Parco di Veio. L’insediamento medievale rupestre di Belmonte

Castelnuovo di Porto è uno dei tranquilli paesi a nord di Roma, cresciuti lungo la Via Flaminia. Le case del vecchio centro sul colle, i nuovi insediamenti nei dintorni, la linea ferroviaria e il vicino casello autostradale sono una risorsa appezzata dagli amanti della tranquillità e dai pendolari che fanno la spola con i luoghi di lavoro a Roma. Anche i camminatori e gli appassionati di storia vi trovano spunto per una passeggiata nel borgo medievale, o lungo i sentieri nei boschi del parco di Veio o per una escursione appena più impegnativa sul vicino colle di Belmonte, in cerca delle reliquie d’un inaspettato insediamento rupestre di epoca medievale.

La chiesa della Madonna delle Virtù

La piazza principale di Castelnuovo è presidiata come d’abitudine dai monumenti che sono i simboli del potere civile e religioso: da un lato il quattrocentesco Palazzo Ducale con le sue torri; di fronte la settecentesca Collegiata dedicata a Maria Assunta. Lungo la discesa si ammira l’elegante chiesetta seicentesca della Madonna delle Virtù, con il suo caratteristico portichetto esterno e il campanile a vela.

La stazione di posta

Scesi sulla Via Flaminia è d’obbligo una sosta all’antica stazione di posta, dirimpettaia della stazione ferroviaria. Se ne possono ancora osservare il passaggio coperto riservato alle carrozze, il sedile riservato ai passeggeri in attesa e la lapide sulla facciata dell’albergo che ricorda i lavori di ripristino della strada, fatti eseguire nel 1580 da Clarice Colonna Anguillara.

La lapide sull’Albergo di Posta

Ci spostiamo in auto lungo la Flaminia in direzione di Roma fino al km 27,7 e imbocchiamo sulla destra la Via di Pian Braccone, seguendo la segnaletica del lago di pesca sportiva; valicato il piccolo ponte sulla ferrovia, si svolta a destra e si scende a tornanti sulla strada che raggiunge l’area attrezzata di Monte Mariello e, poco oltre, il laghetto turistico. Qui si parcheggia. In tutto sono circa tre km dalla stazione di Castelnuovo.

La Grotta Pagana

Ci troviamo alla base del colle di Belmonte che si allunga a occidente, alto su un ripido fianco difeso da vegetazione impraticabile. A destra è una vecchia cava sulla quale occhieggia la Grotta Pagana, utilizzata come ricovero per gli ovini. Seguiamo a piedi la strada asfaltata in leggera salita che si dirige a nord, seguendo il corso del fosso. All’altezza di un pannello informativo dedicato ai rettili del Parco, un varco nella recinzione di legno ci invita a seguire il sentiero – segnato con bandierine bianco-rosse – che si dirige a sinistra. Varcato il fosso su un ponte di pietra privo di protezioni, il sentiero risale il bosco in diagonale, raggiunge la sella di Belmonte, incisa da una tagliata nel tufo, e prosegue in campo aperto sull’altopiano. Lasciato il sentiero segnato, prima o dopo la tagliata, si sale sulla cresta di Belmonte e la si segue fedelmente in direzione sud.

La tagliata di Belmonte

Dopo il primo tratto non agevole, percorso in una trincea rocciosa, la cresta diventa più aperta. Si incontrano in successione delle ‘tagliate’ nella roccia che mettono in comunicazione i due versanti, eredità forse di un abitato arcaico di ascendenza veiente. L’intrico della vegetazione non agevola l’esplorazione dei fianchi tufacei e si resta così nel campo delle supposizioni.

Passaggio in trincea

Più avanti si raggiunge l’area delle grotte. Si distribuiscono a schiera sui due versanti immediatamente a ridosso della cresta che qui si fa più ampia.

Il percorso di cresta

Le cavità hanno forme diverse. Sono numerose quelle con due vani separati da una parete interna. In altri casi l’elemento separatore è solo un pilastro centrale che sostiene la volta. Alcune grotte hanno ingressi distinti ma sono comunicanti all’interno grazie a pertugi o passaggi più ampi. Curioso è il caso della grotta in cui le radici dell’albero soprastante hanno forato il tetto, percorso in verticale la cavità e trovato fondamento nel pavimento. Lo spessore limitato della copertura di tufo ha causato numerosi crolli che ostacolano l’esplorazione degli interni. Difficile dire se si tratti di un’antica necropoli rupestre, come qualche indizio farebbe pensare. Molto più semplice è ipotizzare un loro utilizzo a servizio dell’abitato medievale, come stalle, cantine e magazzini.

Grotta con ingresso a dromos

Dopo le vie cave e le grotte, un terzo elemento interessante e originale è costituito dai fori circolari d’incasso nel terreno e sulle rocce laterali che sembrerebbero rinviare a palafitte fondative di abitazioni scomparse.

Le mura e la torre

Giunti al limite meridionale del colle, troviamo le suggestive rovine del borgo medievale, difese da tre larghi fossati. Alcuni brandelli delle mura castellane a protezione del borgo anticipano una torre duecentesca che svetta sul poggio più alto del pianoro. Il luogo è reso anche più piacevole dal panorama sulle terre di Veio. La prosecuzione verso il terrazzo che reggeva forse la chiesa e verso la confluenza dei fossi in basso prevederebbe una ripida discesa tra le rocce non molto attraente e resa comunque complicata dalla fitta vegetazione.

L’interno di una grotta a più vani

Più semplice è tornare indietro sulla strada percorsa all’andata. Il tempo di percorrenza complessivo è di circa due ore e mezzo. Gli appassionati potranno continuare l’esplorazione dei fossi alla ricerca degli antichi cunicoli scavati nella roccia, progenitori degli acquedotti, e di alcuni mulini alimentati ad acqua (cui si può accedere grazie a un sentiero che si dirama dall’area attrezzata di Monte Mariello). Si può anche prolungare la passeggiata sulla strada asfaltata, raggiungendo in un’ora la larga vetta del Monte Calvio, ottimo belvedere.

Grotta con interno parzialmente crollato

(Escursione effettuata il 22 maggio 2017)

Tagliata nel tufo

Visita la sezione del sito dedicata alla civiltà rupestre.

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Francigena: da Campagnano a La Storta

L'arrivo nel Parco archeologico di Veio

L’arrivo nel Parco archeologico di Veio

La penultima tappa della Via Francigena, nell’approssimarsi ormai a Roma, risente inevitabilmente della pressione del traffico automobilistico e dell’intensificarsi dell’urbanizzazione. Sono comunque possibili diverse varianti che consentono di schivare le strade più trafficate e di camminare nella celebre Campagna romana. La soluzione che propongo prevede di uscire da Campagnano e giungere a La Storta sulla Via Cassia transitando progressivamente per Formello, la Valle del Sorbo, l’antica Veio e Isola Farnese. I comuni della zona hanno realizzato una serie di lavori di recupero e messa in sicurezza della Via Francigena. Dopo Campagnano il percorso si snoda attraverso la valle del Sorbo, con una sosta obbligato al santuario della Madonna del Sorbo. Si raggiunge poi il centro storico di Formello. Qui il Comune propone Mansio, un sistema integrato di accoglienza dei pellegrini. Si raggiunge la necropoli di Veio e si passa poi a visitare l’ampio pianoro con l’acropoli, i resti archeologici dell’antica Veio e il tempio di Apollo. Il borgo di Isola Farnese e il tratto di percorso verso La Storta hanno ormai le caratteristiche urbane della periferia di Roma.

Per approfondire:

www.comune.formello.rm.it/

http://www.parcodiveio.it

La valledel Sorbo e il santuario

La valledel Sorbo e il santuario

La torre del santuario del Sorbo

La torre del santuario del Sorbo

Traversando la Campagna romana

Traversando la Campagna romana

Francigena: da Sutri a Campagnano

Le cascate di Monte Gelato

Le cascate di Monte Gelato

La prima parte della tappa è piuttosto anonima. Si attraversano le campagne, si sfiora Monterosi con il suo lago, e poi, al di là della Cassia, si prosegue ancora sui campi. La svolta avviene con l’ingresso nel Parco della valle del Treja. Il paesaggio cambia e assume le forme del bosco. C’è l’incontro con le scenografiche cascate di Monte Gelato. Segue la visita dell’antico mulino, monumento di archeologia industriale. Lasciandosi alle spalle le testimonianze della civiltà dei Falisci entriamo nel Parco di Veio, e percorriamo una strada sterrata panoramica che ci conduce fino alle porte di Campagnano.

La descrizione analitica del percorso è su www.percorsifrancigena.eu/

Parco della Valle del Treja: www.parcotreja.it

Parco di Veio: http://www.parcodiveio.it

La mola di Monte Gelato

La mola di Monte Gelato

Tumulo con tombe rupestri riutilizzate come stalle

Tumulo con tombe rupestri riutilizzate come stalle

Fontanile sulla Via Francigena verso Campagnano

Fontanile sulla Via Francigena verso Campagnano