Ridere dell’aldilà: Dante

I diavoli di guardia al Limbo (Andrea di Bonaiuto, Firenze, Santa Maria Novella)

I diavoli di guardia al Limbo (Andrea di Bonaiuto, Firenze, Santa Maria Novella)

Il tono “alto” della Divina Commedia di Dante Alighieri ha un cedimento “basso” nel canto XXI dell’Inferno, quando tra le Malebolge dei fraudolenti compaiono i Malebranche, un pittoresco gruppo di diavoli agli ordini del capo Malacoda. Del gruppo fanno parte Scarmiglione, Barbariccia, Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello e Rubicante. I nomi dei diavoli qualificano già i loro attributi: un insieme di figure grottesche e grevi, di diavoli malvagi e bonari a un tempo, una scombinata brigata dove si litiga e ci si azzuffa, dove si fanno beffe e si resta beffati. I Malebranche corrispondono a quelli che nell’immaginario popolare sono i diavoli cattivi ma stupidi. L’episodio raccontato da Dante acquista così una dimensione comica che ne fa uno dei più famosi dell’Inferno.

<< “Tra’ ti avante, Alichino, e Calcabrina”,
cominciò elli a dire, “e tu, Cagnazzo;
 e Barbariccia guidi la decina. / Libicocco vegn’oltre e Draghignazzo,
 Cirïatto sannuto e Graffiacane
 e Farfarello e Rubicante pazzo. /

 Cercate ’ntorno le boglienti pane;
 costor sian salvi infino a l’altro scheggio
 che tutto intero va sovra le tane”. / “Omè, maestro, che è quel ch’i’ veggio?”,
diss’io, “deh, sanza scorta andianci soli,
 se tu sa’ ir; ch’i’ per me non la cheggio. / Se tu se’ sì accorto come suoli,
 non vedi tu ch’e’ digrignan li denti
 e con le ciglia ne minaccian duoli?”. / Ed elli a me: “Non vo’ che tu paventi;
lasciali digrignar pur a lor senno, 
ch’e’ fanno ciò per li lessi dolenti”. / Per l’argine sinistro volta dienno;
 ma prima avea ciascun la lingua stretta
 coi denti, verso lor duca, per cenno; / ed elli avea del cul fatto trombetta. >> (Inf. XXI vv. 118-139)

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