, dopo le ultime case, diventa sterrata. Allontanandoci progressivamente da Pietransieri apprezziamo con chiarezza la fascia rocciosa che corona a semicerchio il paese e la sua posizione dominante sulla valle del Sangro. La strada sale leggermente a traversare la dorsale dei Monticelli.

Resti di postazione di mitraglieri

Resti di postazione di mitraglieri

Sulla destra troviamo quel che resta di una postazione tedesca.

Il fontanile

Il fontanile

La strada termina all’altezza di un fontanile costruito per iniziativa della Comunità montana. Lasciamo ora il percorso seguito fin qui (che prosegue verso le masserie Sciulli e il Passo della Paura) e risaliamo sulla sinistra il pendio a monte del fontanile. Aperto (e richiuso) il cancello di protezione del pascolo, seguiamo la pista che sale a fianco della sorgente.

Resti di postazione

Resti di postazione

Con qualche difficoltà si può vedere tra le rocce una probabile postazione tedesca che ha utilizzato un insediamento pastorale preesistente. Raggiunta la cresta in alto, all’altezza del gasdotto e in vista della Piana Pacili, ritroviamo la segnaletica del sentiero N2 (e del sentiero del Sole) e la seguiamo verso destra, traversando il bosco.

La Casa della Madonna

Il Rifugio

Il Rifugio

Aggirando una conca erbosa si raggiunge il Rifugio di Casa della Madonna, piccolo ricovero in pietra sempre aperto. Il Rifugio utilizza un antico stazzo pastorale, con la capanna di pietra affiancata da due recinti circondati da muretti di pietra a riparo del gregge.

Il Colle delle Vacche

Si prosegue su un’evidente traccia che raggiunge in 15 minuti i caratteristici roccioni del Colle delle Vacche (i Morzoni, nel dialetto locale).

Il Colle delle Vacche

Il Colle delle Vacche

Una visibile croce ricorda l’antico insediamento del Castello di Carceri, distrutto dal terremoto del 1456. La zona è di forte suggestione. Il sentiero s’infila sinuoso tra le rocce, accostando sorgenti e ripari pastorali sotto roccia. Superato un piccolo valico, si fiancheggia il limite del bosco fino a pervenire sulla Piana Mangini (quota 1626) all’incrocio con il sentiero N3.

La Piana Mangini

La Piana Mangini

Pietra Cernaia

Una deviazione dal nostro percorso, certamente raccomandata, conduce ai pascoli del Riposo, dove si trova un rifugio sempre aperto, alla Fonte e alla Pietra Cernaia alla cui base è un piccolo lago alpino. La deviazione richiede un’ora tra andata e ritorno.

Il laghetto di Pietra Cernaia

Il laghetto di Pietra Cernaia

L’Annunziata

Il Colle delle Vacche

Il Colle delle Vacche

Dalla Piana Mangini seguiamo ora la segnaletica del sentiero N3. Completiamo l’aggiramento della testata della Serra Veticara e ci affacciamo sul versante occidentale traversando gli ampi prati dell’Annunziata, punteggiati da cespuglieti e boschetti. Qui è facile scorgere gli elusivi caprioli al pascolo e le loro rapide fughe nel bosco. Il panorama muta. La valle del Sangro e i monti del Molise cedono il passo alla piramide del Porrara, ai piani alti della Maiella, alla lunga cresta della Rotella e al Pratello. Ai piedi del Calvario si mostrano i paesi di Rivisondoli e Pescocostanzo. Dal punto di vista militare si percepisce chiaramente il percorso della Linea Gustav con le sue posizioni a difesa degli Altopiani.

La fonte Santamico e il rifugio di Piazza del Re

La fonte Santamico

La fonte Santamico

Si oltrepassa l’evidente pista brulla del metanodotto e dopo aver attraversato la zona boscosa che ricopre le pendici del Monte Tocco (1691 m.), si giunge a Fonte Santamico (1521 m.) dove ci si può rifornire di acqua. Proseguendo sul margine destro della faggeta in leggera salita, si raggiunge in dieci minuti la Piazza del Re, una vasta radura in cui sorge l’omonimo Rifugio (1541 m.), una bella struttura sempre aperta e dotata di fontana e area picnic. All’esterno è anche un punto fuoco e un’edicola mariana.

Il Rifugio di Piazza del Re

Il Rifugio di Piazza del Re

Il rientro a Pietransieri

Il sentiero N1 procede in direzione S tenendosi sempre al limite del bosco, supera un piccolo poggio erboso e si porta sulla Piana Selvareccia avanzando tra macchie di bosco e radure. Si può seguire la pista sterrata (in cattive condizioni) o i sentierini che l’affiancano. L’ultimo tratto scende sul fianco roccioso della Serra Castellana, attraversa una pineta dov’è un serbatoio di distribuzione idrica e sbuca a monte dell’abitato di Pietransieri.

Pietransieri

Pietransieri

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sulla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

(L’escursione è stata effettuata il 23 maggio 2016)

Sulla Linea Gustav, da Roccacinquemiglia a Pietransieri

Questo itinerario ripercorre un tratto della “Linea principale di combattimento” (in tedesco Hauptkampflinie – Hkl) che i genieri tedeschi avevano attrezzato nell’ottobre del 1943 tra Roccacinquemiglia e Pietransieri (frazioni rispettivamente di Castel di Sangro e di Roccaraso). Siamo sul tratto della Linea Gustav che si sviluppava sui monti Pizi lungo la valle del fiume Sangro, tra le montagne delle Mainarde e della Maiella. La Hkl tedesca dominava dall’alto il Sangro, lungo il corso del quale erano presidiati gli avamposti di Castel di Sangro e Ateleta. Gli alleati avevano raggiunto la riva destra del Sangro e si erano attestati con le loro artiglierie a San Pietro Avellana e sull’osservatorio del Nido del Corvo. Tutto il pendio che scende dalla Hkl al Sangro costituiva la “fascia di sicurezza” del fronte tedesco ed era attrezzata con postazioni di mitragliatrici, presidiate solo in caso di necessità. La fascia di sicurezza era continuamente percorsa dalle pattuglie di controllo che non di rado incrociavano le pattuglie canadesi in esplorazione. Dal mese di ottobre al Natale del 1943 questa zona del fronte (dal Monte Rotondo-Colle della Monna fino a Montenerodomo) fu difesa dalla prima Divisione dei paracadutisti tedeschi, con il comando divisionale insediato a Pescocostanzo. Il tratto del nostro itinerario era sotto il controllo del primo Reggimento, insediato a Roccaraso, con una forza di circa mille soldati. La presenza di truppe di élite come i paracadutisti era legata al timore che gli alleati potessero sfondare la linea Gustav lungo la statale 17 che risale dal Sangro a Roccaraso e traversa gli Altopiani Maggiori. Un tentativo alleato si verificherà effettivamente alla fine di novembre ma sarà solo un diversivo per coprire l’attacco principale sul basso Sangro. I paracadutisti tedeschi saranno quindi trasferiti sull’Adriatico e a Natale diventeranno i protagonisti della battaglia di Ortona.

La mappa dell'escursione e il percorso diretto tra Roccacinquemiglia e Pietransieri

La mappa dell’escursione e il percorso diretto tra Roccacinquemiglia e Pietransieri

La nostra passeggiata segue la strada sterrata che collega Roccacinquemiglia (1043 m) e Pietransieri (1359 m), con un dislivello di circa 300 metri e un tempo di percorrenza tra andata e ritorno di poco meno di tre ore.

Roccacinquemiglia

Roccacinquemiglia: la chiesa diruta e la torre campanaria

Roccacinquemiglia: la chiesa diruta e la torre campanaria

Lo sperone roccioso di Roccacinquemiglia è raggiunto da una deviazione della Statale 17, la ripida e tortuosa strada di collegamento tra Roccaraso e Castel di Sangro. Oggi che la nuova strada a scorrimento veloce ha ulteriormente allontanato il traffico, la vecchia statale ha ritrovato la sua tranquillità ed è costellata da villaggi turistici e case vacanze. Roccacinquemiglia si raccoglie intorno alla sua torre, che costituiva il vecchio campanile della chiesa diruta. Durante l’occupazione tedesca del novembre 1943 soffrì le retate di uomini destinati ai lavori di fortificazione, le perquisizioni, i cannoneggiamenti degli alleati, lo sfollamento e infine la distruzione con le mine nella logica della “terra bruciata”. Dopo il passaggio della guerra (giugno 1944) restò per molto tempo il rischio dei campi minati, con lo stillicidio di morti e feriti. Lo sminamento e la ricostruzione non impedirono l’emigrazione del dopoguerra che portò a un ulteriore impoverimento della popolazione, oggi ridotta a poche decine di abitanti.

Roccacinquemiglia: la statua del Redentore

Roccacinquemiglia: la statua del Redentore

La passeggiata in paese deve comprendere la salita alla torre, la visione del panorama dei dintorni con il vicino monte Calvario (sormontato da tre croci) a est e il colle del Castello a sud che nasconde Castel di Sangro. Altro punto panoramico, anche se angusto, è la roccia dove è stata collocata una grande statua del Cristo che guarda e benedice il paese.

Il sentiero

Si esce dalla parte alta del paese, imboccando la strada sterrata che lascia sulla destra una “casa vacanze”. La strada – in buone condizioni nel suo tratto iniziale – aggira il colle roccioso di quota 1155, incrocia una masseria e prosegue in leggera salita tra campi coltivati a cereali. Più in alto troveremo due bivii: terremo la sinistra al primo e la destra al secondo, seguendo comunque sempre la strada che sale. Appare chiara la geografia del fronte tedesco.

Resti di camminamento trincerato

Resti di camminamento trincerato

La Hkl segue la direttrice di una serie di alture e spuntoni in posizione panoramica e dominante. Su ognuno dei colli si ritrovano le tracce ormai interrate ma riconoscibili dei camminamenti in trincea e delle buche delle postazioni per i mitraglieri. Sulla destra lo storico tratturo Foggia-Celano risale il pendio tra i Cerracchi e il Colle della Noce.

Resti di postazione sulla HKL

Resti di postazione sulla HKL

Al di là del tratturo, sullo sfondo del Bosco di Cantalupo, è la Valle della Vita, dove sono localizzate le masserie dei Limmari, luogo dell’eccidio del 21 novembre 1943. Sulla sinistra si riconoscono i percorsi della ferrovia (oggi dismessa), della superstrada e della vecchia statale 17. Su queste vie di comunicazione si alza il monte Arazecca che la valle Arenaro separa dalle alture di Roccaraso. Proseguendo la salita, dopo aver aggirato la testata di una valletta, il fondo della strada diventa più sconnesso, a tratti inerbito e solcato da rigagnoli. Di fronte a noi è il ripetitore di colle Magnallaro. Il sentiero inizia a traversare sulla destra il Fosso di Roccacinquemiglia, incrocia stalle e depositi e arriva in vista delle case di Pietransieri. In breve si raggiunge l’asfalto nei pressi di un parco giochi e si entra in paese.

Pietransieri

Durante la guerra Pietransieri era collegata a Roccaraso solo da una mulattiera. Il paese contava allora circa 400 abitanti e 876 animali maggiori (vacche, maiali, pecore, cavalli e muli). Non c’era telefono, né elettricità, né illuminazione pubblica. Vi si insediò il comando della undicesima compagnia, con i soldati distribuiti nelle abitazioni, nei vicini rifugi e “tane di volpe”. Fu allestita la cucina da campo insieme con i depositi e i magazzini. Una mitragliatrice pesante fu sistemata sulla sommità della “Preta”, la roccia del “castello”. La sua eccezionale posizione dominante sulla valle del Sangro ne fece un caposaldo della Linea Gustav. L’ampia visuale sulla valle dell’alto Sangro si abbinava alla facilità di difesa: gli eventuali assalitori, prima di arrivare a contatto con la linea difensiva principale, avrebbero dovuto risalire allo scoperto (o con la sola protezione del bosco) i più di 500 metri di dislivello che separano il piano del fiume dal pizzo del castello, superando le successive postazioni avanzate dei mitraglieri. Ai primi di novembre del ’43 iniziò lo sfollamento degli abitanti, portati prima a Roccaraso e di lì a Pettorano e Sulmona. In coincidenza con l’attacco alleato sul Sangro (solo nella giornata del 23 novembre Pietransieri ricevette 440 granate sparate dai cannoni degli alleati) la compagnia tedesca minò e fece crollare le case del paese, incendiò le masserie sottostanti e compì efferate uccisioni ed eccidi (con 128 vittime alle masserie dei Limmari).

Pietransieri

Pietransieri

La visita del paese deve oggi doverosamente aprirsi con una sosta nel sacrario che raccoglie i resti degli uccisi e la memoria dell’evento, insieme con la medaglia d’oro al valor militare concessa al paese. Se la salita alla croce della “preta” non è molto invitante, molto più gratificante è la passeggiata intorno al paese per ammirare il panorama. Merita attenzione il percorso del tratturo che scende alla taverna del Sangro da monte Miglio e San Pietro Avellana per poi risalire verso Pietransieri. Sulla skyline, ai lati del Nido del Corvo, si schierano tutti i monti del Molise, dal Monte Campo di Capracotta alla Montagnola di Frosolone, fino alla lontana catena del Matese.

Il sacrario

Il sacrario

 

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sulla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

(Il sopralluogo è stato effettuato il 6 maggio 2016)

Linea Gustav. I Colli della Portella

Oggi una galleria stradale di 650 metri collega velocemente il piano delle Cinque Miglia a Roccaraso, Rivisondoli e agli Altopiani Maggiori. Chi transita velocemente nel tunnel difficilmente percepisce che sopra la galleria ci sia un valico che per secoli ha condizionato la mobilità e d’inverno ha spesso bloccato le comunicazioni tra i due territori. Quando Kesselring e l’OKW decisero di trasformare questi monti in una barriera fortificata per bloccare la risalita della penisola da parte degli alleati, crearono una prima linea di difesa sull’arco di monti che sovrasta la valle del Sangro e la tortuosa strada che da Castel di Sangro risaliva verso Roccaraso.

Postazione alle spalle del Santuario della Portella

Postazione alle spalle del Santuario della Portella

Preoccupati per un improbabile ma possibile sfondamento della prima linea di difesa attrezzata sui monti che andavano da Alfedena a Pizzoferrato, impostarono anche una seconda linea di difesa sulle propaggini dei monti (il Porrara, il Pizzalto, La Rotella e il Calvario, i colli della Portella) che digradano verso gli altopiani. Grazie alla loro posizione elevata sul piano queste postazioni militari costituivano un eccellente osservatorio sulla prima linea e consentivano una difesa elastica di fronte a una situazione critica della prima linea.

Panorama dai colli della Portella: Rivisondoli, il Prato, Roccaraso, monte Tocco

Panorama dai colli della Portella: Rivisondoli, il Prato, Roccaraso, monte Tocco

Nella realtà queste postazioni restarono sostanzialmente inattive. Le attività militari si limitarono a sortite di pattuglia e a duelli di artiglieria. L’unico vero tentativo di sfondamento delle linee tedesche da parte alleata si ebbe alla fine del novembre 1943, con l’occupazione del colle di Castel di Sangro e il cannoneggiamento di Pietransieri e Roccacinquemiglia. Ma fu solo una manovra diversiva per tenere impegnati i paracadutisti tedeschi ed evitarne lo spostamento su altre aree di scontro. La ricognizione delle postazioni tedesche sugli altopiani ha oggi il senso di comprendere e apprezzare le tattiche di difesa in linea e in profondità. Le singole postazioni sono costantemente sotto il controllo di almeno due altri punti di fuoco più in alto, per favorire l’eventuale arretramento e il successivo contrattacco. Le postazioni dei colli della Portella sono poi a loro volta sotto la tutela dei punti di fuoco sui monti di Roccaraso da un lato e del monte Calvario-Rotella dall’altro lato.

Il Santuario della Madonna della Portella

Il Santuario della Madonna della Portella

Proponiamo una semplice passeggiata ad anello con partenza dal santuario della Madonna della Portella, posto sull’antico valico della statale 17, all’estremità del piano delle Cinque Miglia. La chiesa attuale risale al 1589 ma fu edificata su precedenti luoghi di culto, venerati dagli abitanti dei luoghi vicini, dai pastori che percorrevano il tratturo Celano-Foggia e dai viaggiatori che si avventuravano sugli altopiani. La chiesa è decorata all’interno ed è affiancata da una foresteria che ha ospitato eremiti fino al 1968. Una targa ricorda alcune vittime dei residuati bellici nell’immediato dopoguerra.

Targa-memoriale nel Santuario

Targa-memoriale nel Santuario

Dalla chiesa scendiamo per pochi passi in direzione est, per imboccare subito a sinistra una strada lineare che conduce a Rivisondoli, puntando in direzione del cimitero e della chiesetta di Santa Liberata. Questa strada fu attrezzata dai tedeschi come barriera anticarro preceduta da una fascia di campi minati. Si va ora a sinistra sulla stradina asfaltata che s’infila tra i colli della Portella e il monte Calvario. Il primo tratto, non molto piacevole, è presidiato da vecchie cave dismesse, magazzini e depositi di materiali, edifici rurali e piccoli allevamenti. Più avanti il percorso raggiungerà la conca di Pantaniello e diventerà molto più piacevole e riposante. Conviene comunque lasciare la strada molto prima, all’altezza di un fontanile dismesso, prima di una grande cava. Prendiamo a sinistra una stradina sterrata sale in breve a una selletta. Ci troviamo di fronte a inaspettati campi d’altura ancora coltivati.

Camminamento e ricovero

Camminamento e ricovero

Dalla selletta saliamo sul cocuzzolo a nord (quota 1301), su cui poggia un traliccio dell’alta tensione. Qui troviamo i resti di una nitida postazione, formata da una sinuosa trincea sommitale che conduce al ricovero scavato nella roccia, un tempo rivestito di assi di legno, corazzato e coibentato per resistere alle rigide temperature esterne.

Trincea

Trincea

Ridiscesi alla selletta si sale ora a percorrere la linea di cresta del colli della Portella, seguendo la direzione sud-est. Su ognuno dei cocuzzoli successivi troveremo analoghe postazioni difensive, articolate in un camminamento e un ricovero. Il colle più alto (quota 1331) è un punto di osservazione sul Prato tra Rivisondoli e Roccaraso e sulla prima linea tedesca, con il monte Tocco al centro.

Resti di postazione

Resti di postazione

Scendendo ora in direzione del santuario, traversiamo un vallo naturale munito di piazzole di artiglieria, probabilmente antiaerea. Poco dopo si trova un interessante stazzo pastorale, dotato di casetta, recinti per gli ovini, mungitoio ad anello, fontanile e vasca di lavaggio delle pecore (Stazzo Quado Silvestre, 1292 m). Una nuova postazione trincerata si trova alle spalle del piccolo calvario di tre croci, del campaniletto e della scalinata di accesso al santuario della Portella. La passeggiata ad anello richiede circa due ore e mezzo di tempo, con un dislivello limitato a poco più di cento metri.

Lo stazzo Quado Silvestre

Lo stazzo Quado Silvestre

 

Per approfondire

Visita la sezione del sito dedicata alla Linea Gustav: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

Le vicende di Roccaraso durante la seconda guerra mondiale sono ricostruite da Ugo del Castello nel suo “1943 – Roccaraso Kaputt!”, scaricabile liberamente dal sito http://www.roccarasozoom.it/. Per la cartografia si consiglia “Altipiani Maggiori d’Abruzzo”, carta pubblicata in scala 1:25.000 dalle Edizioni Il Lupo.

(La ricognizione del percorso è stata effettuata il 14 aprile 2016)

Linea Gustav. Le posizioni tedesche su Monte Cairo

Terelle

Terelle

Monte Cairo appare come una montagna isolata, ripida e slanciata, che si solleva dalla pianura con un balzo che raggiunge la cima, su una cresta allungata e orizzontale, a 1669 metri. Verso sud protende la sua cresta di colli, teatro delle battaglie di Cassino, compresi tra i paesi di Villa Santa Lucia e Caira, che si arrestano bruscamente sullo sperone di Montecassino, dove la ricostruita Abbazia domina la moderna città di Cassino. Verso nord il monte Campanella (1318 m.) sovrasta Terelle e i suoi colli. Il gruppo prosegue poi con una serie di cocuzzoli minori in direzione di Atina e Villa Latina. La guerra aveva lasciato il territorio di Terelle disboscato e defoliato e inoltre devastato da trinceramenti, reticolati e campi minati. Oggi delle opere di guerra non resta quasi più traccia. L’opera di bonifica del dopoguerra, la riforestazione, il lavoro dei contadini per rimettere a coltura le terre, hanno riappacificato l’uomo con la natura. Si tratta di zone comunque remote, talora selvagge, lontane dai flussi turistici, pochissimo conosciute. Proprio per questo offrono all’escursionista emozioni e gusto della scoperta. Alcuni interventi di restauro delle costruzioni militari ancora praticabili offrono certamente un incentivo anche a turisti curiosi e in cerca di memorie.

Le casermette

Le casermette

La guerra a Monte Cairo

Il Rifugio forestale

Il Rifugio forestale

La seconda guerra mondiale ha segnato a fondo il settore di Monte Cairo. La linea Gustav consisteva in una fascia di fortificazioni sui monti e sui colli lungo il corso del fiume Rapido. Adeguandosi alla conformazione dei luoghi i tedeschi attrezzarono i monti con artiglieria in grado di colpire gli obiettivi posti a valle e con l’artiglieria contraerea. I colli intorno a Terelle furono trincerati. Le postazioni difensive furono collocate sul terreno in posizioni dominanti tali da sfruttare al massimo l’eccellente visibilità. I lavori di costruzione delle infrastrutture (casematte, bunker corazzati, ricoveri, postazioni in caverna) si svolsero nell’autunno del 1943. L’urgenza di progredire nei lavori, motivata dallo sbarco a Salerno e dalla risalita delle armate alleate, costrinse i tedeschi ad affiancare i lavori assegnati alle ditte private con interventi diretti del genio militare e della Todt. I tedeschi reclutarono forzosamente l’ingente manodopera necessaria con frequenti rastrellamenti, prima solo diurni e poi anche notturni, di uomini nei paesi circostanti. Fu potenziata la modesta viabilità locale e furono costruite nuove strade, come la Neumann che collegava Terelle a Belmonte. Altre vie di penetrazione collegavano i paesi della valle del Melfa alla prima linea, per consentire i movimenti di truppe, l’arrivo dei rifornimenti e la gestione degli ospedali di campo.

L'osservatorio sul campo di battaglia di Montecassino

L’osservatorio sul campo di battaglia di Montecassino

La zona di Monte Cairo fu interessata dalla battaglia del Belvedere, che si svolse nell’ultima settimana di gennaio del 1944 e si aprì con il bombardamento aereo di Terelle. Il corpo di spedizione francese, comandato dal generale Juin, aveva la responsabilità della zona del Rapido. La divisione di fanteria maghrebina, comandata dal maggiore generale de Monsabert, diede l’assalto alla zona dei colli di Terelle. La resistenza dei tedeschi fu accanita e spense l’impeto delle truppe comandate dai francesi costringendole a un’onerosa guerra di posizione per tutta la durata della guerra.

Ricovero in caverna

Ricovero in caverna

L’itinerario

Il secondo osservatorio

Il secondo osservatorio

La passeggiata che proponiamo sfrutta la strada sterrata che percorre il versante occidentale di Monte Cairo mantenendosi costantemente a una quota di circa 1200 metri. Il percorso è molto panoramico, poco faticoso e presenta dislivelli molto limitati. Da Cassino e da Caira si salgono i tornanti stradali che raggiungono il borgo di Terelle. Dalla parte alta del paese si prosegue ancora sui tornanti di strada asfaltata, seguendo l’indicazione per il rifugio forestale. Si parcheggia dove l’asfalto termina (1140 m.), in corrispondenza di una sbarra, o poco prima, sul piazzale di un vecchio edificio ridotto a rudere.

L'accesso al ricovero

L’accesso al ricovero

Superata il varco si va ora a sinistra sulla larga strada bianca del rifugio. Dove la strada svolta a destra, cambiando versante, un piazzale panoramico con tabella informativa permette di godere di una visuale amplissima su tutto il Cassinate. Più avanti la strada termina davanti agli edifici delle “Casermette”. Si tratta di un gruppo di edifici costruiti dai tedeschi per il ricovero dei soldati destinati alle batterie di artiglieria dislocate sulle piazzole della zona. Sono due dormitori rettangolari bassi e lunghi, raccordati da un edificio di servizio e sovrastati da un rifugio a due piani. Il sito è dotato anche di una cisterna per la provvista d’acqua. L’intero complesso è stato recentemente restaurato e ristrutturato dalla Comunità montana per uso eco-turistico. Lasciata la strada, si prosegue sul sentiero forestale protetto da staccionate che sale con regolarità nella pineta. Dopo pochi minuti incontriamo un osservatorio tedesco di artiglieria che sfrutta uno spuntone roccioso naturale, attrezzato con un locale sottostante scavato nella pietra del monte. La felice posizione panoramica permette di osservare in dettaglio tutto il campo di battaglia dei colli di Montecassino e le vie di movimento delle truppe nella piana del Liri. Due pannelli informativi e un tavolo da picnic arricchiscono il sito. Poco più in alto, sulla verticale, troviamo un secondo punto di osservazione che si raggiunge con un lungo tornante nel bosco. Un ricovero sotterraneo è coordinato con la zona trincerata e con le piazzole dell’artiglieria. Nuovo ampio panorama che si allarga ai monti dell’alto Casertano, agli Aurunci e al Mar Tirreno. Fin qui avremo impiegato 45 minuti.

Ricovero sotterraneo

Ricovero sotterraneo

Volendo, l’escursione può essere proseguita in direzione della ventosa cima di Monte Cairo, a 1669 metri di quota. Altrimenti si torna indietro fino alla sbarra (e al parcheggio). Si prosegue ora in direzione opposta sulla strada sterrata che sale leggermente nel bosco, raggiunge un dosso, traversato da un sentiero segnato, e si abbassa subito dopo traversando a mezzacosta.

I "laghi"

I “laghi”

A destra sul fondo si scorge un pianoro (“i laghi”), ricco d’acqua, con cisterna e fontanile di abbeverata per il bestiame; lo si raggiunge scendendo direttamente nel bosco lungo il Fosso del Faggeto o più avanti grazie a una pista che diverge dalla sterrata; qui aveva sede una base logistica tedesca. Proseguendo sulla strada principale si raggiunge la località “la Forcella” (1184 m.).

La Forcella e il monte Campanella

La Forcella e il monte Campanella

A destra si può salire in breve alla serie di cocuzzoli che costituiscono il Monte Campanella (1318 m.), sede di un’importante batteria di artiglieria tedesca. Dalla Forcella, con una deviazione sulla sinistra, si sale alla sella dov’è il piccolo Rifugio di Pozzacone, così chiamato per i suoi tre pozzi in quota al suo fianco e per quelli nella conca sottostante. Pozzacone era una base logistica tedesca, con postazioni di artiglieria e luogo di transito delle truppe da e per il fronte. Su questo versante il panorama si apre sui monti del Parco nazionale d’Abruzzo (con il Breccioso, la Cornacchia e la costiera del Petroso in evidenza) e sulla sfilata di tutte le cime delle Mainarde. La seconda parte dell’escursione richiede due ore a/r.

Il campo di battaglia del Belvedere

Il campo di battaglia del Belvedere

La descrizione degli itinerari escursionistici sulla Linea Gustav si trova nel sito: http://www.camminarenellastoria.it/index/LINEA_GUSTAV.html

Memorie di guerra

Memorie di guerra