Monastero di Cozia. Il Giudizio universale

In Romania, la valle che accoglie il medio corso del fiume Olt ospita una serie di monasteri espressione della migliore arte valacca. Il Monastero di Cozia, in particolare, fu fondato nel 1386 dal voivoda della Valacchia, Mircea il Vecchio, ed è ancor oggi molto visitato e animato da una comunità di monaci ortodossi. Il monastero racchiude una splendida chiesa che conserva forme e stili propri dell’architettura religiosa dell’Oltenia dal Trecento al Settecento. Alla chiesa originaria fu aggiunto nel 1706 un elegante nartece a logge con un ampio affresco che descrive il Giudizio universale.

Il nartece della chiesa di Cozia

La composizione dell’affresco ripete il modello consueto dei Giudizi bizantini, fissato nel canone che ha reso celebre Voroneţ, ma presenta anche alcuni particolari originali, frutto di un’ampia conoscenza delle fonti scritturistiche.

Il trono del giudice

La preparazione del trono

Il Cristo scende dall’empireo sulle ruote alate della visione di Ezechiele e si apre un varco nel firmamento che gli angeli stanno già arrotolando a significare la fine del tempo. Sotto di lui è pronto il trono, con la colomba dello spirito e le arma Christi, dove egli siederà per giudicare l’umanità. Al trono fanno corona i nove cori degli angeli, i progenitori Adamo ed Eva in ginocchio e i dodici apostoli seduti sugli scranni del tribunale celeste. Spicca poi la presenza originale di due gruppi di pellegrini e di invalidi che procedono verso il trono con l’ausilio di bastoni e stampelle. Viene qui richiamata la pagina del vangelo di Matteo: “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. (…) Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11).

La cattura dell’Anticristo

L’Anticristo e i suoi seguaci

Sul versante “infernale” dell’affresco spicca evidente l’originale inserzione della scena dei due diavoli che catturano un personaggio di rango, venerato da seguaci in ginocchio. Si tratta dell’Anticristo la cui apparizione negli ultimi giorni è profetizzata più volte nelle Scritture e in particolare nel Vangelo di Matteo.   «Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: “Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo”. Gesù rispose loro: “Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: 8ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 24, 3-13). Questa immagine dell’Anticristo richiama un’altra pagina delle scritture, tratta dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi: «Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio» (2Ts 2,3-4).

I dannati

Il fiume di fuoco

L’Inferno è raffigurato come un fiume di fuoco che nasce ai piedi del Cristo e si riversa nella gola del Leviatano infernale. L’immagine del fiume riproduce una citazione del profeta Daniele (7,10): Un fiume di fuoco sgorgava e colava davanti al trono. Anche l’immagine del lago di fuoco nella gola del drago ha radici bibliche ed è una visualizzazione di un versetto dell’Apocalisse (12,16): E la terra aprì la sua bocca e assorbì il fiume che il dragone aveva gettato dalla sua bocca. Nella parte alta del fiume vediamo un reprobo che chiede ardentemente una stilla d’acqua per la sua lingua riarsa: è il ricco Epulone della parabola lucana che espia la sua mancanza di carità verso il povero Lazzaro.

L’Inferno

Sul fondo Lucifero troneggia seduto sui grandi peccatori: ha in mano la coppa d’oro “degli orrori e delle immondezze della prostituzione di Babilonia” e in grembo Giuda, parodia del paradisiaco seno di Abramo. Tra i gruppi di dannati trascinati dalla corrente del fiume di fuoco, accanto agli abituali farisei e ai re tiranni, il pittore ha inserito i commercianti e gli artigiani disonesti: vediamo il falsario con la sua bilancia, l’oste con la botte del vino annacquato, il mugnaio con la macina appesa al collo.

Il giardino del Paradiso

Il giardino del Paradiso

Il Paradiso è descritto come un giardino edenico racchiuso nelle mura della città celeste. In attesa che Pietro ne apra le porte, introducendovi gli eletti, il giardino è già abitato da alcune presenze significative. Vediamo Maria, la madre di Gesù, seduta su un trono e servita dagli angeli. Segue poi il buon ladrone Disma, cui Gesù in punto di morte ha promesso il paradiso. Vediamo poi il patriarca Abramo che ha in grembo l’anima del povero Lazzaro, come attestato dal Vangelo di Luca (16,22): Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Il patriarca è affiancato da Isacco e Giacobbe. Originale ma non sorprendente è la presenza del gruppo delle cinque vergini con le lampade accese, allusione alla parabola inserita dall’evangelista Matteo nel discorso escatologico di Gesù: Giunse lo sposo. Quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala del festino, e fu chiusa la porta. Più tardi, giunsero anche le altre vergini dicendo: ‘Signore, signore, aprici!’. Ma egli rispose: ‘In verità vi dico: Non vi conosco’. Vegliate, dunque, perché voi non sapete né il giorno né l’ora (Mt 25, 1-13). Il giardino recintato del Paradiso mostra un ricco parco botanico, nel quale le piante assumono anche un ruolo di simbolo. Il più evidente tra questi è Cristo Albero della Vita: si tratta dell’albero tripartito al centro del giardino nella cui radice compare il volto del Salvatore.

La chiesa del monastero di Cozia

(Ho visitato Cozia il 23 luglio 2017)

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