San Gimignano. L’educazione sentimentale del giovin signore

Deliziosa. Seducente. Persino erotica. Come non gustare questa sapida ars amandi in salsa senese del Trecento? La storia dell’iniziazione amorosa del giovin signore è affrescata nella Camera del Podestà del Palazzo comunale di San Gimignano, in Toscana. È una curiosa opera di Memmo di Filippuccio, dipinta nel primo decennio del quattordicesimo secolo. Guardiamola insieme.

Il giovane lascia la sua famiglia

Il giovane lascia la sua famiglia

Raggiunta la maggiore età, il giovane decide di lasciare la casa paterna e di andare a vivere in autonomia. Il papà e la mamma tentano invano di trattenerlo con il loro tenero affetto. Il giovane si fa consegnare i denari necessari, la sua parte di patrimonio, e inizia il percorso della sua emancipazione.

L'amore mercenario

L’amore mercenario

Il giovane, eccitato e ingenuo, cade subito nella rete delle mezzane, le procacciatrici di amori illeciti e mercenari, ed è condotto nell’alcova della prostituta. Durante il convegno amoroso, approfittando della confusione del giovane, stordito dai baci e dalle carezze, la meretrice gli sottrae la borsa dei denari.

Il giovane è bastonato

Il giovane è bastonato

Riacquistata la lucidità, il giovane chiede la restituzione dei suoi soldi. Ma viene scacciato in malo modo e persino preso a bastonate dalla donna e dalle sue ruffiane.

Paolo e Francesca

Paolo e Francesca

Questa riscrittura medievale della parabola del figliol prodigo è commentata da due citazioni letterarie illustrate. Nella prima vogliamo riconoscere la storia di Paolo e Francesca, immortalata in quegli stessi anni da Dante. “Quando leggemmo il disïato riso / esser basciato da cotanto amante, / questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante. / Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: / quel giorno più non vi leggemmo avante”. L’immagine vuole mettere in guardia da quelle occasioni, innocenti ma pericolose, nelle quali la tensione erotica rischia di sprigionarsi senza controllo.

Aristotele e Fillide

Aristotele e Fillide

Nella seconda immagine vediamo una giovane donna, con una frusta in mano, seduta a cavalcioni sul corpo di un vecchio, totalmente soggiogato a essa, sotto lo sguardo di spettatori attoniti. Si tratta nientemeno che del sommo Aristotele, perdutamente invaghitosi della cortigiana Fillide. L’icona è simbolo delle insidie che possono prendere il sopravvento nelle persone mature, irretite dai sensi, incapaci di resistere al richiamo del corpo femminile in fiore, in grado di far perdere la testa, e quindi la ragione, pure ai più avveduti.

La sposa raggiunge la casa dello sposo

La sposa raggiunge la casa dello sposo

La lezione è servita. La scena cambia. Vanno ora in onda le gioie della vita coniugale. La giovane sposa è accompagnata dalle sue ancelle a casa dello sposo. La casa appare allora come un luogo di seduzione e felicità.

Il bagno degli sposi

Il bagno degli sposi

Secondo l’uso delle case benestanti nel Medioevo, gli sposi fanno il bagno insieme nella stessa tinozza. Su disposizione del padrone di casa, una domestica si occupa di scaldare l’acqua e controllarne la temperatura nella vasca. La scena racconta le tenere carezze e gli sguardi complici degli sposi, immersi con gioia nell’acqua calda.

Il letto nuziale

Il letto nuziale

Gli sposi si stanno coricando: la moglie è già a letto e aspetta il marito che scosta le coperte, ansioso di raggiungerla. Sono nudi (ma con la papalina in testa). La domestica, con gesto ampio e teatrale, afferra le tende e si appresta a chiuderle, come si farebbe con un sipario, per proteggere dagli sguardi dei voyeurs l’intimità della coppia.

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Toscana. La Badia a Conéo

Solitudine. È la sensazione del neo-pellegrino che scende sulla via Francigena da San Gimignano a Monteriggioni. Mentre percorre la solitaria campagna senese, giunto a Campiglia, di solito è attratto dalla variante francigena che lo porta ad ammirare Colle Val d’Elsa e i suoi tesori. Ma se decide di continuare sulla via canonica, quella che costeggia il torrente Foci verso Quartaia, scopre a sorpresa sul poggio il profilo della Badia a Conéo. Solitaria e abbandonata. E forse proprio per questo di una bellezza pura e severa che incanta con le forme del romanico senese. Fu abitata nel Mille dai monaci benedettini vallombrosani, i monaci “forestali” seguaci di San Giovanni Gualberto, particolarmente sensibili alla tutela della natura e dei boschi. Ma non ebbe fortuna storica. La chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta, pur se chiusa, lascia ancora vedere la sua decorazione esterna. L’abitato dell’abbazia e le strutture di servizio versano invece in gravi condizioni di degrado e hanno i tetti sfondati. Il periplo del complesso consente di capirne la struttura costruita intorno alla corte centrale, con il forno, i depositi e le stalle, e le modifiche intervenute nei secoli.

La chiesa abbaziale

La chiesa abbaziale

La facciata della chiesa ha la tipica semplice struttura a capanna, con un portale e una finestra sovrapposta. Il portale è inserito in una decorazione di arcatelle cieche che poggiano su capitelli e semicolonne. I capitelli scolpiti mostrano volti umani stilizzati tra volute e foglie di pietra. Le tre colonne della facciata (due reggono l’arco laterale) hanno capitelli decorati con immagini umane (forse Adamo ed Eva) e uccelli simbolici.

Il transetto e il tiburio ottagonale

Il transetto e il tiburio ottagonale

Entrati nel recinto, si percorre la parete laterale sinistra della chiesa e si apprezza il bel tiburio ottagonale che sovrasta l’incrocio tra la navata e il transetto.

La zona absidale

La zona absidale

Giunti sul retro si osservano la curvatura dell’abside e il campanile a vela. Il sottotetto ha una decorazione continua di arcatelle cieche che diventano ben evidenti soprattutto nel transetto e nell’abside. Sotto il fregio, alla base delle colonnine e al centro degli archetti ricorre in continuazione il motivo dei volti umani stilizzati. Vanno pure notate le finestrelle allungate a tutto sesto, con l’arcata superiore semicircolare e la composizione cromatica alternata dei conci.

La decorazione del sottotetto

La decorazione del sottotetto

La Badia può essere raggiunta anche in auto, provenendo da Colle Val d’Elsa. Dalla città bassa s’imbocca la Via Volterrana toccando l’omonima porta della città alta e si prosegue fino alla località Le Grazie; si svolta sinistra seguendo le indicazioni per Casole d’Elsa; dopo circa un km, a un bivio, si va destra per Conéo e, seguendo fedelmente la segnaletica, si raggiunge l’abbazia. In tutto circa 6 km.

La Badia dall'alto

La Badia dall’alto

(Ho visitato la Badia l’11 settembre 2016)

Colle Val d’Elsa. La Cripta della Morte

La visita richiede uno stomaco forte. L’Oratorio della Misericordia, nella Cripta del Duomo di Colle, è la quintessenza di quel compiacimento nel macabro, tipico di una certa spiritualità del Seicento. L’ambiente è repulsivo, funereo, lugubre, opprimente. Bare, catafalchi, panni funebri, cappucci neri, ceri, statue del compianto. E un rivestimento di affreschi, sulle pareti e sulle volte, ispirato ai temi escatologici.

L'ingresso della cripta

L’ingresso della cripta

In realtà, al di là delle forme, l’Oratorio della cripta è lo storico luogo di riunione della Confraternita della Misericordia, la più antica forma di volontariato sorta nel mondo e ancora oggi estremamente vitale. Molto attive in Toscana, le Misericordie furono fondate nel 1244 a Firenze, aggregando semplici cittadini di ogni ceto ed età, impegnati a “onorare Dio con opere di misericordia verso il prossimo”, il tutto nel più assoluto anonimato e in totale gratuità. La Confraternita di Colle fu particolarmente impegnata nella settima opera di misericordia: seppellire i morti e le vittime di epidemie e pestilenze.

L'angelo della morte

L’angelo della morte

Guardiamo ora gli affreschi alle pareti del presbiterio. A destra e a sinistra sono dipinti gli scheletri di due angeli della morte. Essi hanno nelle mani scritte ammonitrici, mentre ai loro piedi giacciono alla rinfusa i simboli della vanità umana. Il cartiglio dello scheletro di destra riporta la locuzione latina “memento homo quia pulvis est” (ricordati uomo che sei polvere), citazione del libro della Genesi (3,19). In basso giacciono due volumi rilegati, un elmo piumato, un libro di musica e un sacco di monete d’oro, allusione alla vanità della ricchezza, dell’arte, della cultura e della forza.

La morte e la vanità del potere

La morte e la vanità del potere

L’angelo a sinistra calpesta invece un triregno papale, scettro, corone e ornamenti regali, una berretta cardinalizia e una mitra vescovile, allusione al potere e alle gerarchie della chiesa e del regno. Tra le mani esibisce la scritta “statutum est omnibus hominibus semel mori” che cita un versetto della lettera agli Ebrei: E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza (Eb 9,27-28).

Il Paradiso di Dio

Il Paradiso di Dio

L’evocazione scritturistica del nesso tra morte e giudizio introduce idealmente gli affreschi che decorano la volta e che rappresentano i regni dell’aldilà. Il Paradiso è sintetizzato nell’immagine di Dio Padre che vola nell’empireo accompagnato da uno stormo di angeli. Un angelo solleva il globo terrestre sormontato da una croce d’oro e l’offre a Dio a simboleggiare la sua signoria sul creato.

Il purgatorio

Il purgatorio

Il Purgatorio è rappresentato come un tempestoso mare di fiamme: vi affiorano i corpi di anziani canuti, di giovani barbuti e di donne che espiano i loro peccati. I loro volti non sono però straziati dalla pena ma esprimono una fiduciosa speranza nella misericordia divina. Misericordia che si manifesta con la discesa di un angelo che afferra per il polso una donna ormai redenta e la solleva per portarla in Cielo.

L'Inferno

L’Inferno

Ovviamente diversi sono i sentimenti vissuti dai dannati all’Inferno. La coppia di lussuriosi osserva atterrita lo spettacolo offerto dai peccatori. Un gruppo di dannati fugge davanti all’assalto di un drago alato. L’iracondo reagisce con l’autolesionismo al demonio che lo avvinghia. Un altro dannato è morsicato da aspidi velenosi e abbracciato da un demone cattivo, armato di forcone. Indimenticabile è infine il demonietto dalle mani grifagne che soffia dalla bocca una vampa di fuoco sui dannati come un mangiafuoco nello spettacolo di strada.

(Il sopralluogo è stato effettuato l’11 settembre 2016)

Poggibonsi. Il Parco di Poggio Imperiale

Camminare nella storia’ è una forma di escursionismo congeniale alla Toscana. L’immagine di questa regione nasce proprio dalla fusione di un celebrato paesaggio lavorato dall’uomo con un reticolo di cittadine trasudanti di storia, ricche di monumenti artistici, di splendide chiese, di palazzi e di edifici pubblici. Credo, per fare un esempio, che una delle più belle passeggiate storiche d’Italia sia quella che sale dal centro di Poggibonsi verso il sovrastante Poggio Imperiale. Una passeggiata che si snoda tra un’imponente cinta muraria, il parco della fortezza medicea, le fortificazioni e la spianata del Cassero, la fontana monumentale, il parco archeologico sui resti dell’abitato medievale, una basilica trecentesca. Un parco vitale, frequentato, che propone eventi, sede di un centro di documentazione, sala congressi, laboratori archeologici per ragazzi, bar e ristorante. Una passeggiata ad anello che è anche una terrazza circolare sulle colline toscane e i paesaggi della Valle dell’Elsa.

Poggibonsi e il Poggio Imperiale

Poggibonsi e il Poggio Imperiale

La fonte delle fate

Iniziando dal centro storico di Poggibonsi si segue in salita la tranquilla Via San Francesco che avvolge la base del colle, parallela alla trafficata Via della Fortezza. Si costeggia la muschiosa Fontana del Tempo e si raggiunge la scala d’accesso alla Fontana della Fate. Si penetra in un luogo appartato e suggestivo.

La fonte delle fate

La fonte delle fate

La grande fontana pubblica di età duecentesca ha la forma di un monumentale portico a sei arcate, all’interno del quale si trovano le vasche per la raccolta delle acque. Nelle vasche è collocata una sorprendente serie di sculture – coccodrilli e uomini in posizione fetale – che compongono l’opera I Dormienti realizzata dall’artista Mimmo Paladino.

L'opera di Mimmo Paladino

L’opera di Mimmo Paladino

San Lucchese

Giunti alla base delle mura, conviene traversare lo stradone e risalire il breve tratto di strada che introduce al complesso monumentale di San Lucchese. La basilica custodisce l’urna con il corpo del santo di Poggibonsi, che con sua moglie Bonadonna fu uno dei primi seguaci di San Francesco d’Assisi. Notevoli le opere d’arte all’interno. Si segnalano alcuni curiosi episodi della vita di santo Stefano, dipinti da Taddeo Gaddi. A fianco della basilica è il convento francescano con le sue strutture residenziali. Vi è anche un piccolo cimitero.

Il ritrovamento di Santo Stefano allattato da una cerva (Taddeo Gaddi)

Il ritrovamento di Santo Stefano allattato da una cerva (Taddeo Gaddi)

Il giro delle mura

Dal panoramico colle di San Lucchese si scende una rampa gradinata e si risale in direzione dell’imponente corona muraria di Poggibonsi. Siamo di fronte al perimetro esterno della Fortezza medicea costruita agli inizi del Millecinquecento per volontà di Lorenzo il Magnifico. Il progetto non fu portato a pieno compimento e pertanto non venne realizzato il nucleo urbano previsto al suo interno.

Le mura

Le mura

Ammirata la cortina muraria dal basso, se ne varca il portale di San Francesco, articolato in un doppio ingresso e in un androne coperto, e si sale sui bastioni. Si segue il giro delle mura in senso orario e in direzione nord, aggirando le altre porte d’accesso. Il panorama segue la linea dei colli fino allo svelarsi del centro urbano di Poggibonsi.

La porta di San Francesco

La porta di San Francesco

Il Parco archeologico

Lasciate le mura, ci si addentra nel Parco archeologico. Gli scavi, condotti dall’Università di Siena, hanno messo in luce la storia millenaria di Poggio Bonino (Podium Bonini). Si osservano i basamenti di case in muratura di notevoli dimensioni, sviluppate su due piani, affacciate sulla strada e dotate di corte interna. A queste si aggiungono i laboratori artigiani, una piazza con cisterna monumentale pubblica e due grandi chiese con i relativi cimiteri. Il colle è attraversato da uno dei diverticoli della Via Francigena “alta”, utilizzata quando il percorso di valle non era agibile. I pannelli descrittivi dei siti propongono ricostruzioni particolarmente efficaci.

La ricostruzione del villaggio medievale

La ricostruzione del villaggio medievale

L’Archeodromo

Più in alto è visibile l’Archeodromo, il piacevole museo didattico all’aria aperta che riproduce in scala reale il nucleo centrale del villaggio scavato dagli archeologi a pochi metri di distanza. Sono ricostruite la grande capanna della residenza padronale e le diverse strutture dell’azienda curtense destinate ad attività artigianali (il fabbro, il falegname, il correggiaio, il fornaio, la tessitrice) e all’immagazzinamento delle derrate alimentari e dei prodotti agricoli.

Un edificio dell'Archeodromo

Un edificio dell’Archeodromo

Il Cassero

Lasciata l’area archeologica, si prosegue sul percorso ad anello che attraversa una fascia di bosco. Un sentiero natura realizzato dagli allievi di una scuola media esplora la ricchezza botanica del colle e scopre gli alberi e le piante più rilevanti. In breve si raggiunge il bastione del castello. Siamo al Cassero, imponente opera di fortificazione dotata di bastioni sui quattro vertici.

Il Cassero

Il Cassero

La sua costruzione (1505-1510) prese avvio con l’edificazione del fronte bastionato, dotato di un’unica porta d’ingresso e di due torrioni laterali. Dalla porta si accede a un lungo corridoio d’ingresso e alla sala d’armi e, da lì, si arriva infine in una vasta area a cielo aperto, la piazza d’armi, luogo dove si svolgono numerosi eventi e manifestazioni. L’interessante centro di documentazione, un percorso geologico-didattico, la sala polivalente dedicata a Riccardo Francovich e le aree di ristoro risultano un importante attrattore per cittadini e turisti.

Il paesaggio toscano

Dopo la visita al Cassero si riprende il percorso sulle mura, nel loro tratto meridionale. Il paesaggio toscano si mostra qui nella sua bellezza più classica, con la linea ondulata dei colli segnata dalla verticalità delle torri, dei campanili e dei cipressi. Sullo sfondo si disegna il profilo scuro della Montagnola senese. L’anello si chiude tornando di fronte al colle di San Lucchese. La porta e la Via di San Francesco riconducono al centro storico di Poggibonsi.

Il centro storico di Poggibonsi

Il centro storico di Poggibonsi

Val d’Elsa. A piedi sulla vecchia ferrovia

La segnaletica del percorso

La segnaletica del percorso

C’era una volta…una vecchia ferrovia. Era una linea ferroviaria breve, di appena 8 km, risalente al 1885. Univa Colle val d’Elsa a Poggibonsi e alla linea ferroviaria Empoli-Siena. Garantiva così ai prodotti dell’industria di Colle l’infrastruttura logistica necessaria per il loro sbocco sui mercati italiani. La linea svolse la sua onorata funzione per circa un secolo, riparando i danni provocati dalle piene del fiume Elsa e dai bombardamenti alleati dell’ultima guerra. Ma dovette arrendersi di fronte all’eccezionale sviluppo e alla concorrenza del traffico merci su strada. Nel 1987 arrivò la sentenza di “ramo secco” e la chiusura.

I vecchi binari a Colle

I vecchi binari a Colle

Oggi il vecchio tracciato ferroviario Colle-Poggibonsi è stato trasformato in un percorso ciclabile e pedonale. Dismesse rotaie e traversine, dal 2011 una pista bianca di 6,2 km unisce i due centri e offre una nuova risorsa per il tempo libero dei cittadini. La pista è stata confortata da un grande successo di pubblico, come dimostra l’affollamento di ciclisti, carrozzine, runners e pedonauti nelle giornate di festa, ma anche nei giorni feriali. Le pendenze sono minime, le distanze sono indicate, i margini sono protetti, gli attraversamenti stradali sono limitati e ben segnalati, le aree di sosta e i punti panoramici sono graditi e piacevoli. Numerosi totem sul percorso raccontano la storia della ferrovia con foto d’epoca. Il tempo di percorrenza a piedi, sommando l’andata e il ritorno, è di circa tre ore. Ma sono ovviamente possibili percorsi più brevi.

Il ponte sull'Elsa

Il ponte sull’Elsa

Il punto di partenza a Colle val d’Elsa è il rondò all’inizio di Via Gramsci. Nel primo tratto sono conservati alcuni metri del vecchio binario e gli impianti di segnalazione, per la gioia degli appassionati di ferrovie storiche. Il monumento che celebra il cristallo, risorsa economica della città, e la malconcia cappella del Carmine salutano l’escursionista. Il percorso è inizialmente affiancato dalla strada molto trafficata ma presto diventa solitario, aggirando alture e traversando boschetti, zone coltivate e ampie radure. Tre sono i ponti che scavalcano l’Elsa, che scorre con il suo percorso tortuoso e pittoresco. Qualche incrocio, un casello, un paio di sottopassi e persino un’inaspettata colonia felina, animano il tracciato. Gli svettanti cipressi, tipici del paesaggio toscano, e una cappella in rovina segnalano l’imminente arrivo a Poggibonsi. Il percorso termina a Via San Gimignano, nei pressi degli impianti sportivi, ormai prossimi alle case e ai campanili cittadini, cui si sale agevolati da un ponte pedonale.

La tavolozza dei colori

La tavolozza dei colori

(Ho percorso la pista ciclo-pedonale il 10 settembre 2016)

Un pannello informativo

Un pannello informativo

Bibola, un borgo sulla Via Francigena

Sin dolor no hay gloria”. Il celebre aforisma del Cammino di Santiago esprime bene il rapporto tra la fatica del cammino e la gioia dell’arrivo. Medito in continuazione questa verità mentre arranco sudato sull’esile e scorbutico sentiero che da Aulla sale al borgo di Bibola. I trecento metri di dislivello si fanno sentire, come pure i “panigacci” con salumi e formaggi, la specialità lunigianese della cena di ieri sera. Per fortuna il percorso è breve e gli adesivi della Via Francigena abbandonano finalmente il percorso verticale nel bosco per una più misericordiosa e panoramica strada sterrata. Un’ultima deviazione nel bosco, in corrispondenza di un’edicola mariana e di un’area di sosta, e poi si apre la visione del borgo appollaiato sulla cima di un colle a forma di cono.

L'arrivo a Bibola

L’arrivo a Bibola

Ciò che oggi resta dell’antico castello, delle mura e del borgo risale al Quattrocento dei Malaspina. Fu allora che il borgo si andò espandendo in modo circolare, seguendo le curve di livello, con una strada a spirale che risaliva dalla porta di accesso fino alle torri del castello. Nel Cinquecento Bibola accentuò la sua trasformazione in borgo fortificato. La strada acquistò alcuni passaggi coperti “in galleria” che avevano un’evidente funzione difensiva. Ma possiamo ipotizzare che servissero a riparare i borghigiani dalle intemperie e a consentire in modo protetto anche nella cattiva stagione alcune lavorazioni agricole e artigiane.

Un angolo del borgo

Un angolo del borgo

Bibola ebbe anche un presidio imperiale nel 1706, ai tempi della guerra di successione spagnola. Vi transitarono pellegrini, drappelli di armigeri e carovane di muli dei mercanti in transito tra la pianura padana e il mare.

La galleria

La strada in galleria

La strada in galleria

La strada in galleria è oggi l’attrattiva peculiare del borgo di Bibola. Il percorso supera con una gradinata il dislivello con la sommità del colle ed è protetto da una copertura sostenuta da una successione di archi di pietra e da una copertura di travi di legno. Una serie di finestroni si apre con funzione difensiva sul percorso sottostante e con funzione di osservazione sui dintorni del borgo.

Un affaccio in galleria

Un affaccio in galleria

Sulla gradinata si affacciano i locali destinati ad abitazione, a laboratorio e a magazzino. Si può anche immaginare tra due archi ravvicinati l’esistenza di una saracinesca che sigillava l’ingresso al paese.

Il castello

Il castello di Bibola

Il castello di Bibola

Il castello occupa la sommità del colle ed è l’evoluzione di diversi corpi di fabbrica. Ne vediamo oggi la sua versione quattrocentesca, di forma quadrangolare, con due torri ogivali e un terzo torrione a sud-est, aggiunto successivamente.

Una torre del castello

Una torre del castello

La chiesa

La chiesa di san Bartolomeo

La chiesa di san Bartolomeo

La chiesa parrocchiale è dedicata a San Bartolomeo ed è frutto di successive ristrutturazioni avvenute nel tempo. Delizioso è il sagrato, il cortile davanti la chiesa, che è ingentilito da una pavimentazione a ciottoli di varie sfumature che formano una raffinata decorazione geometrica.

Particolare del sagrato

Particolare del sagrato

Secondo un’antica tradizione la chiesa conserverebbe le spoglie di Margherita dei Pannocchieschi, la moglie del conte Ugolino della Gherardesca, immortalato da Dante nella Divina Commedia.

Via Francigena: l'area di sosta di Bibola

Via Francigena: l’area di sosta di Bibola

(Ho visitato Bibola il 4 settembre 2016)

SentierElsa. A piedi sulle sponde dell’Elsa

Il guado dell'Elsa

Il guado dell’Elsa

Un sentiero piacevole e intelligente è stato segnato sulle rive del fiume Elsa nel tratto urbano di Colle Val d’Elsa. Il “SentierElsa” è certamente piacevole da percorrere, perché fa apprezzare il particolare fascino dello scorrere delle acque, la fitta vegetazione riparia, le placide piscine, le tumultuose rapide, i ponti e i guadi avventurosi. Ma è anche un sentiero intelligente, perché consente di capire dal basso il rapporto del fiume con la città e il contributo fondamentale dato allo sviluppo della sua economia. L’acqua del fiume è stata infatti utilizzata nei secoli per fornire energia motrice ai mulini e alle cartiere, tramite un antico sistema di canali chiamati gore. Se s’imbocca il sentiero dal ponte di San Marziale a Gracciano, è possibile osservare subito la Steccaia (una diga che serviva per deviare l’acqua nei canali) e il Callone Reale (una saracinesca che regola la quantità di afflusso dell’acqua nel canale o gora). Lungo il tracciato si osservano la grotta dell’Orso e il salto d’acqua del Diborrato, alto quindici metri, che si getta in una pozza profonda d’acqua limpida, una bella piscina naturale.

Il ponte di Spugna

Il ponte di Spugna

L’altro punto di accesso del sentiero è sotto il ponte di Spugna a San Giorgio. Qui il sentiero percorre la riva sinistra del fiume, affiancato dagli orti urbani e dalle macchie di una rigogliosa vegetazione fluviale. Il primo guado, quello degli equiseti, è una sorta di ponte tibetano che sfrutta un rosario di massi affioranti sulle acque, agevolato da corde robuste. Il sentiero è lungo 2 km ed è attrezzato con corde direzionali, ringhiere di legno, ponti, passerelle, scale, frecce segnaletiche, cartelli descrittivi delle tipicità, staccionate, aree per la sosta con tavoli e panche. È anche possibile scendere sul sentiero da quattro accessi urbani intermedi.

La mappa del sentiero

La mappa del sentiero

 

Il Parco fluviale dell’Alta Val d’Elsa

Il fiume Elsa

Il fiume Elsa

L’Elsa è un fiume lungo circa 70 km che nasce sulla Montagnola Senese, si dirige a nord lungo la Valdelsa, bagna Colle, Poggibonsi, Certaldo e Castelfiorentino e sfocia nell’Arno nei pressi di Empoli. Nel 1997 è stata istituita l’area naturale protetta d’interesse locale Parco Fluviale dell’Alta Val d’Elsa per volontà del Comune di Colle di Val d’Elsa e della Regione Toscana.

La segnaletica del parco fluviale

La segnaletica del parco fluviale

Motivata dal valore paesaggistico, storico, naturalistico e ambientale del tratto del fiume Elsa all’interno dell’abitato di Colle di Val d’Elsa, l’area protetta ha lo scopo di tutelare gli originali assetti naturalistici, prevenire situazioni di degrado ambientale, garantire la qualità delle acque, valorizzare tutta l’area con attività di educazione ambientale. La zona tutelata copre il percorso del fiume nel tratto urbano di Colle di Val d’Elsa, che va dal Ponte di Santa Giulia, a sud della città, fino al Ponte di Spugna, comprendendo anche Le Caldane, una sorgente termale già conosciuta in epoca etrusca e romana, e la zona delle Vene.

L’Ecomuseo della Val d’Elsa

Lungo il fiume

Lungo il fiume

Promosso dalla Fondazione Musei Senesi, l’Ecomuseo della Val d’Elsa ha l’obiettivo di integrare il patrimonio culturale diffuso, materiale e immateriale, i beni conservati nei musei, il patrimonio naturale, le industrie culturali e della conoscenza, le produzioni tipiche, le infrastrutture e gli altri settori produttivi di pregio del territorio. La Val d’Elsa è un territorio rigoglioso, particolarmente vocato all’agricoltura, caratterizzato da un paesaggio di colline medio-basse intramezzate da valli segnate dal corso del fiume Elsa. Area di confine tra varie giurisdizioni ecclesiastiche e politiche, la Val d’Elsa è stata teatro di numerose guerre e battaglie per il controllo del territorio, che per le sue caratteristiche morfologiche ha avuto sin dall’antichità un importante ruolo di percorso viario. Abitata sin dall’epoca etrusca, nel Medioevo conobbe un periodo di grande prosperità culturale ed economica grazie alla presenza della via Francigena, lungo la quale s’insediarono numerosi centri fortificati, borghi, luoghi di sosta ed edifici religiosi. Oggi caratterizzata dalla presenza di un’importante imprenditoria industriale e artigiana (si segnala il polo produttivo del cristallo), la Val d’Elsa presenta buone caratteristiche di naturalità, paesaggistiche e di conservazione della biodiversità.

Pannello didattico

Pannello didattico

 

(Ho percorso il SentierElsa l’11 settembre 2016)