Terremoto della Marsica. Il Borgo vecchio di Frattura di Scanno

Il borgo vecchio di Frattura

Il borgo vecchio di Frattura

Il terremoto del 1915 nella Marsica raggiunse l’apice dell’undicesimo grado della scala Mercalli e fu avvertito in settecento località diverse. L’epicentro fu essenzialmente la conca del Fucino ma conseguenze localmente rovinose si produssero anche nelle valli vicine. Un esempio ne è la valle di Scanno. Questa valle è solcata dal fiume Tasso, che scende dal passo di Godi e alimenta il lago di Scanno; uscendo dal lago, il fiume prende il nome di Sagittario, si raccoglie nel bacino artificiale di Villalago, percorre le celebri gole, riceve le acque delle sorgenti di Anversa, traversa la conca Peligna e affluisce nell’Aterno-Pescara. La valle è osservata dall’alto dal paese di Frattura, una frazione di Scanno, appollaiata come un’aquila su uno spalto del gruppo di monte Genzana.

La parete di distacco della frana

La parete di distacco della frana

Il nome Frattura richiama un altro sconvolgimento naturale, quello dell’immane frana che rovinò a valle e ostruì il corso del fiume Tasso, originando però il lago di Scanno, oggi attrazione turistica della valle. Il terremoto del 1915 uccise 162 persone, circa la metà dei residenti, e distrusse gran parte delle case di pietra. I superstiti furono accolti in un villaggio provvisorio di baracche di legno, in attesa delle case del borgo nuovo, inaugurate vent’anni dopo il sisma. La guerra, le malattie, l’emigrazione (Australia, Venezuela, centro Europa) svuotarono progressivamente anche Frattura Nuova. Una stentata economia, fatta di agricoltura di sussistenza e piccolo allevamento, allontanò dal paese soprattutto i giovani e gli uomini. Visitare oggi il borgo vecchio e quello nuovo di Frattura significa leggere un secolo di storia sociale dell’Italia montana. Nella speranza di un miracolo turistico che riporti la vita tra le rovine.

Gregge tra le rovine

Gregge tra le rovine

 L’itinerario

La croce stazionale

La croce stazionale

Frattura è una frazione di Scanno costruita a circa 1260 metri di quota. É raggiunta da una strada provinciale di 5,5 km che si dirama dal fondovalle nel tratto tra Scanno e il lago. La visita del paese dà conto dell’urbanistica dei centri costruiti dopo il terremoto: le case asismiche sono costruite in file regolari, digradanti lungo il pendio del monte, collegate da una strada che sale a tornanti e da scalinate trasversali. Subito dopo il paese, la strada (chiusa al traffico ordinario) diventa sterrata, scavalca la cresta del monte Genzana e scende nel Piano delle Cinque Miglia all’altezza della Madonna del Casale. L’itinerario suggerito è una tranquilla passeggiata panoramica che in mezz’ora collega il paese nuovo alle rovine del borgo vecchio. La durata complessiva dell’escursione è contenuta pertanto in un’ora e mezza.

La chiesetta di San Nicola

La chiesetta di San Nicola

Lasciata l’auto all’ingresso di Frattura Nuova, s’imbocca la strada segnalata che si dirige a nord verso il borgo vecchio. Raggiunta una vicina croce di ferro l’intero itinerario diventa ben visibile e comprensibile. La strada si abbassa con un doppio tornante e transita alla base dell’impressionante ‘frattura’ della frana primordiale che si staccò dal monte Rava e precipitò sul fiume Tasso dando origine al lago di Scanno. Superati il cimitero, gli impianti sportivi e alcuni orti, la strada diventa sterrata e risale verso i ruderi del borgo aggirando il cono del colle. Magnifico panorama sui laghi e su tutta la valle del Sagittario; al di là si alza la lunga costiera dei monti del Parco nazionale d’Abruzzo. Il borgo è introdotto da un ampio piazzale, presidiato da una croce stazionaria, dalla chiesetta di San Nicola, da una fontanina e dai primi edifici diroccati.

Casa collassata

Casa collassata

Gli edifici ridotti a mozziconi spettrali di muri alzati verso il cielo si alternano a costruzioni che all’esterno sembrano dignitosamente conservate ma che sono completamente collassate all’interno.

Edificio lesionato

Edificio lesionato

Gli interni delle case, le stanze, i camini, gli archi e i pavimenti sono oscenamente profanati da profonde fenditure dei muri esterni.

Interno

Interno

Altre casette mostrano i segni del recupero e del restauro. Piccoli orti e stalle recintate testimoniano il legame dei vecchi abitanti con il loro borgo d’origine.

La fontana ottocentesca

La fontana ottocentesca

Una magnifica fontana monumentale ottocentesca ci ricorda che il paese è dotato di acqua e luce e che è frequentato per scampagnate e ricorrenze religiose. Di qui parte anche una traversata, apprezzata dagli escursionisti, che sale al valico della cappella dell’Immacolata, tra i monti Rufigno e della Rovere, e scende poi verso Castrovalva e Anversa degli Abruzzi, nella Riserva naturale regionale “Gole del Sagittario”.

Il palazzo nobile

Il palazzo nobile

Per approfondire

Finestra

Finestra

Per l’orientamento è utile consultare la Carta turistico – escursionistica del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in scala 1:50.000, e la Carta dei sentieri “Monte Genzana – Monte Rotella” della sezione di Sulmona del Cai, in scala 1:25.000. Un ottimo documentario sugli esiti del terremoto del 1915 a Frattura è stato realizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ed è visibile al link: https://ingvterremoti.wordpress.com/2015/03/16/le-radici-spezzate-marsica-1915-2015/. I dintorni propongono la visita della Riserva Monte Genzana-Alto Gizio, della Riserva Gole del Sagittario e del Parco letterario di Anversa, legato alle pagine dannunziane de “La fiaccola sotto il moggio”. Una buona introduzione a Scanno e ai suoi dintorni è offerta dal portale turistico http://www.scanno.org/. Le forme locali di vita sociale del passato sono documentate nel Museo etnografico di Frattura e nel Museo della lana di Scanno.

Il fontanino

Il fontanino

Vedi anche le altre passeggiate nei borghi terremotati della Marsica:

Il Borgo di Morino vecchio in Val Roveto https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/2015/05/13/terremoto-della-marsica-il-borgo-di-morino-vecchio-in-val-roveto

Il Borgo vecchio di Lecce nei Marsi https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/?s=Lecce+nei+Marsi&submit=Cerca

Sperone                         https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/2015/04/13/sperone-borgo-terremotato-della-marsica/

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Terremoto del Fucino. Il borgo vecchio di Lecce nei Marsi

Le rovine del terremoto a Lecce nei Marsi

Le rovine del terremoto a Lecce nei Marsi

Il 13 gennaio 1915 – cent’anni fa – un rovinoso terremoto sconvolse il Fucino e l’area della Marsica. Era stato preannunciato nei giorni precedenti da strani fenomeni: i gas infiammabili che fuoriuscivano dai terreni e le acque degli stagni e dei pozzi divenute improvvisamente bollenti. La scossa fu avvertita perfino a Roma, dove cadde una statua della basilica di San Giovanni. L’esito fu disastroso. “Paesi e borgate rasi al suolo come fieno sotto la falce”, scrive Don Guanella che visita i luoghi qualche giorno dopo. Uno spettacolo di apocalisse e oltre trentamila morti. A un secolo di distanza quelle rovine sono ancora intatte e ben visibili intorno a Lecce nei Marsi. Qui il terremoto provocò centinaia di vittime e costrinse gli abitanti superstiti ad abbandonare i borghi d’altura e a spostarsi più in basso.

Lecce nei Marsi

Lecce nei Marsi

Il nuovo paese fu costruito ai margini orientali del piano del Fucino, a un livello di cinquecento metri più in basso rispetto al vecchio abitato, con l’opportunità di ricostruire case più confortevoli e di sviluppare un’agricoltura molto più produttiva. Proponiamo due facili passeggiate a piedi nei dintorni di Lecce, alla scoperta di rovine sorprendentemente conservate, in un gradevole paesaggio di pascoli, boschi, valli e monti, tutelato dal Parco nazionale d’Abruzzo.

Le Case sparse

La Ca' Marino

La Ca’ Marino

L’asse di riferimento del nostro itinerario è la strada asfaltata dedicata a Palmiro Togliatti, nota come la “panoramica”, che si stacca dal paese di Lecce nei Marsi (730 m) e sale fino ai 1425 m dell’area attrezzata del rifugio La Guardia. Le prime imponenti rovine sono subito visibili a destra della strada. Dopo 1,7 km, all’altezza di una croce di ferro che ricorda una Missione, s’imbocca sulla destra una stradina, prima asfaltata e poi sterrata, che raggiunge l’interessante chiesetta di Sant’Antonio (Madonna delle Grazie sulle carte), introdotta da una scalinata e dotata di un’area di servizio per i pellegrini.

La chiesetta di Sant'Antonio

La chiesetta di Sant’Antonio

Lasciata l’auto, andiamo a piedi alla scoperta delle case sparse di Lecce. Esploriamo così una serie di frazioni e nuclei abitativi satelliti, collegati tra loro da stradine, tra campi terrazzati, pascoli, recinti e stazzi pastorali, campicelli protetti e antichi frutteti, a balcone sull’immensa piana del Fucino. Uno straordinario e malinconico mondo di pietra. Dalla chiesetta, tornando brevemente indietro, troviamo subito a sinistra il rudere della Ca’ Carlone. Ma è più interessante raggiungere il tornante della strada, dove sorgono le rovine della Ca’ Marino, accanto a un fontanile. I tetti e gli interni sono collassati, ma le mura sono rimaste in piedi e consentono ancora di studiare la struttura interna dell’abitazione principale e dei vicini edifici di servizio alla masseria. Si prosegue ora in direzione del colle di fronte: il vecchio tratturo, protetto da muretti di pietra, è infrascato e impraticabile, ma un ampio sentiero di pietra raggiunge la selletta e si biforca.

L'arco di Sierri

L’arco di Sierri

I ruderi di Sierri

I ruderi di Sierri

A destra il tratturo scende tra i campi terrazzati verso lo spettrale borgo di Sierri, ridotto a una selva di mozziconi di muri puntati verso il cielo, una waste land di desolazione e rovine. Eppure – come per un miracolo – un aereo arco di pietra è incredibilmente sopravvissuto al sisma, simbolica porta d’ingresso al borgo coventrizzato. Risaliti sul colle, si va ora a visitare la Ca’ Buccella.

La Ca' Buccella

La Ca’ Buccella

La fattoria è disposta a semicerchio con gli edifici vicini intorno a un’ampia corte centrale. Con prudenza è possibile visitarne anche gli interni. Tutt’intorno è un pittoresco merletto di recinti di pietra, di varia forma e grandezza, a protezione di campi, frutteti e stazzi. Tornando verso la chiesa e l’auto, si può ancora imboccare una sterrata che si dirige a ovest in leggera discesa. In pochi minuti si raggiungono gli scarsi resti di un altro piccolo insediamento, significativamente chiamato Macchia, ormai conquistato dal bosco. L’intero circuito delle case sparse di Lecce si compie in un’ora.

Il castello di Lecce Vecchio

Il castello di Litium

Il castello di Litium

Ripresa l’auto si continua sulla sterrata che aggira la chiesetta e riporta sull’asfalto della Panoramica. A otto km da Lecce e alla quota di circa 1250, si alzano altri inaspettati ruderi. Il Castello di Litium, risalente al X secolo, sovrasta con la sua torre il nucleo del paese di Lecce Vecchio, abbandonato dopo il terremoto del 1915. Il colle che ospita l’abitato sorge sul lato sinistro della strada e confina a monte con una sterrata che si dirige verso le Prata e la Cicerana (sentiero T1 del Parco) e a valle con una seconda sterrata a margine di una zona di pascoli (sentiero S4). Conviene osservare l’abitato compiendone il periplo esterno.

I ruderi di Lecce Vecchio

I ruderi di Lecce Vecchio

Per la visita ravvicinata occorre avventurarsi sui sentierini che risalgono il colle, ostacolati dai ‘cavalli di frisia’ degli spinosi cespugli della macchia che ha colonizzato i ruderi. L’esplorazione è comunque interessante, grazie anche agli scorci panoramici sui valloni e sui boschi circostanti. Il tempo di visita è inferiore a un’ora. A completamento dell’escursione conviene seguire la strada fino al termine e raggiungere il pianoro della Guardia, introdotto da una lapide che ricorda il sacrificio di un partigiano sovietico di nome Ivan. Qui sorgono un rifugio e alcuni edifici in pessime condizioni, accanto a una piccola sciovia in disuso e a un fontanile. Dal pianoro il sentiero S3, in piena immersione nel bosco, sale verso il monte Fontecchia e la lunga cresta che si affaccia sulla Vallelonga.

Ruderi a Ca' Buccella

Ruderi a Ca’ Buccella

 Per approfondire

Il programma delle iniziative in memoria del terremoto di Avezzano del 1915 è catalogato nel sito istituzionale http://www.centenarioterremotomarsica.it/. Molto interessanti sono i documentari filmati sui borghi terremotati della Marsica curati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: https://ingvterremoti.wordpress.com/2015/03/16/le-radici-spezzate-marsica-1915-2015/. Tra le pubblicazioni di taglio più storico e scientifico si segnalano “Fucino ieri” di Raffaele Colapietra e “13 gennaio 1915. Il terremoto nella Marsica” di S. Castenetto e F. Galadini (Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1999). Il sito istituzionale del Comune di Lecce nei Marsi racconta la storia del paese e propone un repertorio fotografico. Per l’orientamento sono utili le carte “Coppo dell’Orso – Carta dei sentieri della Vallelonga” in scala 1:25.000 e la “Carta turistico-escursionistica” del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in scala 1:50.000.

Le rovine di Sierri

Le rovine di Sierri

 

Terremoto della Marsica. Il borgo di Morino Vecchio in Val Roveto

Morino Vecchio: la croce di Santa Maria

Morino Vecchio: la croce di Santa Maria

Cent’anni fa, il 13 gennaio 1915, un rovinoso terremoto sconvolse il Fucino e l’area della Marsica, nell’Abruzzo aquilano e provocò oltre trentamila morti. Caddero anche i paesi della Valle Roveto. Quei terribili momenti sono stati così rievocati in uno spettacolo teatrale a Morino: “Quando una mattina presto, quando tutti / o la maggior parte stavano a dormire / E qualcuno si stava vestendo / E qualcun altro stava andando a lavorare / E qualcuno stava in chiesa / E proprio mentre il prete alzava l’ostia rimasero / tutti fermi come per capire che stava succedendo / «Sant’Emidio fa che finisce» / «Sant’Emiddio pareva che il vento era entrato / dentro le case e faceva alzare il tetto» / E poi i muri si giravano tutti quanti, / sembrava che la terra stesse girando le case”.

La torre di Morino Vecchio

La torre di Morino Vecchio

Morino Vecchio è uno dei borghi montani devastati dal quel terremoto. Sorge su un colle della Val Roveto, a presidio del fiume Liri. Oggi ai suoi piedi si stende il paese di Morino Nuovo, capitale di una bella Riserva naturale dedicata a una cascata (“Zompo lo Schioppo”) che scroscia ai piedi dei monti Ernici. Ma in occasione del centenario del terremoto, quel vecchio borgo, devastato e abbandonato, sta riprendendo vita. L’intera comunità di Morino vuole farlo risorgere. Lo ha ripulito, restaurato, illuminato, messo in sicurezza. L’ha attrezzato con sentieri, percorsi e pannelli informativi. Per i visitatori di oggi diventa così un luogo da visitare, un curioso ‘spaccato’ dei modi di vivere del passato. Ma vogliamo credere che sia anche un nobile modo di tener viva la memoria delle innocenti vittime di cent’anni fa.

La chiesa di Santa Maria Bambina

La chiesa di Santa Maria Bambina

L’itinerario

Le cisterne di Palazzo Facchini

Le cisterne di Palazzo Facchini

Morino è un centro della Val Roveto, nell’Abruzzo marsicano, raggiungibile grazie alla superstrada e alla ferrovia che collegano Avezzano e Sora. L’itinerario suggerito è una tranquilla passeggiata ad anello con partenza dalla Grancìa (475 m), sosta a Morino Vecchio (583 m) e rientro via Morino (443 m). La durata dell’escursione è di un’ora e mezza, cui bisogna aggiungere i tempi di visita al borgo vecchio. La Grancìa ospita l’Ecomuseo della Riserva naturale di Zompo lo Schioppo: la sua visita offre un eccellente quadro introduttivo al contesto paesaggistico della passeggiata.

Palazzo Ferrante

Palazzo Ferrante

S’imbocca la Via Cimara, asfaltata nel primo tratto e poi sterrata. Il campanile indica con evidenza la strada e la distanza da percorrere. Superati una croce eretta per il centenario e un interessante edificio rurale sulla destra, dotato di stalla e vasca esterna, si raggiunge in breve l’accesso occidentale del vecchio borgo, con i resti della torre e delle mura. Il percorso di visita non è obbligato: l’anello alla base delle rovine e il percorso di cresta offrono comunque i punti di riferimento essenziali. 6 - Il forno

Meritano una segnalazione le rovine di alcuni edifici ancora leggibili. La chiesa di Santa Maria ha salvato solo il suo campanile e l’abside rampante: tra i moncherini delle mura cadute, una croce di ferro sostituisce il vecchio altare e guarda all’abbraccio dei monti Ernici. Il palazzo Facchini contiene due grandi cisterne (per l’olio o per il vino) che si sono conservate integre grazie alla struttura in cemento armato di Portland realizzata nel 1909 dall’impresa di Cesare Palazzi.

La cella del forno

La cella del forno

In via di recupero è il forno del borgo, che ha conservato la cella di cottura, il camino e i ripiani per il pane. Il Palazzo Ferrante conserva la porta esterna di accesso, la corte interna con i magazzini, la scalinata dell’appartamento padronale e le mura esterne.

I ruderi della chiesa di San Rocco

I ruderi della chiesa di San Rocco

L'ossario

L’ossario

La seconda chiesa, dedicata a San Rocco, alza al cielo due brandelli di muro, a mo’ di estrema preghiera. I locali sotterranei conservano un ossario, l’antico cimitero del borgo. Il bel piazzale orientale è il termine della strada sterrata (Via Cerrito) che sale da Morino. Qui è possibile arrivare anche in auto. In questo caso l’escursione si riduce alla pura visita del borgo antico. Dopo la visita alle case che insistono sul piazzale, a piedi si scende al paese con lungo e panoramico percorso a tornanti. Altri due km sulla Via della Vittoria riportano alla Grancìa e all’Ecomuseo.

Il piazzale orientale

Il piazzale orientale

Per approfondire

La valorizzazione del Borgo di Morino Vecchio, opera del Comitato per il Centenario del Terremoto 1915-2015, è documentata nel sito http://www.morinovecchio.it/. Il programma di iniziative in memoria del terremoto di Avezzano del 1915 è documentato dal sito istituzionale http://www.centenarioterremotomarsica.it/.

Giancarlo Rossetti, presidente del Comitato del Centenario, e Roberto D'Amico, Sindaco di Morino

Giancarlo Rossetti, presidente del Comitato del Centenario, e Roberto D’Amico, Sindaco di Morino

Tra le iniziative escursionistiche realizzate per l’occasione si segnalano l’edizione 2015 del “Cammino dell’accoglienza” (www.camminodellaccoglienza.it) e “La spirale della memoria” di Luca Gianotti (https://it-it.facebook.com/SpiraleDellaMemoria). La Riserva naturale regionale di Zompo lo Schioppo in Val Roveto è descritta nel sito http://www.schioppo.aq.it/. Per l’orientamento sono utili le carta dei sentieri “Riserva Zompo lo Schioppo” in scala 1:25.000 (Iter Edizioni) e “I Monti Ernici e la Valle Roveto” in scala 1:25.000 (Selca, Firenze, 2002).

Ruderi

Ruderi