Firenze. La visione dell’Aldilà di Nardo di Cione

La chiesa domenicana di Santa Maria Novella è un’enciclopedia visiva dell’arte fiorentina. Il Crocefisso dipinto da Giotto, la croce lignea scolpita dal Brunelleschi e la Trinità di Masaccio sono solo gli alfieri più noti d’innumerevoli altri capolavori di pittura e di scultura, celati dietro la meravigliosa facciata realizzata da Leon Battista Alberti. Un percorso unitario di visita consente di apprezzare la successione delle cappelle (la Rucellai, la Tornabuoni, la Filippo Strozzi, la Strozzi di Mantova, la Gaddi, la Gondi, la Bardi), l’ambiente della Sacrestia, il Refettorio, il Cappellone degli Spagnoli, il Chiostro Grande e gli altri chiostrini. Sul lato sinistro del transetto, sopraelevata rispetto al pavimento della chiesa, si trova la cappella Strozzi di Mantova, costruita tra il 1340 e il 1350 in onore di San Tommaso d’Aquino, grazie alla munificenza degli Strozzi di Mantova e in seguito affrescata (1351-57) da Nardo di Cione, fratello di Andrea Orcagna. Sulle pareti sono raffigurati i regni dell’aldilà.

La Cappella Strozzi di Mantova

La Cappella Strozzi di Mantova

Sulla parete di fondo, intorno alla vetrata, è descritta la scena del Giudizio universale. All’apice vediamo la figura a mezzobusto del Cristo scendere dalla ‘mandorla’ (il varco apertosi nell’empireo) e affacciarsi sulle nuvole per giudicare l’umanità. La piaga del costato è ben evidente. Due angeli suonano le lunghe trombe per risvegliare i morti, mostrando un lungo cartiglio con la duplice sentenza di salvezza (Venite benedicti) e di condanna (Ite maledicti).

Il Giudizio

Il Giudizio

Altri quattro angeli in volo mostrano gli strumenti della passione di Gesù: la croce, i chiodi, la lancia di Longino, il martello, il flagello, la colonna e la corona di spine. I due intercessori, Maria e Giovanni il Battista, sono in ginocchio ai lati del giudice (la Madonna ha le mani incrociate sul seno; il precursore prega con le braccia levate). Dietro gli intercessori siedono i dodici apostoli che formano il tribunale celeste. Tra essi si riconoscono Pietro (con la chiave del regno dei cieli) e Giacomo maggiore (con il bastone da pellegrino).

I beati

I beati

A sinistra della vetrata vediamo il gruppo dei Beati. Essi escono dagli avelli quadrati delle loro sepolture indossando ancora il sudario. Un angelo li aiuta a risorgere dai morti. Tra i beati ci sono i progenitori e i patriarchi dell’antico testamento: Adamo ed Eva, il figlio pastore Abele con l’agnello, Noè con l’arca, Mosè con le tavole della legge. Vediamo i santi fondatori di ordini come Benedetto, Francesco e Domenico, e il poeta Dante Alighieri.

I dannati

I dannati

A destra della vetrata è ritratto il gruppo dolente dei Dannati. Anche qui è descritta la scena della risurrezione dei morti dai loro avelli quadrati: in vece dell’angelo accogliente compare però un diavolo che artiglia un peccatore usando un rampino. In alto si vedono i grandi ‘cattivi’ biblici: l’omicida Caino, il Faraone persecutore degli ebrei, Core, Datan e Abiram ingoiati dal fuoco della Geenna al tempo di Mosè e Aronne, il sommo sacerdote Caifa che si straccia le vesti, i condottieri delle orde barbariche orientali che minacciavano la cristianità; e poi le gerarchie ecclesiastiche infedeli alla loro missione, le donne e gli uomini preda dei vizi capitali.

Il Paradiso

Il Paradiso

Sulla parete a sinistra della Cappella c’è la visione immensa della comunione dei santi nel Paradiso. Al centro, appaiono Cristo e la Madonna seduti sul trono, in una sorta di nicchia che allude alla città celeste. Al vertice si allineano i cori dei cherubini e dei serafini, gli angeli più vicini al trono di Dio. Attorno al palco regale si articola la galleria del grande teatro paradisiaco, con le sue dieci file di santi. La platea ha uno spazio riservato al coro (due angeli che suonano e cantano l’innologia celestiale) e un parterre nel quale si affollano i risorti neo-arrivati. Un angelo-guida accompagna la coppia dei donatori Strozzi al posto loro riservato, dal quale potranno godere lo spettacolo della divina liturgia.

Gli apostoli, i patriarchi, i martiri

Gli apostoli, i patriarchi, i martiri

La prima fila è riservata agli apostoli. Il posto dell’impresentabile Giuda è occupato da Giovanni Battista, il precursore. Pietro ha le chiavi del regno; Andrea ha la croce del suo martirio; Giacomo maggiore ha il bastone del pellegrino. La seconda fila ospita i giusti dell’antico testamento: il sacerdote Melchisedec, il re sapiente Salomone, Aronne col bastone, Noè con l’arca, Abramo, Mosè con le tavole della legge, il re David col salterio, il sacerdote Samuele. La terza fila accoglie i martiri, alternati a figure di angeli: si notano Sebastiano con le frecce, Lorenzo con la graticola, il protomartire Stefano con le pietre della lapidazione, Pietro Martire e Giuliano l’Ospitaliere. La quarta fila è destinata ai grandi Dottori della Chiesa e ospita Sant’Agostino, San Domenico, San Girolamo in abito cardinalizio, papa Gregorio Magno, Sant’Ambrogio e San Tommaso d’Aquino.

Le sante

Le sante

Le quattro file successive ospitano ancora santi, con la presenza dei santi fiorentini e dei religiosi come San Francesco, San Benedetto, Sant’Antonio Abate e Sant’Antonio da Padova. Le ultime due file ospitano le grandi figure femminili della santità: Agata con i seni tagliati e Apollonia con i denti, Lucia con gli occhi e Caterina d’Alessandria con la ruota dentata, Margherita col diavolo, Agnese con l’agnello, Orsola col vessillo, Cristina con la pietra al collo e Santa Elisabetta d’Ungheria col grembiule pieno di pani per i poveri.

L'Inferno dantesco

L’Inferno dantesco

Sulla parete destra della cappella vediamo descritto l’Inferno, ordinato su sette registri. La sua geografia, la fauna diabolica e le diverse categorie di dannati, sono tutte tratte di peso dalla prima cantica di Dante Alighieri.

Nel primo registro è raffigurato il vestibolo dell’Inferno, identificato dalla scritta Qui si punisce la setta dei cattivi. Vediamo gli ignavi (l’anime triste di coloro che visser sanza ’nfamia e sanza lodo), nudi e punzecchiati da mosconi e da vespe, correre dietro a una banderuola. Caronte guida la sua barca nel grande fiume dell’Acheronte (Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando: “Guai a voi, anime prave!) e viene a raccogliere le anime dannate che si sono raccolte sulla riva per trasferirle ai rispettivi luoghi di pena. Al di là del fiume sorge il castello che ospita il Limbo dei giusti non battezzati (Venimmo al piè d’un nobile castello, sette volte cerchiato d’alte mura, difeso intorno d’un bel fiumicello) identificato dalla scritta Qui si punisce coloro che furo senza peccato ma non ebor fede.

Il secondo registro descrive tre scene: nella prima Minosse accoglie i dannati e indica loro il girone di pena attorcigliandosi la coda intorno al corpo; nella seconda scena vediamo i lussuriosi sballottati in volo dalla tormenta (Qui son puniti li peccatori charnali); nella terza scena Cerbero, il cane infernale a tre teste, strazia i golosi (Qui si punisce il pecchato della ghola) e li costringe a giacere nel fango, tormentati dalle intemperie.

Il terzo registro descrive due grandi scene. Nella prima vediamo la punizione degli avari e dei prodighi: sorvegliati dal demone Pluto, divisi in due schiere contrapposte, essi rotolano enormi macigni, spingendoli con il petto e scontrandosi tra di loro (Qui sono puniti li avari e prodighi). Nella seconda scena vediamo una sorgente d’acqua che sgorga dalla roccia e s’immette in un fossato: è la palude Stigia, nel cui fango sono immersi chi è preda del vizio dell’ira e dell’accidia (la scritta recita: Qui sono puniti gli iracondi e accidiosi). Il demone Flegias traghetta Dante e Virgilio sullo Stige e li accompagna sotto le mura della città infernale di Dite. Sulle torri spiccano le immagini minacciose delle tre Furie e dei diavoli.

La punizione degli avari, degli eretici e dei suicidi

La punizione degli avari, degli eretici e dei suicidi

Il quarto registro è quello degli Eresiarchi. Un vasto incendio avvampa di fiamme le tombe scoperchiate da cui si sollevano gli eretici.

Il quinto registro descrive scene vivacissime. A sinistra vediamo i suicidi tormentati dalle Arpie (Qui sono puniti coloro che dilapidarono e violentarono se stessi). Al centro i tiranni affogano in un lago di sangue circondato e vigilato da centauri armati (Qui sono puniti violenti). A destra una perpetua pioggia di fuoco tormenta gli usurai, i blasfemi e i sodomiti. (Qui sono puniti i violenti contro l’arte e contro Dio). Nell’aria volteggia Gerione, il mostruoso simbolo della frode.

Il sesto registro descrive le Malebolge dei fraudolenti, ed è dominato dalla gigantesca figura di Lucifero che, con le sue tre bocche, divora i grandi traditori Giuda, Bruto e Cassio. Qui sono puniti in dieci bolge successive i ruffiani e seduttori, gli adulatori, i simoniaci, gli indovini, i barattieri, gli ipocriti, i ladri, i tessitori d’inganni e i cattivi consiglieri, i seminatori di discordia, i falsari.

Il settimo e ultimo registro, quello dei traditori, vede al centro il Cocito, il lago di ghiaccio vigilato dai cinque giganti. Qui sono puniti i traditori dei congiunti (zona della Caina), i traditori della patria (zona dell’Antenora), i traditori degli ospiti (zona della Tolomea) e i traditori dei benefattori (zona della Giudecca).

Nell’angolo inferiore destro, in continuità con la scena del giudizio universale, vediamo i diavoli che trascinano i dannati verso le pene infernali.

Il Giudice, gli Angeli, il Battista e gli Apostoli

Il Giudice, gli Angeli, il Battista e gli Apostoli

Visita la sezione del sito dedicata alle visioni dell’Aldilà: http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_itinerari.html

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Il castigo infernale di Core, Datan e Abiràm

I dannati: Caino, Core e il Faraone (Firenze, Santa Maria Novella, Cappella Strozzi)

I dannati: Caino, Core e il Faraone (Firenze, Santa Maria Novella, Cappella Strozzi, Nardo di Cione)

L’intervento giustiziere di Dio, la separazione dei buoni dai cattivi, i ribelli a Dio avvolti nelle fiamme: una delle più antiche metafore del Giudizio finale si ritrova nel libro veterotestamentario dei numeri. I protagonisti negativi sono Core, Datan e Abiràm, prìncipi della comunità ebraica nel deserto, membri del consiglio e uomini stimati. Si ribellano a Mosè e Aronne per invidia del loro ruolo sacerdotale di mediatori tra il popolo ebreo e Jahve. Mosè invita il popolo fedele ad allontanarsi dalle tende dei tre ribelli e pronuncia la sua profezia. L’intervento divino è rapido e spettacolare. Il terreno sprofonda sotto le tende di Core, Datan e Abiràm. Si aprono dei profondi crepazzi che inghiottono persone, bestie e cose. Un fuoco divino avvolge i ribelli e i loro cari e le fa precipitare nello Sheol, mentre la terra si richiude sopra di loro.

«Mosè disse: “Da questo saprete che il Signore mi ha mandato per fare tutte queste opere e che io non ho agito di mia iniziativa. Se questa gente muore come muoiono tutti gli uomini, se la loro sorte è la sorte comune a tutti gli uomini, il Signore non mi ha mandato. Ma se il Signore opera un prodigio, e se la terra spalanca la bocca e li ingoia con quanto appartiene loro, di modo che essi scendano vivi agli inferi, allora saprete che questi uomini hanno disprezzato il Signore”. Come egli ebbe finito di pronunciare tutte queste parole, il suolo si squarciò sotto i loro piedi, la terra spalancò la bocca e li inghiottì: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutti i loro beni. Scesero vivi agli inferi essi e quanto loro apparteneva; la terra li ricoprì ed essi scomparvero dall’assemblea. Tutto Israele che era attorno a loro fuggì alle loro grida, perché dicevano: “La terra non inghiottisca anche noi!”» (Nm 16, 28-34).

Questa teofania giustiziera avrà anche una qualche eco anche in pittura. Ne mostriamo tre esempi, di varie epoche. Nel Giudizio finale trecentesco affrescato da Nardo di Cione Orcagna nella Cappella Strozzi di Santa Maria Novella a Firenze, Core è raffigurato tra i dannati, insieme con Caino, il primo omicida, e con il Faraone, crudele persecutore degli Ebrei. Domenico Beccafumi dedicherà a questa tragica scena una sua tavola nel Duomo di Pisa. E infine Gustave Doré inciderà l’episodio nelle sue tavole dedicate a illustrare l’Antico testamento.

Per una rassegna delle visioni dell’aldilà in Italia consulta il sito: www.camminarenellastoria.it/index/VISIONI_ALDILA.html

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Domenico Beccafumi, 1538-9, Duomo di Pisa)

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Domenico Beccafumi, 1538-9, Duomo di Pisa)

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Gustave Doré)

Il castigo di Core, Datan e Abiram (Gustave Doré)