Terni. La visione ultraterrena della famiglia Paradisi

Terni ha fama di città industriale e operaia ma conserva anche piccoli tesori d’arte nascosti in scrigni pudichi. Uno di questi tesori è la Cappella Paradisi, vanto della chiesa di San Francesco, interamente rivestita dagli affreschi che Bartolomeo di Tommaso da Foligno dipinse intorno al 1450 su richiesta della famiglia Paradisi. La visione del mondo ultraterreno è declinata sulle tre pareti: la centrale reca le immagini del Giudizio universale e del Paradiso; la parete di destra è dedicata all’Inferno e la sinistra al Purgatorio e al Limbo.

Il Giudizio finale

Il Giudizio finale

Nella lunetta della parete centrale è descritta la seconda venuta del Signore. Il Cristo appare nella mandorla iridata con un nimbo crociato sul capo e siede sull’arcobaleno della nuova alleanza. Mostra le cinque piaghe del suo sacrificio, benedice con la mano destra gli eletti e con la sinistra allontana i dannati. Intorno a lui fanno corona le schiere degli angeli musicanti con trombe e liuti. Al giudizio divino partecipano gli intercessori: la Madonna, a sinistra, con le mani giunte in preghiera; Giovanni Battista, il precursore, a destra, che indica l’Agnus Dei. Sotto la mandorla sono i tre grandi arcangeli; al centro è Michele, in abiti militari, che comanda le schiere dell’armata celeste e sguaina la spada per l’esecuzione del giudizio divino; a sinistra è l’angelo della misericordia, che regge un giglio; a destra è l’angelo della giustizia che scaccia i dannati con la lancia. Nel cielo paradisiaco, intorno al giudice, sono anche presenti i patriarchi biblici, i giusti dell’antico testamento. Tra questi si riconoscono il patriarca Abramo che reca in grembo le anime dei beati, e il re David, con la corona e la cetra.

Il Paradiso

Il Paradiso

Sotto la lunetta, la folla di beati si accalca davanti alla porta del Paradiso. La porta è chiusa e vigilata da un angelo armato di spada, come ricorda il libro della Genesi: «Dio scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all’albero della vita» (Gen 3,24). La guardia d’onore del Paradiso è costituita dagli Apostoli: un’innovazione rispetto alla tradizione iconografica che li vede abitualmente sedere sui troni del tribunale celeste ai lati del Giudice; come pure innovativo è il loro numero: sono infatti quattordici e non dodici, dato che comprendono anche Paolo, ritratto con la spada, e Barnaba. San Pietro apre la porta del cielo con le chiavi conferitegli da Gesù e invita i beati a entrare. A sinistra è il gruppo maschile, con i dottori della Chiesa e i santi fondatori di ordini, preceduti da San Francesco con le stimmate; tra tanti giganti della santità fanno capolino – ritratti in dimensioni molto più modeste – i membri della famiglia Paradisi (nomen omen!). A destra è il gruppo femminile che comprende le donne sante, le martiri e le fondatrici di ordini religiosi. Si riconoscono Chiara d’Assisi (col velo), la Maddalena (dai lunghi capelli biondi), Agata (con la ferita al seno).

L’Inferno

I castighi infernali

La parete di destra, molto danneggiata, è dedicata all’Inferno. Nelle due semilunette in alto, a sinistra e a destra del finestrone, gli angeli guerrieri, armati di spade e di lance, si avventano con violenza sulle anime che prendono progressivamente coscienza della loro condanna e se ne disperano, le raggruppano in un triste corteo e le cacciano violentemente entro le buche infuocate che mettono in comunicazione con l’inferno. La grande immagine in basso descrive la realtà che si cela sotto la crosta terrestre: un confuso percorso di cripte rocciose e di buie caverne che ha come terminale in basso l’antro destinato alla residenza di Lucifero, il re dell’inferno. Un gruppo di diavoli cornuti, con ali da chirottero, accoglie a suon di botte i dannati che precipitano dalle botole verso le quali erano stati spinti dagli angeli vendicatori. I reprobi vengono poi destinati alle celle punitorie. Un diavolo tiene con le molle una moneta arroventata e costringe un avaro a trangugiarla. Un sodomita è impalato su uno spiedo. I lussuriosi sono torturati da sadici diavoli. I golosi sono costretti a distogliere lo sguardo dalle leccornie svelate sul piatto. L’invidioso sputa dalla bocca un serpente velenoso. Gli accidiosi sono costretti all’autolesionismo mentre incassano bastonate dai diavoli. Non manca la pena della caldaia arroventata.

Lucifero

L’acme della ferocia si raggiunge nello spazio di Lucifero. Qui i superbi e i traditori, torturati da viscidi e intraprendenti serpenti, sono portati a spalla dai diavoli e sono buttati in pasto al famelico massacratore. Il grande Satana artiglia i peccatori con le sue mani e le zampe unghiute, li stritola, li divora con la bocca o con i rostri d’aquila che ha sui pettorali e dopo averli ruminati li defeca come supremo oltraggio. Un leone tra le gambe di Lucifero ingurgita altri dannati (in ore leonis).

Il Purgatorio

Il Purgatorio

La parete di sinistra descrive la visione del Purgatorio in modo speculare alla visione infernale visibile sull’opposta parete. Anche il Purgatorio è strutturato in un sistema ipogeo di caverne sovrapposte, brulicanti di peccatori. Si riconoscono dalle scritte le prigioni che ospitano gli accidiosi, i vanagloriosi, gli avari, gli iracondi e i lussuriosi. Ma è radicalmente diverso l’atteggiamento dei purganti rispetto ai dannati di fronte: non sono disperati, anche se qualche volta appaiono affranti per il protrarsi della pena; la maggioranza è in atteggiamento di attesa e di preghiera; e in molti di loro il volto brilla della speranza per una imminente liberazione. Al posto dei diavoli torturatori l’aere è popolato di angeli misericordiosi e premurosi che si lanciano in picchiata sulle anime ormai purificate per sollevarle dal fondo delle loro sofferenze, aiutarle a uscire dagli avelli del purgatorio, sostenerle nell’incerta ascesa verso il paradiso, traghettarle su nuvole a forma di vascello volante e addirittura spingerle con decisione a sfondare i sette cieli per raggiungere la beatitudine della visione di Dio.

Il Limbo

La risurrezione dei morti e il Limbo

Sul margine alto del Purgatorio vi è ancora un luogo ultraterreno, che il pittore ha voluto inserire nella sua visione dell’oltretomba. Questo luogo è il Limbo, che nella tradizione accoglie le anime dei giusti non cristiani. La bella figura del Cristo vittorioso impugna il vessillo reale, sfonda le porte infere e invita i carcerati a uscire per godere della loro meritata libertà. Il corteo dei progenitori Adamo ed Eva, dei patriarchi, dei re giusti, fino ad arrivare a Giovanni Battista, si avvia così a godere della visione beatifica di Dio.

Enoc, Elia e i profeti

I profeti Isaia, Giona ed Ezechiele

L’articolata iconografia dei luoghi dell’aldilà si completa con le immagini dipinte nel sottarco e sulla parete d’ingresso. Nel sottarco – quasi a introduzione dei temi descritti nella cappella – compaiono le immagini dei profeti che ci hanno trasmesso la descrizione del “giorno di Jahve”: Geremia, Daniele, Malachia, Isaia, Giona, Ezechiele. Sulla parete d’ingresso, sopra l’arco, il pittore ha voluto forse porre la rarissima immagine del patriarca Enoc e del profeta Elia. Secondo il racconto biblico Enoc ed Elia non sono morti ma sono stati trasportati vivi in cielo e posti a guardia del Paradiso terrestre. Ed è nell’Eden, serenamente distesi in ambiente bucolico, che oggi li vediamo attendere il giorno del giudizio universale.

(Visita la sezione del sito dedicata alle visioni dell’aldilà nell’arte)

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Roma. L’aldilà di Dante illustrato dai Nazareni

Il Casino Giustiniani Massimo al Laterano, in Via Boiardo a Roma, è una villa seicentesca fatta erigere dal marchese Vincenzo Giustiniani come suo “ritiro di campagna” dove cercare svago e riposo. Passata alla famiglia Massimo, tra il 1817 e il 1829 le sale al pianterreno furono interamente decorate dai pittori Nazareni, che diedero vita a una sintesi sublime della grande civiltà letteraria italiana attraverso rappresentazioni tratte dalle sue opere più emblematiche: la Commedia di Dante, l’Orlando Furioso di Ariosto e la Gerusalemme Liberata di Tasso. Dal 1948 il Casino è di proprietà della Custodia di Terrasanta, provincia religiosa dell’Ordine dei Frati Minori francescani. Grazie ai Nazareni, e in particolare a Philipp Veit e Joseph Anton Koch, oggi possiamo ripercorrere il viaggio che portò Dante nei tre regni dell’aldilà – l’inferno, il purgatorio e il paradiso – semplicemente aggirandoci in una stanza.

La selva oscura

La selva oscura

Dante sogna di smarrirsi in una foresta fitta e spaventosa e sul far dell’alba di ritrovarsi ai piedi di un colle illuminato dai primi raggi del sole nascente. L’ascesa al colle gli è impedita da tre belve, una lonza, un leone e una lupa, fino a che non viene soccorso da Virgilio. Le tre belve rappresentano allegoricamente i tre peccati bestiali che secondo Dante sarebbero la causa della corruzione della società dei suoi tempi (la lussuria, la superbia e l’avidità).

L'Inferno

L’Inferno

La vasta scena dell’Inferno è di grande impatto visivo. Al centro “stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: essamina le colpe ne l’intrata; giudica e manda secondo ch’avvinghia”. Ai piedi di Minosse, giudice infernale, stanno in ginocchio le anime dei dannati. Flagellati dai demoni, essi ascoltano la sentenza e si disperano.

Dante e Virgilio su Gerione

Dante e Virgilio su Gerione

Dante e Virgilio sono trasportati in volo da Gerione, “la fiera con la coda aguzza, che passa i monti, e rompe i muri e l’armi! Ecco colei che tutto ’l mondo appuzza! (…) La faccia sua era faccia d’uom giusto, tanto benigna avea di fuor la pelle, e d’un serpente tutto l’altro fusto”.

Il serpente Cianfa e il ladro Agnolo

Il serpente Cianfa e il ladro Agnolo

Nel canto venticinquesimo un ramarro si lancia contro un dannato, gli si aggrappa al ventre con la coppia di zampe centrali (“Co’ piè di mezzo li avvinse la pancia” – v. 52), con quelle anteriori alle braccia (“e con li anterïor le braccia prese;”, v. 53) e con il muso gli morde la faccia (“poi li addentò e l’una e l’altra guancia;” – v. 54).

Il Conte Ugolino

Il Conte Ugolino

Nell’angolo in basso a sinistra assistiamo al gesto disperato del conte Ugolino che morde l’arcivescovo Ruggieri (“La bocca sollevò dal fiero pasto / quel peccator, forbendola a’ capelli / del capo ch’elli avea di retro guasto” – XXXIII, 1-3).

Cerbero e i golosi

Cerbero e i golosi

Tra gli altri demoni vediamo ancora Caronte con la sua barca e Cerbero, il cane dalle tre teste. Cerbero, fiera crudele e mostruosa – aveva gli occhi iniettati di sangue, la barba unta e lercia, il ventre dilatato e le mani artigliate -, latrava con tre gole sopra le anime dei golosi sommerse dalla pioggia e le graffiava, le scuoiava, le squartava.

Gli scismatici

Gli scismatici

Vediamo poi quelli che, da vivi, seminarono discordie e scismi; per la legge del contrappasso sono divisi in due e fatti a pezzi a colpi di spada. Il dannato con la testa spaccata è Alì, cugino di Maometto e fondatore della setta degli sciiti.

L'arrivo al Purgatorio

L’arrivo al Purgatorio

Si passa poi al Purgatorio, vigilato dall’angelo guardiano, seduto sul trono, con la spada e con le chiavi. Ai lati vediamo il serpente messo in fuga dagli ‘astori celestiali’ nella valletta dei principi e la contesa tra l’angelo e il demonio per l’anima di Buonconte. L’angelo nocchiero – al canto del salmo centotredici “In exitu Israel de Aegypto” – trasporta le anime su una navicella fino alla spiaggia dell’Antipurgatorio: “Poi, come più e più verso noi venne l’uccel divino, più chiaro appariva: per che l’occhio da presso nol sostenne, ma chinail giuso; e quei sen venne a riva con un vasello snelletto e leggero, tanto che l’acqua nulla ne ‘nghiottiva. Da poppa stava il celestial nocchiero, tal che faria beato pur descripto; e più di cento spirti entro sediero”.

L'espiazione delle pene in Purgatorio

L’espiazione delle pene in Purgatorio

Sono quindi descritte le punizioni cui sono sottoposti coloro che si macchiarono nella vita dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria. Il superbo Omberto Aldobrandeschi sconta il suo peccato sotto un pesante macigno su cui appare la scritta “Te Deum laudamus”. Al termine delle sofferenze di espiazione, i purganti sperano di salire al Cielo, come annunciato dall’angelo in alto: “Venite benedicti Patris mei”.

Il Paradiso

Il Paradiso

La volta descrive l’empireo dantesco. Tutt’intorno si individuano i personaggi che Dante incontra nella sua ascensione. Al centro è la visione trinitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Maria in trono, tra gli angeli, ascolta la celebre preghiera che Bernardo, nel suo candido abito cistercense, le rivolge: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura”.

Cademario. I mestieri dei dannati

La chiesa di Sant'Ambrogio

La chiesa di Sant’Ambrogio

Cademario è un comune svizzero del Canton Ticino, situato nella regione del Malcantone. Il suo cimitero accoglie i defunti in un ambiente di valore, su un balcone affacciato sul lago di Lugano e sulla piana d’Agno. L’ultimo saluto al defunto viene officiato nella chiesa cimiteriale, rivestita di affreschi escatologici che evocano la seconda parusia del Signore, il giudizio universale, le gioie del paradiso e le punizioni infernali. La chiesa è dedicata al Santo Vescovo milanese Ambrogio, ritratto con il flagello in mano per le sue posizioni contro gli eretici.

Gli affreschi di Cademario

Gli affreschi di Cademario

La scena del Giudizio universale vede al centro, in alto, il Cristo giudice seduto sul trono e con la corona d’oro sul capo, segni della sua regalità sul creato. L’immagine è mutuata dall’affresco della Madonna dei Ghirli nella non lontana Campione d’Italia. Le due figurine di Adamo ed Eva, collocate sul tetto del trono ricordano la storia della salvezza, iniziata col peccato originale dei progenitori e risolta con la nuova alleanza generata dal sacrificio e della risurrezione di Gesù.

Il giudizio finale

Il giudizio finale

Il messaggio è rafforzato dalla sottostante visione apocalittica: l’agnello sgozzato, con il nimbo crucifero sul capo e il vessillo della vittoria sulla morte, è adagiato sul libro chiuso dai sette sigilli. Le prime due sezioni orizzontali dell’affresco sono occupate dagli angeli. In alto sono i cori celesti che cantano le lodi di Dio. Sotto sono schierate le milizie angeliche guidate dall’arcangelo Michele, armate di corazza, elmo e scudo. A fianco del giudice sono gli angeli che suonano le trombe della risurrezione, aprono i libri del giudizio e ostendono gli strumenti della passione (la canna con la spugna dell’aceto, la colonna della flagellazione, la lancia di Longino).

Il Paradiso

Il Paradiso

Sotto gli angeli si posizionano, ordinati sue due sezioni, i beati del Paradiso. Vediamo innanzitutto i due intercessori, inginocchiati ai piedi di Gesù: sono la madre Maria, che prega con le braccia incrociate sul petto, e Giovanni Battista il precursore, che offre al giudice la testa mozzata del suo martirio. Dietro di loro potrebbero essere schierati i dodici apostoli che compongono il tribunale celeste. Più in basso sono i beati, con gli uomini a sinistra e le donne a destra. Tra queste ultime si riconoscono la Maddalena dai lunghi capelli biondi, Caterina d’Alessandria con la corona sul capo, Cecilia con l’organo, Chiara con l’abito monacale. Tra gli uomini dovrebbero esserci i dottori della chiesa (con Ambrogio) e i santi fondatori degli ordini religiosi. La parte inferiore dell’affresco è largamente mutilata. Vi si leggono tuttavia tre scene. Al centro, dov’era probabilmente descritta la risurrezione dei morti, un angelo scende in volo ad accogliere le anime dei salvati, contrastando con la spada sguainata le manovre dei diavoli. A destra e a sinistra sono le due scene che descrivono – in positivo e in negativo – il criterio che ispira il giudizio finale, così come è espresso nel vangelo di Matteo.

L'Inferno

L’Inferno

A destra un gruppo di dannati è rappresentato tra le fiamme, nella bocca aperta del Leviatano biblico: il cartiglio spiega che questi dannati sono finiti nel fuoco eterno perché non esercitarono la carità verso il prossimo. A sinistra è descritta una donna che dà l’elemosina ai poveri: in forma elementare è spiegato il concetto delle opere di carità; il gruppo dei salvati (nel quale compaiono uomini e donne, laici e religiosi, ricchi e popolani) guarda lieto verso il Cristo giudice.

Il dannato sulla graticola

Il dannato sulla graticola

Nella parete a destra del Giudizio universale è dipinta la scena del giudizio individuale: l’arcangelo Michele, in abiti guerrieri, pesa sulla bilancia a doppio piatto i meriti di un risorto. Un diavolo cerca di condizionare l’esito del giudizio facendo pendere verso di sé il piatto della bilancia.

L'albero del male

L’albero del male

Sulla parete opposta è descritta un’ampia scena dell’Inferno e delle punizioni dei dannati. Simmetricamente al Cristo del Giudizio, è l’immagine di Lucifero a dominare la scena infernale. Il suo volto demoniaco è fornito di lunghe zanne, corna e tre bocche. Come un pavone, simbolo di superbia, allarga a ruota dietro di sé le ali membranacee fornite di occhi. Divora con le bocche laterali due superbi. In basso ha una replica in un diavolo in forma di rapace grifagno, che afferra i dannati per i polsi o per il collo e li divora. A destra in alto i diavoli avvinghiano i dannati, se li caricano come sacchi sulle spalle e li trascinano verso le loro punizioni. Un cartiglio indica i colpevoli del peccato capitale dell’accidia. Al centro, a sinistra, vediamo un dannato, forse un lussurioso, costretto sulla graticola, abbracciato lubricamente alle spalle da un diavolo e morso sul polpaccio da un drago. Le scene più caratteristiche sono quelle dipinte in basso. A destra vediamo un grande arbor mali con i suoi frutti marci: è l’albero del male sui cui rami sono infilzati i dannati fatti a pezzi e le parti del corpo responsabili del peccato commesso. A differenza di altri affreschi simili, l’albero non ha i rami secchi e spinosi ma è rigoglioso di fogliame.

I mestieri dei dannati

I mestieri dei dannati

A sinistra è il grande calderone nel quale sono lessati i peccatori. Tutti i dannati sono puntigliosamente individuati dall’attributo della loro condizione sociale e del mestiere che esercitano. Si riconoscono così, in una sorta di gioco del who’s who, i dadi del giocatore d’osteria, la cazzuola del muratore, le forbici del sarto, il rastrello del contadino, la mazza ferrata del soldato, la bilancia del commerciante, l’alambicco del farmacista, la mannaia del macellaio, lo specchio e i profumi della cortigiana, la cornamusa del musicante.

(Il sopralluogo è stato effettuato il 6 aprile 2012)

Inferno e Paradiso a Fonni

La risurrezione dei morti e l'inferno

La risurrezione dei morti e l’inferno

Fonni si fa amare dagli escursionisti per la sua prossimità a monti importanti come il Gennargentu e lo Spada e per i valori naturalistici della Barbagia. Le sue tradizioni, il museo della vita pastorale, i murales, i siti archeologici, ne costituiscono ulteriori attrattori culturali e turistici. Il suo santuario della Madonna dei martiri, all’interno della cittadella francescana dei Minori Osservanti, si propone anche come tappa interessante per lo studio delle immagini dell’aldilà. Nella cappella il pittore Gregorio Are ha dipinto nel 1757 le scene dei tre regni oltremondani: il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno.

Lucifero in trono

Lucifero in trono

La visione dell’Inferno, quasi fumettistica, denuncia un gusto popolaresco per il grottesco e per la deformazione caricaturale dei personaggi. La scena è ambientata in ore leonis, nella bocca spalancata del Leviatano biblico, una bocca armata da venti denti incisivi e da trentatre canini. Nell’ambiente arroventato dalle fiamme si muovono tre gruppi di personaggi: i dannati, i diavoli e il bestiario.

La punizione del superbo

La punizione del superbo

Gli animali collaborano strumentalmente con i diavoli alla punizione dei peccatori. Se ne distinguono tre tipi: gli alati draghetti sputafuoco che svolazzano nell’aere livido e irrogano pene soprattutto psicologiche, come quel richiamo all’eternità dell’espiazione (“in eternum…in eternum”); il secondo gruppo è costituito da viscidi rettili come i rospi e gli intraprendenti serpentelli che si divertono a morsicare e a strangolare i peccatori; il terzo gruppo è formato da draghi cinocefali che abbaiano rabbiosamente e azzannano agli arti i dannati.

La pena dell'avaro

La pena dell’avaro

I diavoli hanno fisionomie più grottesche che spaventose; i loro corpi hanno colori scuri come il marrone o il verde, le tradizionali corna sul capo, le zanne cinghialesche in bocca ed eruttano fuoco e vapori dalla gola e dalle orecchie; esemplare è la figura di Lucifero, dotato di zoccoli e unghie, che sovrintende all’inferno appollaiato su un seggiolone dotato di protomi di drago.

Il lussurioso

Il lussurioso

I dannati hanno tutti un aspetto terrorizzato e allucinato; hanno le bocche spalancate e la lingua penzoloni nella spasmodica ricerca d’aria per il deficit di ossigeno in un ambiente dal calore asfissiante; hanno gli occhi fuori dalle orbite e i capelli ritti per il terrore delle visioni e il dolore delle torture.

Il vizio dell'ira

Il vizio dell’ira

A ciascun dannato è associato uno dei sette vizi capitali. L’iracondo, con una freccia in fronte, compie gesti autolesionistici.

La pena del goloso

La pena del goloso

Il lussurioso è scarnificato da unghie diaboliche, assalito da rospi e costretto ad accarezzare il corpo del diavolo mentre ne subisce il bacio oltraggioso. L’avaro ha ancora in mano il sacchetto con il tesoro delle sue amate monete ed è azzannato da molteplici mostri.

L'invidia

L’invidia

Il goloso è imboccato da un diavolo con una forchetta e costretto a ingoiare un rospo repellente. Il superbo ha uno scorpione sul viso e la lingua strappata da un diavolo. L’invidioso è morso da un serpente sulla lingua. L’accidioso è stimolato dal forcone di un diavolo e morso da mostri.

L'accidioso

L’accidioso

La visione del Purgatorio è anch’essa ambientata tra le fiamme; tutt’altro è però l’atteggiamento dei purganti. Pur immersi nel fuoco, essi hanno tutti gli occhi rivolti al cielo ed esprimono la preghiera di veder ridotto il tempo di espiazione della pena.

Un re in purgatorio

Un re in purgatorio

Tra di essi si riconoscono preti tonsurati, vescovi con la mitria, sovrani con la corona, religiosi con la chierica. Un angelo scende dal cielo a raccogliere un’anima che ha terminato l’espiazione, per condurla in paradiso. Il pittore ha voluto descrivere tre interventi divini che i vivi possono intercedere a favore delle anime del Purgatorio. Il primo, al centro, è l’intervento della Madonna del Carmine: molti purganti portano lo Scapolare del Carmine per assicurarsi la protezione di Maria e la sua intercessione per una sollecita liberazione dal Purgatorio. Il secondo intervento, a sinistra, è quello di San Francesco d’Assisi, simbolizzato dal cordone con i tre nodi che viene allungato ai purganti per liberarli dalla pena. Il terzo intervento, a destra, è quello di papa Gregorio che allude al beneficio delle Messe gregoriane da celebrare a favore delle anime purganti.

Un vescovo tra le anime del purgatorio

Un vescovo tra le anime del purgatorio

La visione del Paradiso è introdotta dalla doppia scena della risurrezione dei morti. Quattro angeli fanno risuonare le loro trombe ai quattro angoli del mondo e chiamano i morti al giudizio divino, indicando loro col dito il giudice nell’alto dei cieli (“surgite mortui, venite ad iudicium”). I morti si sollevano dalle tombe dov’erano inumati e si rivolgono al cielo esprimendo nella postura delle braccia la preghiera e la speranza della salvezza eterna.

Il paradiso

Il paradiso

In alto, in un cerchio di nubi, siede la Trinità. L’immagine è quella convenzionale dell’anziano Padre, del giovane Figlio con la croce e della colomba dello Spirito Santo. Maria, la Madre di Gesù, e San Giovanni Battista intercedono a favore dell’umanità risorta. Coerentemente con la dedicazione della basilica il Paradiso dei beati è popolato dalla gran folla dei Martiri. Essi sventolano la palma della vittoria ed esibiscono gli strumenti del loro martirio.

La schiera dei santi

La schiera dei santi

Visita sul sito la sezione dedicata alle Visioni dell’Aldilà in Italia.

Gli alberi del Paradiso

Il Paradiso Terrestre (Peter Wanzel, Pinacoteca Vaticana)

Il Paradiso Terrestre (Peter Wanzel, Pinacoteca Vaticana)

Il Paradiso è stato immaginato come un hortus deliciarum, un giardino dell’Eden creato da Dio, nel quale Adamo ed Eva vissero felici prima del peccato originale. Quel Paradiso è un grande parco naturale dove piante, frutti e fiori assumono un valore di simbolo per i suoi abitanti umani e divini. Gli artisti lo hanno descritto, di volta in volta, come un bosco lussureggiante (Bruegel e i Bassano nella Galleria Doria Pamphjli di Roma; Wenzel nella Pinacoteca Vaticana), o come un prato verde circondato da siepi fiorite e alberi da frutto (Beato Angelico), oppure come una grandiosa fantasia geometrica vegetale (il mosaico absidale di San Clemente a Roma). I beati affollano quest’orto botanico, si arrampicano sugli alberi, ne colgono i pomi e mangiano i frutti dell’albero della vita, della loro nuova vita, come vediamo nei celebri affreschi di Sant’Angelo in Formis e di Loreto Aprutino. Attratti da queste immagini, come volenterosi botanici tentiamo di identificare, sulla base delle fonti bibliche, quali alberi siano stati piantati in Paradiso.

 L’albero della vita

È il primo albero che Dio pianta nel giardino del Paradiso terrestre. “Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2, 8-9). Questo albero ricomparirà nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, come premio dei beati. Nella Gerusalemme celeste, alla fine dei tempi, “in mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Apocalisse, 22, 2).

L’albero della conoscenza del bene e del male

L'albero della conoscenza del bene e del male (Hieronymus Bosch)

L’albero della conoscenza del bene e del male (Hieronymus Bosch)

È il secondo albero che Dio pianta nel Paradiso terrestre. Esso è tabù per l’uomo. Dio dà questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire” (Genesi 2, 16). Intorno ad esso si consuma la scena del peccato originale: “Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: ‘È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?’. Rispose la donna al serpente: ‘Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: ‘Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete’. Ma il serpente disse alla donna: ‘Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male’. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò” (Genesi 3, 1-6).

Il fico

L'albero di fico (Monreale, mosaico del Duomo)

L’albero di fico (Monreale, mosaico del Duomo)

È il terzo albero del Paradiso terrestre che viene citato nel libro della Genesi. Adamo ed Eva, dopo il peccato, “cucirono foglie di fico e se ne fecero cinture”. Michea (4, 4) parlando del regno messianico, quando “alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno i popoli”, ha la visione dei beati seduti al sicuro: “siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà”.

La vite

La parabola della vigna (Parma, Portale del Redentore)

La parabola della vigna (Parma, Portale del Redentore)

È lo stesso Gesù a identificarsi nella vite: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Giovanni 15, 1-8).

Il cedro

Lignum pomiferum (Girona, Tapìs de la Creaciò)

Lignum pomiferum (Girona, Tapìs de la Creaciò)

Quest’albero ha due caratteristiche significative: è imputrescibile, e per questa ragione fu utilizzato per la costruzione dell’Arca dell’Alleanza; è inoltre sempreverde, e per questo è uno dei simboli della vita eterna. In una pagina della Bibbia Così dice il Signore Dio: “Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò” (Ezechiele 17, 22-24). «Persino i cipressi gioiscono per te / e anche i cedri del Libano: / Da quando tu sei prostrato / non sale più nessuno a tagliarci» (Isaia 14, 8). «Sono sazi gli alberi del Signore / i cedri del Libano da lui piantati» (Salmo 104, 16).

Il cipresso

I cipressi e gli alberi del Paradiso (Benozzo Gozzoli)

I cipressi e gli alberi del Paradiso (Benozzo Gozzoli)

Albero slanciato dalla punta svettante verso il cielo, il cipresso è simbolo della vita perenne, grazie al suo essere sempreverde. Descrivendo il “giardino di Dio”, Ezechiele vi cita la presenza del cipresso, insieme con il cedro e i platani. E sarà Dio stesso a dire “Io sono come un cipresso frondoso”. Indimenticabili sono i cipressi del Paradiso di Benozzo Gozzoli nel ciclo fiorentino della Cappella dei Magi. Il paesaggio toscano diventa con il fiorentino Gozzoli figura del Paradiso divino.

La palma

I santi martiri staccano rami dalle palme del Paradiso (Sant'Angelo in Formis)

I santi martiri staccano rami dalle palme del Paradiso (Sant’Angelo in Formis)

Nella visione di Giovanni, il Paradiso apocalittico è popolato dai martiri della fede che sono avvolti in vesti candide e recano in mano rami di palma. La palma attesta che essi hanno superato ciò che è terreno e hanno ottenuto il premio eterno. Oltre che simbolo di eternità, la palma è anche segno della gloria di Cristo. Ancora Giovanni, nel suo Vangelo, racconta che quando il popolo seppe che Gesù veniva a Gerusalemme la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore , il re d’Israele!” (Giovanni 12, 12-13).

L’ulivo

La colomba con il ramoscello d'olivo (Museo Nazionale Romano)

La colomba con il ramoscello d’olivo (Museo Nazionale Romano)

I primi cristiani incidevano sulle lapidi delle catacombe rami e alberi di ulivo come riferimento al premio eterno concesso ai credenti defunti. Un altro simbolo dell’arte paleocristiana delle catacombe è la colomba con il rametto d’ulivo nel becco. Questo segno di alleanza tra Dio e l’uomo richiama un famoso episodio della Genesi: quando le acque del Diluvio universale scemarono, Noè lanciò dall’arca una colomba che torno poco dopo portando nel becco un ramoscello d’olivo. L’ulivo come albero del Paradiso è anche citato nel Salterio: “Ma io, come olivo verdeggiante nella casa di Dio, confido nella fedeltà di Dio in eterno e per sempre” (Salmo 52, 10).

L’albero della croce

Il ramo dell'albero viene tagliato dalla bocca di Adamo (Lanciano, Chiesa di San Nicola)

Il ramo dell’albero viene tagliato dalla bocca di Adamo (Lanciano, Chiesa di San Nicola)

C’è un legame tra l’albero del bene e del male piantato da Dio nel Paradiso terrestre e il legno della croce sulla quale fu inchiodato Gesù, almeno secondo la “Legenda Aurea” di Jacopo da Varazze. Alla morte del padre Adamo, il figlio Set stacca un ramoscello dall’albero del bene e del male e lo pianta sotto la lingua del padre. Ne nasce un grande albero che – dopo varie vicissitudini – sarà utilizzato per costruire la croce del supplizio di Cristo. Il significato ‘teologico’ della vicenda può essere così spiegato: come Adamo è stato segno della rottura dell’alleanza tra Dio e gli uomini, così Cristo, attraverso il suo sacrificio, diventa segno della nuova alleanza e della salvezza dell’umanità.

Berna. Folla di beati e di dannati in Cattedrale

Il portale della cattedrale di Berna

Il portale della cattedrale di Berna

Berna (Bern, Berne) è la capitale (Bundesstadt) della Confederazione elvetica, oltre che il capoluogo del Cantone omonimo. Costruita sulla penisoletta circondata dall’ansa del fiume Aar, ha conservato nel tempo le architetture medievali che le sono valse il riconoscimento dell’Unesco di Patrimonio dell’Umanità per il suo centro storico. La Cattedrale (Berner Münster) è il suo edificio più importante: la costruzione iniziò nel 1421, ma la torre campanaria è stata completata solo a fine Ottocento. Di grande richiamo è la rappresentazione del Giudizio universale, scolpito sul portale maggiore dallo scultore Erhart Küng negli anni tra il 1460 e il 1485. I personaggi che popolano l’affollatissimo portale sono circa 210 e sono stati scolpiti in pietra o in legno. Il particolare più appariscente è il colore: tutti i protagonisti sono resi vistosi dai colori brillanti che li rivestono. Molte statue originali, sostituite da copie, sono state spostate per ragioni di conservazione e sono oggi visibili nel Museo storico di Berna. Diamo qui una descrizione delle diverse scene del Giudizio finale.

Il giudizio finale

Il giudizio finale

La corte celeste

L'angelo mostra i chiodi e la corona di spine

L’angelo mostra i chiodi e la corona di spine

Il giudice presiede il giudizio finale dall’alto della cornice esterna all’archivolto, accompagnato dai due intercessori – la madre Maria e Giovanni Battista – inginocchiati e oranti. Egli indossa un mantello che lascia scoperta la ferita della lancia sul torace e le piaghe dei chiodi sulle mani. La doppia sentenza di condanna e di salvezza è simbolizzata rispettivamente dalla spada della giustizia e dai gigli della misericordia che escono dalla bocca del giudice. Sulla cornice vediamo poi il tribunale celeste dei dodici apostoli. Ciascuno di essi è riconoscibile dal suo tradizionale attributo iconografico: vediamo, tra gli altri, Mattia con l’alabarda, Giacomo d’Alfeo col bastone del martirio, Bartolomeo con il coltello, Giovanni col calice dell’ultima cena, Pietro con la chiave del regno, Paolo con la spada, Giacomo il maggiore col bordone e la berretta del pellegrino, Andrea con la croce. Il personaggio, con la croce e le mani bucate dai chiodi, è il buon ladrone Disma, crocefisso anche lui sul Golgota, cui Gesù ha promesso il paradiso.

L’archivolto

L'angelo mostra la colonna della flagellazione e la canna con la spugna dell'aceto

L’angelo mostra la colonna della flagellazione e la canna con la spugna dell’aceto

La prima cornice dell’archivolto mostra le statue di cinque angeli, appoggiate su mensole, che abbracciano e ostendono gli strumenti della passione di Gesù: la grande croce, la colonna della flagellazione, la canna con la spugna dell’aceto, le verghe e il flagello, la corona di spine e i chiodi della crocifissione.

Il diavolo tamburino e Giuda

Il diavolo tamburino e Giuda

Il sesto personaggio, sulla cornice in basso a destra, è un diavolo che, con tamburo e trombetta, segna il tempo di marcia al corteo dei dannati diretti all’Inferno; nella caverna fiammeggiante sotto i suoi piedi vediamo già Giuda, il traditore di Gesù, col sacchetto dei trenta denari. La seconda cornice accoglie i profeti dell’antico testamento che hanno annunciato il giudizio finale: i filatteri che hanno tra le mani riportano i loro nomi e le citazioni tratte dai loro libri profetici.

L'angelo mostra le verghe e il flagello

L’angelo mostra le verghe e il flagello

L’arcangelo, la giustizia e le dieci vergini

L’arcangelo Michele è visibile sul balconcino che lo isola dalla folla retrostante e ne mette in evidenza il ruolo di ponderator.

L'arcangelo Michele

L’arcangelo Michele

Michele è ritratto in piena azione atletica: pesa un’anima sulla bilancia a doppio piatto, con esito favorevole, e contrasta a spada sguainata il diavolo che tenta di falsare a suo favore il risultato della pesatura; il diavolo ha messo il piede sul piatto e agita il suo randello, ma Michele lo afferra per la barba e con un fendente di spada gli apre il ventre e ne fa fuoriuscire le immonde viscere. Sotto l’arcangelo, il portale è ornato da una fascia di personaggi femminili. Al centro è la virtù della Giustizia, rappresentata in posa serena, flessuosa ed elegante, con la spada nella mano destra e la bilancia nella sinistra, affiancata da angeli che hanno cartelli esplicativi.

La virtù della Giustizia

La virtù della Giustizia

Ai lati sono le statue di dieci fanciulle ritratte con le loro lanterne. Esse richiamano la nota parabola del vangelo di Matteo delle dieci ragazze che attendono lo sposo per la festa delle nozze.

Le vergini sagge

Le vergini sagge

Cinque di esse, le prudenti, si sono munite della scorta d’olio per alimentare le lucerne; le altre cinque, le stolte, non se ne sono preoccupate. Lo sposo arriva di notte, all’improvviso. Le vergini prudenti, risvegliatesi, accendono le loro lampade ed entrano con lo sposo nella sala del convito. Le altre restano fuori nel freddo della notte. Allusione al giorno del giudizio, che verrà all’improvviso e alla separazione degli eletti dai dannati. La parabola è inserita nel discorso escatologico di Gesù.

Le vergini stolte

Le vergini stolte

Gli angeli tubicini

Al vertice del timpano compaiono due angeli tubicini in volo che suonano lo shofar e la tromba e che chiamano i morti alla risurrezione finale. I filatteri che fuoriescono dalle campane degli ottoni riportano infatti l’invito evangelico “surgite mortui, venite ad iudicium”. A sinistra un altro angelo scende in volo verso gli eletti e porta tra le braccia le corone di giustizia “che il Signore, giusto giudice, darà in compenso quel giorno a tutti quelli che hanno atteso con amore la sua manifestazione”.

Gli eletti

Gli eletti

Gli eletti

I risorti che sono stati giudicati degni del paradiso sono raccolti in corteo dagli angeli. Hanno tutti una crocetta rossa sulla fronte, memoria di quel segno, tracciato col sangue dell’agnello, che salvava il popolo eletto dall’ira dell’angelo sterminatore (Esodo 12). Indossano una tunica bianca, memoria della ‘veste candida’ indossata dagli eletti di fronte all’apocalittico trono dell’Agnello. Ai primi posti figurano le gerarchie civili e religiose, individuate dalle berrette cardinalizie, dalle mitrie vescovili, dai cappucci degli abati, dalle corone dei sovrani. Le guide locali sottolineano, con compiaciuto campanilismo che il bürgmeister di Berna (con l’insegna dell’orso bernese) va in paradiso, al contrario del suo pari di Zurigo che figura invece tra i dannati. Il gruppo degli eletti comprende i rappresentanti dei costruttori della cattedrale e delle corporazioni, individuati dagli strumenti di lavoro (la falce e la mazza della trebbia, il piccone, l’ascia, il martello, il rasoio). Deliziosa è l’immagine della suorina coi bimbi del suo kindergarten. Vediamo anche le regine, precedute da un pellegrino col bordone. Nel corteo entra anche un eletto che l’angelo riesce a strappare all’ultimo momento dalle grinfie del diavolo.

Il Paradiso

La porta del Paradiso

La porta del Paradiso

Gli eletti si dirigono verso la porta del Paradiso, vegliata da due angeli. Il primo a entrarvi è il Papa col triregno, seguito dalle più alte gerarchie ecclesiali. Il Paradiso è raffigurato come un cielo stellato, popolato dai patriarchi e dai santi. Tra i primi si riconoscono facilmente Mosè (con le tavole della legge) e il re Davide (con l’arpa). Le donne sante sono numerose: tra di esse riconosciamo Santa Caterina d’Alessandria (con la ruota), Santa Barbara (con la torre), Santa Chiara (con l’ostensorio), Santa Dorotea (con il cesto di fiori e di frutta), Santa Marina (con il drago). Tra i santi spiccano San Sebastiano (con la freccia) e San Lorenzo (con la graticola).

I santi e i patriarchi biblici

I santi e i patriarchi biblici

I diavoli e i dannati

La parte destra del timpano è popolata dai dannati caduti preda dei sadici diavoli punitori, esseri mostruosi e deformi, la cui tinta nera e rossa contrasta col candore dei corpi umani. I diavoli seviziano i dannati a morsi e li scarnificano con le unghie delle mani e dei piedi; ma non disdegnano l’uso di strumenti di tortura (funi e catene per legare, bastoni per picchiare, fiaccole per bruciare, spade per tagliare, lance per infilzare, forche per impiccare). I motivi che hanno causato la condanna all’inferno possono essere diversi. Alcuni attengono al mancato rispetto dei dieci comandamenti: vediamo tre impiccati per la lingua, bruciati sotto i piedi, probabile riferimento al peccato della bestemmia contro Dio; come pure vediamo la donna dai seni vizzi, punita perché ha ucciso il proprio figlio infante. Altri motivi sono legati ai sette vizi capitali: vediamo ad esempio la coppia lussuriosa formata da un frate infedele ai propri voti e da una concubina dai lunghi capelli biondi; vediamo anche punito il peccato di superbia, tipico degli uomini di potere. Altri motivi sono invece legati all’infrazione dell’etica professionale: vediamo infatti puniti l’artigiano che ha fatto male il suo lavoro, il commerciante che ha falsato il peso della bilancia, il maniscalco che ha frodato sul lavoro di ferratura dei cavalli e persino un falso mendicante invalido. Di straordinaria efficacia è l’immagine del ludopatico, punito come giocatore compulsivo e fraudolento, che ha una corona di dadi sulla testa e un dado in bocca. Particolare enfasi punitoria è posta sui religiosi che hanno profittato della loro condizione o hanno mancato ai voti fatti: vediamo vescovi benedicenti e simoniaci che hanno lucrato sulle indulgenze, suore e frati legati e trascinati all’inferno.

L’Inferno

I dannati

I dannati

Contrapposto al paradiso celestiale, l’inferno è etimologicamente collocato in un contesto rupestre e ipogeo, dove lo rocce scure sono illuminate da vampe fiammeggianti. Potremmo qualificarlo un inferno ‘gotico’, per le sue architetture sghembe e per le apparizioni di volti e fantasmi ghignanti. Nella grande caverna infernale, che richiama il pozzo apocalittico o la gola del leviatano, vengono scaricati i dannati colpevoli del primo vizio, quell’orgoglio (o superbia, o vanagloria) che già causò il peccato originale e la caduta degli angeli ribelli. Re, regine e potenti, papi, cardinali e vescovi cadono tra le fiamme, accolti da un gigantesco Lucifero, incatenato alle rocce con un collare.

Lucifero

Lucifero

 

Roma. Il Paradiso di Burne-Jones

Le sante vergini e martiri

Le sante vergini e martiri

A Roma, lungo la centrale Via Nazionale, sorge la chiesa cristiana anglicana di San Paolo dentro le Mura, aggregata alla Convocazione delle chiese episcopali in Europa.

I mosaici absidali

I mosaici absidali

I mosaici dell’abside sono stati realizzati tra il 1885 e il 1907 da Edward Burne-Jones e dai suoi allievi, esponenti della corrente artistica dei Preraffaelliti. Il ciclo raffigura la gloria di San Paolo in Paradiso. Nella parte alta del catino absidale è raffigurato il Cristo benedice in trono sull’arcobaleno della nuova alleanza.

La Gerusalemme celeste

La Gerusalemme celeste

Ha nella mano sinistra il globo terrestre, segno della sua signoria sul creato. La scritta che lo circonda riporta il versetto giovanneo: in mundo pressuram habebitis; sed confidite, ego vici mundum (Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! – Gv 16,33).

I cori degli angeli

I cori degli angeli

La parusia è accompagnata dal coro degli angeli musicanti. Gesù è circondato dalle “grandi e alte mura, con dodici porte”, secondo la visione apocalittica della Gerusalemme Celeste (Ap 21).

Il Cristo in trono

Il Cristo in trono

Ai suoi piedi sgorgano i quattro fiumi paradisiaci: il Pishon, il Ghihon, il Tigri e l’Eufrate (Gen 2). Sulle “porte” si affacciano gli Arcangeli: all’estrema sinistra Uriele, il guardiano del sole, accanto a lui Michele,  con la lancia e lo scudo; c’è poi un vano nero, vuoto, abbandonato da Lucifero dopo la sua caduta. Gabriele è alla sinistra del Cristo e tiene fra le mani il giglio dell’Annunciazione, accanto compare Chemuele il coppiere, seguito all’estrema destra da Zofiele, il guardiano della luna.

La creazione

La creazione

Nella fascia intermedia è raffigurata la scena della creazione secondo la Genesi con gli angeli in volo che separano le acque dal firmamento. La scena è accompagnata da due iscrizioni in ebraico “In principio Dio creò il cielo e la terra.” (Gen 1) e in greco: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.” (Gv 1).

San Paolo e i Dottori della Chiesa

San Paolo e i Dottori della Chiesa

Sulla terra, in un giardino paradisiaco davanti all’ingresso della Gerusalemme celeste, è raffigurato San Paolo con la croce nella mano sinistra, nella posa del maestro che insegna. Paolo è accompagnato dai Dottori della Chiesa orientale e occidentale. Si riconoscono Pietro, Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Agostino, Girolamo, Gregorio Magno, Tommaso d’Aquino. A sinistra vediamo il gruppo dei santi asceti emergente dalle grotte eremitiche, con Giovanni Battista, la Maddalena e San Francesco d’Assisi.

I santi eremiti e le donne dei Vangeli

I santi eremiti e le donne dei Vangeli

Segue il gruppo delle donne dei Vangeli con le due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, le tre Marie e la donna dell’unguento. A destra è il corteo delle martiri, con Santa Caterina d’Alessandria (con la ruota), Santa Barbara (con la torre), Santa Cecilia (con l’organo), Santa Dorotea (con le rose) e Sant’Agnese (con l’agnello). All’estrema destra si trovano otto cavalieri cristiani bardati con le armature, alcuni a cavallo ed altri a piedi. Sono i santi patroni nazionali: San Giorgio d’Inghilterra, San Giacomo di Spagna, San Patrizio d’Irlanda, Sant’Andrea di Scozia, San Dionigi di Francia e il soldato romano Longino.

I santi patroni delle nazioni

I santi patroni delle nazioni