Abruzzo. I segni del paesaggio agro-pastorale di Collepietro

Collepietro è il paese che chiude a sud-est il lungo altopiano di Navelli, nell’Aquilano. L’antico Collis Petri, con le case del centro storico aggrumate sulla cima rotonda del colle, era un paese-sentinella sulle due storiche strade che lo attraversavano: in alto la via degli armenti, il regio tratturo Centurelle-Montesecco, bretella del Tratturo Magno; in basso la romana via Claudia Nova, diventata poi la statale 17 dell’Appennino abruzzese. Oggi però gli armenti non percorrono più da tempo lo storico tratturo e il traffico della statale 17 è stato dirottato sulla veloce fondovalle del Tirino. Con il risultato che Collepietro rischia di diventare un borgo marginale, tagliato fuori dai traffici, sconosciuto ai più. Malinconica fine per un villaggio che un tempo aveva fatto parte del castaldato valvense e che aveva dignitosamente partecipato alla fondazione della città dell’Aquila. E poiché i guai non vengono mai soli, si sono aggiunti in tempi recenti il furioso incendio del 2007 che ha sconvolto il paesaggio vegetale e il terremoto aquilano del 2009 che ha scosso gli edifici di pietra.

Capanna di pietra

Collepietro merita dunque almeno il risarcimento di una visita affettuosa. Si può andare alla scoperta dei segni del paesaggio agro-pastorale: il tratturo, i cippi, le capanne di pietra, gli ovili e gli stazzi, i recinti dei fondi, i pagliai, i muretti dei terrazzamenti, le macère. Collepietro gioca un suo ruolo rilevante in quest’archeologia del paesaggio. I suoi abitanti hanno guardato al monte e al piano. Giù nella valle ci sono i campi coltivati, la terra, l’acqua, le case rurali, le vie lineari, le stalle e i fienili. In alto ci sono le pietre, i ginepri, i recinti di pietra, i muretti, i campicelli d’altura, le tortuose mulattiere, i fossi, le capanne pastorali; e oggi anche la bonifica ambientale e il rimboschimento. Quel che proponiamo è un vagabondaggio tra questi molteplici punti d’interesse, uno scouting del territorio, più che una classica escursione in montagna.

La mappa dei sentieri di Collepietro

L’asse di riferimento della passeggiata è il percorso del Regio Tratturo. Partendo dalla chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio che sorveglia Collepietro, si segue il tratturo fino alla Serra di Navelli. Il percorso è facile e panoramico, pur se in salita, e segue all’inizio una strada asfaltata che diventa poi una larga sterrata. La cresta della Serra va percorsa invece sull’evidente sentiero del tratturo. L’esplorazione si svolge senza un itinerario rigidamente prefissato, all’interno comunque dell’anello che una sterrata disegna intorno alle gobbe delle Tredici Rane, di Saline, di Falgiaro e di Collalto; la sterrata si dirama a destra del tratturo e vi ritorna con un percorso circolare. Siamo sul sistema di colli che separa la piana di Navelli dalla valle Tritana, dove sono le sorgenti del Tirino e Capestrano.

La chiesa del Buon Consiglio

La chiesa del Buon Consiglio

La chiesa si trova in posizione isolata fuori del paese, su un ‘riposo’ del tratturo. All’esterno è rinforzata da tre contrafforti per ciascun lato. Una breve scalinata sale al bel portale romanico, sormontato da una lunetta. Sul retro vi sono alcuni edifici di pertinenza, in parte in rovina. Ampio il panorama sulla valle di Sulmona e sulla piana di Navelli.

Il tratturo e il cippo

A Collepietro fa tappa il Regio Tratturo che proviene da Navelli e scende poi a Bussi sul Tirino. Dalla chiesa del Buon Consiglio, seguendo anche le segnalazioni, risaliamo i tornanti della stradina prima asfaltata e poi sterrata a nord del paese e seguiamo la cresta dei colli che fasciano a est l’altopiano. In questo tratto il percorso coincide con l’ippovia diretta a Capestrano. Giunti a un incrocio, lasciamo a destra sia la sterrata dell’anello (che seguiremo al ritorno), sia il percorso per Capestrano e imbocchiamo a sinistra (nord-ovest) il sentiero tratturale che risale la cresta della Serra. A quota 883 incontriamo il cippo che porta incisi la sigla RT (Regio Tratturo) e il numero progressivo (il 43). Con agevole salita raggiungiamo la piramide di pietre sul punto più alto, a quota 965. Il panorama comprende le due catene montuose maggiori del Gran Sasso e della Maiella.

In cima alla Serra, col Gran Sasso sullo sfondo

Lo stazzo del pastore 

Esattamente sulla vetta della Serra di Navelli possiamo osservare i muretti di pietra che circondano un antico stazzo. Questo spazio aperto era il ricovero notturno del gregge, dove le pecore pernottavano all’aperto, vigilate dai cani-pastore. All’estremità orientale è ancora visibile il recinto trapezoidale del mungituro, dove le pecore venivano canalizzate e munte dei pastori prima di entrare nello stazzo.

Lo stazzo della Serra

La struttura dello stazzo risulta più evidente dalla foto zenitale. Nei pressi, a quota 930, è ancora visibile la capanna di pietra a secco che costituiva probabilmente il ricovero del pastore. La volta è crollata, ma la struttura è ancora evidente.

La capanna del pastore

Le capanne di pietra

La capanna in località Tredici Rane

Scesi dalla Serra alla selletta dov’è l’incrocio di strade, imbocchiamo la sterrata diretta a est che aggira i colli di Tredici Rane, Falgiaro, Saline e Collalto. Queste alture mostrano un particolare addensamento di capanne in pietra a secco, poste a margine di piccoli fondi recintati. Le capanne sono subito visibili a destra della strada e poi sulle aree sommitali, raggiungibili grazie a una rete di stradelli e sentieri.

Capanna invasa dai rovi

Sono interamente costruite senza leganti, con pietre a secco sovrapposte e rastremate in alto. Sono generalmente di piccola e media dimensione, utilizzate come magazzino e rimessa degli attrezzi da lavoro. Le troviamo costruite su aree pianeggianti, ma anche aggrappate ai pendii. Purtroppo il loro stato di conservazione è cattivo: l’ingresso è assediato dai rovi e il terremoto ha causato il collasso soprattutto della cupola e dei portali.

Capanna crollata

I muretti di pietra

Campo terrazzato

Nelle stesse aree sono stati costruiti numerosi muretti di pietra. Ne vediamo alcuni di fattura molto semplice e grossolana. Ma spesso s’impongono alla vista muri di media altezza, alzati con grande abilità geometrica, combinando a secco pietre di varie dimensioni. La funzione di questi muretti è ovviamente quella di segnalare i confini dei fondi agricoli, delle aree di pascolo e degli stazzi. Ma i più ammirevoli sono quelli costruiti sui terreni in pendio a sostegno di terrazze di terreno coltivato. La gradinatura del declivio evita il dilavamento del terreno e il suo scorrere a valle e crea un paesaggio di ‘giardini pensili’.

Capanna sottofascia

Le macère

Una macèra

Questo termine indica i numerosi accumuli di pietre visibili ai margini degli appezzamenti agricoli e delle radure. Su questi colli le macère hanno spesso la base costruita con regolarità geometrica e con pietre più grandi. All’interno vi è il pietrame gettato disordinatamente dai contadini, frutto del loro metodico spietramento operato nelle particelle coltivate e nelle aree di pascolo.

I pagliai

A Collepietro sono visibili alcuni pagliai, edifici monocellulari a carattere elementare, col tetto a spiovente, destinati alla conservazione del fieno. Spesso sono costruiti sul pendio e sono allora articolati su due piani, fienile e stalla, con un doppio accesso, posteriore a monte e anteriore a valle.

I fontanili

Il fontanile

Sono vasche per l’abbeverata degli animali, dotate di acqua sorgiva, distribuite capillarmente lungo le vie armentizie, i pascoli, i riposi e nelle vicinanze delle masserie e degli stazzi. Nel piano sottostante Collepietro si può vedere un lungo fontanile a vasca, costruito accanto a un minuscolo lago.

La cisterna

Molto interessante è anche il rudere dell’antico pozzo-cisterna a servizio dell’irrigazione e degli allevamenti diffusi nella zona. Due pietre murate sul fronte dell’edificio riportano un’iscrizione e una data.

La taverna

La taverna di Collepietro

A lato della statale 17, al km 72, nei pressi del bivio per Collepietro, sono ancora ben visibili i ruderi dell’omonima taverna. La taverna è una presenza costante sul fianco delle strade, dove svolgeva la funzione di luogo di sosta e di ristoro e stazione per il cambio dei cavalli. Le taverne sono presenti con regolarità anche lungo i tratturi: sono osterie attrezzate con sale da pranzo a piano terra e camere da letto al piano superiore. Ma la caratteristica più tipica delle taverne tratturali è il cortile interno con le stalle per gli animali, cui si accede attraverso porte o archi dedicati e la disponibilità di acqua nei dintorni.

Per approfondire

L’escursione può essere preparata dalla lettura della ricerca condotta nel 2007 dalla cattedra di Archeologia medievale dell’Università dell’Aquila, curata da Fabio Redi e Lorella Di Blasio, dal titolo “Segni del paesaggio agro-pastorale. Il territorio del Gran Sasso – Monti della Laga e dell’Altopiano di Navelli” (Edizioni L’Una, L’Aquila, 2010). Le edizioni Exorma hanno pubblicato nel 2015 un magnifico volume collettivo, con un ricco corredo fotografico, dal titolo Abruzzo sul Tratturo Magno, curato da Letizia Ermini Pani. Il sottotitolo “ Borghi Archeologia Paesaggio Architettura Tradizioni Arte Transumanza” esplicita la varietà dei contributi raccolti e le declinazioni disciplinari degli specialisti coinvolti. Si può aggiungere la guida “Le vie della transumanza – Guida ai tratturi aquilani fra Gran Sasso e Sirente”, corredata da un’ottima carta in scala 1:40.000, scaricabile anche dal sito Tratturi e Cammini.

Letture consigliate

(Itinerario percorso il 24 marzo 2017)

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Il tratturo di Collepietro

Il Tratturo Magno ha inizio alla basilica di Collemaggio e lasciatasi l’Aquila alle spalle, transita tra le rovine della città romana di Peltuinum e fa sosta alla chiesa della Madonna di Cintorelli, prima di traversare in direzione di Forca Penne e della Casauria. Presso la chiesa di Cintorelli dà origine al tratturo gemello Centurelle-Montesecco che si stacca e procede parallelamente al Tratturo Magno con un percorso pedemontano a saliscendi sulle colline abruzzesi e molisane prima di ritrovarlo e confluirvi in Puglia, vicino Chieuti.

Sul tratturo, verso Collepietro

Sul tratturo, verso Collepietro

Nel suo primo tratto il Centurelle-Montesecco, segnalato da numerosi cippi – i termini di confine – segue la linea dei colli che chiude a est l’altopiano, sfilando a fianco dei borghi di Civitaretenga, Navelli e Collepietro e scendendo poi a Bussi sul Tirino. La passeggiata ad anello che qui proponiamo ha per obiettivo Collepietro; nella prima parte seguiamo il percorso ‘montano’ del tratturo, lungo la panoramica Serra di Navelli; al ritorno traversiamo la bella piana di Navelli con la fonte e la chiesa, infrastrutture a servizio dei pastori transumanti. La base di partenza è la città di Navelli, con i suoi palazzi rinascimentali e le case medievali di pietra. L’intero circuito richiede circa cinque ore di tempo. Ha un solo tratto un po’ faticoso e un dislivello che – tenendo conto del tracciato a saliscendi – raggiunge i 600 metri complessivi.

Navelli

Il pozzo di Palazzo Santucci

Il pozzo di Palazzo Santucci

Il punto di partenza dell’itinerario è Navelli. La visita è d’obbligo, motivata anche dal suo inserimento tra “i Borghi più belli d’Italia” e dai consigli dell’ufficio turistico. Entriamo da Porta da San Pelino e risaliamo tutto il paese per la “direttissima” di Via del Macello. Qui si apprezza il tipico aspetto tardo-medievale: la viabilità “a lisca di pesce”, gli stretti vicoli, le case disposte a schiera, le fondamenta sulla roccia viva, le stalle e le cantine in basso, le abitazioni al piano alto, le “case-arco”, le “case-mura”, i ruderi, il forno e il macello. Il quartiere è spopolato e mostra i danni del terremoto. L’insieme è però suggestivo, grazie anche a qualche restauro, e presta bene i suoi spazi alla musica e al teatro di strada. Raggiungiamo in alto il panoramico cortile col pozzo esterno di Palazzo Santucci: è il classico esempio di palazzo castellato cinquecentesco, utilizzato come residenza signorile dai baroni di Navelli ma sorto come struttura fortificata; le sue architetture sono infatti la fusione del carattere residenziale e di quello difensivo, del quale sono riconoscibili alcuni elementi come le torrette angolari esterne. Scendiamo a Piazza San Pelino percorrendo le strade occidentali, ritmate dai palazzi delle famiglie più importanti, dalle chiese e dalle logge rinascimentali, dalle “mura rotte” della via Urbana.

Il tratturo

La croce della Cona

La croce della Cona

Dalla Piazza San Pelino (quota 680 circa) usciamo dal paese, sfiorando le casette prefabbricate post-terremoto. Varcata la superstrada grazie a un sottopasso, la costeggiamo sulla complanare, in direzione di Capestrano (nord). Giunti a un piccolo valico, nei pressi della Cona di Croce, una cappella votiva preceduta da una croce stazionaria, troviamo le tracce rosse del tratturo che proviene dalla chiesa di Cintorelli. Qui incontriamo subito una palina segnaletica e due cippi tratturali. Risaliamo ora in direzione est la cresta della Serra di Navelli. La salita è resa disagevole dal terreno pietroso e dai bassi cespugli legnosi. I segnali di vernice rossa sulle pietre e sui rami indicano la direzione dell’ascesa, almeno fino al punto in cui non s’interrompono e cessano bruscamente. Continuiamo l’ascesa fino a raggiungere la sommità della Serra, segnalata da un mucchio di pietre, a quota 967.

In vetta sulla Serra di Navelli. Sullo sfondo il Gran Sasso

In vetta sulla Serra di Navelli. Sullo sfondo il Gran Sasso

Il panorama circolare comprende la piana di Navelli a sud e la valle del Tirino a nord, tutti borghi e le rocche disposte a schiera sulle alture dell’aquilano, i monti del Gran Sasso e del Velino, le catene del Morrone e della Maiella che si alzano al di là delle gole di Popoli e della conca peligna.

La piana di Navelli

La piana di Navelli

La cresta della Serra cambia ora direzione e si dirige a sud-est in direzione di Collepietro. La traccia del tratturo diventa più evidente sul terreno aperto fino a incontrare un nuovo cippo, che spunta evidente sul pendio.

Il cippo tratturale sulla Serra

Il cippo tratturale sulla Serra

A un incrocio di sentieri imbocchiamo la strada sterrata in salita, rassicurati dai nuovi segnali di vernice rossa e dal simpatico logo delle  pecore someggiate. Procediamo lungamente sulla sterrata fino a raggiungere la verticale di Collepietro. Scendiamo in paese seguendo le ripide scorciatoie che tagliano i tornanti della strada.

Collepietro

La chiesa della Madonna del Buon Consiglio a Collepietro

La chiesa della Madonna del Buon Consiglio a Collepietro

Il paese sorge a 850 metri su uno sperone della cresta che separa la piana di Navelli dalla Valle Tritana. Il centro storico, compreso tra Via Capo la Terra e Via Dietro le Mura, conserva tratti medievali risalenti all’epoca dell’incastellamento dei piccoli centri fondati dai Longobardi. Si osservano le case-torri, le porte ad arco, i loggiati, le porte e le finestre architravate in pietra. Al centro del paese sorge la chiesa di San Giovanni Battista. Il monumento più suggestivo è la chiesa della Madonna del Buon Consiglio. La troviamo in posizione isolata fuori del paese, su un ‘riposo’ del tratturo. Una breve scalinata sale al bel portale sormontato da una lunetta. La navata si prolunga negli edifici di pertinenza, in parte in rovina. Ampio il panorama sulla valle di Sulmona e sulla piana di Navelli.

Il lago di Navelli e la Madonna delle Grazie

La cisterna di Navelli

La cisterna di Navelli

Lasciamo Collepietro in direzione del fondovalle e di Navelli, osservando le antiche case di pietra e le abitazioni rurali ormai abbandonate. La strada scende a mezzacosta tra i mandorli che crescono sulle pendici rocciose della Serra e raggiunge la piana. Presso un incrocio è il minuscolo lago di Navelli con il lungo fontanile che lo fiancheggia. L’elemento più interessante è il rudere dell’antico pozzo-cisterna a servizio dell’irrigazione e degli allevamenti diffusi nella zona. Due pietre murate sul fronte dell’edificio riportano un’iscrizione e una data. Ancora pochi passi in direzione di Navelli ci portano alla chiesa rurale della Madonna delle Grazie.

La chiesa campestre di Santa Maria delle Grazie

La chiesa campestre di Santa Maria delle Grazie

La facciata, dotata di un oculo e di un campaniletto a vela, è preceduta da un portico con un basamento che sostiene due pilastri laterali e da due agili colonnine con semplici capitelli. Il portale è affiancato da due finestrelle e sormontato da una lunetta con l’immagine mariana di dedicazione. Interessanti sono le scritte votive e i piccoli calvari incisi sulla pietra, lasciati nel tempo dai pastori e dai pellegrini di passaggio. Un percorso tra i capannoni rurali e le grandi stalle ci riporta al sottopasso della statale e al centro di Navelli.

Per approfondire

Le edizioni Exorma hanno pubblicato nel 2015 un magnifico volume collettivo, con un ricco corredo fotografico, dal titolo Abruzzo sul Tratturo Magno, curato da Letizia Ermini Pani. Il sottotitolo “ Borghi Archeologia Paesaggio Architettura Tradizioni Arte Transumanza” esplicita la varietà dei contributi raccolti e le declinazioni disciplinari degli specialisti coinvolti. Ma volumi e convegni produrrebbero effetti limitati senza un lavoro concreto di ricerca sul campo, di riapertura e di marcatura degli antichi tratturi. Questo lavoro è stato meritevolmente svolto dal Gal Gran Sasso Velino grazie a un progetto europeo. I frutti sono ben documentati nel sito Tratturi e Cammini (www.tratturiecammini.galgransassovelino.it).

La zona dell'escursione

La zona dell’escursione

Visita la sezione del sito dedicata alle passeggiate sui tratturi: http://www.camminarenellastoria.it/index/PASSEGGIATE_TRATTURI.html

Il Tratturo di Navelli

La segnaletica del tratturo

La segnaletica del tratturo

Lasciata L’Aquila e traversate le rovine di Peltuinum, il Tratturo Magno si distende nella piana di Navelli e fa sosta alla chiesa della Madonna di Cintorelli. Qui si sdoppia e genera il Tratturo Centurelle-Montesecco. Dalla biforcazione il secondo tratturo procede parallelo al primo con un percorso pedemontano a saliscendi sulle colline abruzzesi e molisane e si ricongiunge al Tratturo Magno al suo ingresso in Puglia, a Montesecco (Chieuti).

Il percorso del tratturo

Il percorso del tratturo

Il Centurelle-Montesecco segue un percorso intermedio tra i due grandi tratturi che scendono a Foggia rispettivamente da L’Aquila e da Celano. Il suo compito è quello di calamitare e canalizzare i flussi di armenti che scendono dal versante orientale della Maiella e dei monti Frentani; per i pastori della Maiella orientale il percorso a saliscendi sulle colline del Chietino resta preferibile rispetto alla soluzione di confluire nei due tratturi maggiori, più agevoli forse, ma più lontani. La ricognizione effettuata dal Corpo Forestale nel 1999 ha verificato che le tracce del tratturo Centurelle-Montesecco sono ormai svanite lungo la maggior parte del percorso originario ma che per almeno una trentina di km lo stato di conservazione è ancora buono o almeno visibile. Con la passeggiata ad anello che proponiamo, ripercorriamo il primissimo tratto del Centurelle-Montesecco.

Il cippo fratturale di Monte San Nicola

Il cippo tratturale di Monte San Nicola

Giochiamo alla caccia al tesoro con il rosario dei cippi confinari, visitiamo i due borghi storici di Navelli e Civitaretenga, ammiriamo le architetture di alcune caratteristiche chiese isolate nella piana di Navelli. I segni del terremoto del 2009 sono ormai cicatrizzati. E il paesaggio sereno dell’altopiano, certamente solitario, a tratti addirittura solenne, torna a emozionare chi si mette in cammino su un percorso d’altri tempi.

Santa Maria di Cintorelli

Santa Maria di Cintorelli

Santa Maria di Cintorelli

Il bivio per Cintorelli si trova sulla statale 17, alla rotonda del km 62,6. La chiesa sorge isolata alla base del monte Castellone. Restaurata dopo i ruvidi scossoni del sisma aquilano, torniamo ad ammirarne la struttura tardorinascimentale a navata unica, la profonda zona absidale, le cappelle e la struttura porticata laterale di servizio alla transumanza, la croce celestiniana. L’imponente facciata illuminata dalla luce radente del tramonto è uno spettacolo da non perdere. A fianco è stato collocato il monumento all’emigrante, realizzato nel 2006 dal maestro aquilano Augusto Pelliccione. Una lapide riporta una frase di Bartolomeo Vanzetti, l’anarchico italiano emigrato e ucciso in America: «Vorrei un tetto per ogni famiglia, un pane per ogni bocca, un insegnamento per ogni cuore, le luci per ogni intelletto». La sacca da viaggio e il bastone da cammino fanno dell’emigrante un personaggio intercambiabile con altri tipici frequentatori dell’altopiano come il pastore e il pellegrino.

Il tratturo

Il cippo fratturale n. 21

Il cippo fratturale n. 21

Dalla chiesa ripercorriamo la diramazione di accesso e, senza tornare sull’asfalto, andiamo a sinistra (sud) sulla sterrata che procede parallela alla statale 17. Nei pressi della rotonda possiamo comunque deviare brevemente per osservare lo scavo archeologico, protetto da una tettoia e da una recinzione, che ha riportato alla luce un sepolcreto vestino con tombe di diversa foggia. Da Cintorelli percorriamo circa due km tra le strisce dei ‘campi aperti’ fino a un bivio: a destra la stradina asfaltata si riavvicina alla statale; noi andiamo invece sulla pista di sinistra, superando il fosso su un ponticello. Ora occorre un po’ di attenzione. Il percorso lascia ben presto la strada (a servizio di una grande stalla) e s’innalza a sinistra a mezzacosta sui colli della Serra di Navelli, al margine tra il bosco e i campi coltivati. Il sentiero è stato ripulito e riaperto e a farci da guida ci sono, oltre ai segni rossi, anche la sfilata dei pali della luce che indicano la giusta direzione. Due successive paline ci invitano a sostare per ammirare il panorama della piana di Navelli e il borgo di Civitaretenga con i suoi campi di zafferano. Ripresa la salita, raggiungiamo e superiamo una strada asfaltata. Il pendio è ora più aperto e la cresta più nitida. Qui incontriamo i primi cippi tratturali, che ci faranno compagnia a lungo: hanno incisa la sigla R(egio) T(ratturo) e il numero progressivo (19, 21, 21 bis). Costeggiando grotte e muretti di sostegno a campi terrazzati tocchiamo la cima di colle dove sono un ripetitore, il casotto dell’acquedotto e una croce, di fronte al panorama di Civitaretenga.

Belvedere sulla piana di Navelli

Belvedere sulla piana di Navelli

Iniziamo la discesa lungo il sentiero di sinistra, seguendo la marcatura e nuovi cippi, prima tra i ginepri e poi in un rimboschimento. In caso di dubbi o difficoltà di percorso la presenza delle strade più in basso è comunque rassicurante. Nei due casi raggiungiamo la prima strada (bianca) a un cippo del tratturo; ne percorriamo pochi metri per poi abbandonarla e scendere su sentiero alla sottostante strada asfaltata. Di qui si va a sinistra fino al bivio successivo. Seguendo fedelmente i segni rossi si va ancora a sinistra, attraversando i campi coltivati (e una discarica in corso di risanamento) alla base di due colli contrapposti: alla sinistra è il monte Asprino, segnato dalla presenza sul pendio di un grande stazzo rettangolare; a destra è il monte San Nicola che nasconde Navelli. Raggiungiamo l’ennesimo bivio, segnalato sulla destra dal cippo tratturale n. 34, ottimamente conservato. Il tratturo prosegue sulla strada di sinistra, raggiunge il fondovalle nei pressi di alcuni capannoni industriali, traversa la statale alla Cona di Croce e risale i colli in direzione di Collepietro. Il nostro percorso segue invece la strada di destra e raggiunge in breve il borgo di Navelli.

Navelli

Il monumento all'emigrante

Il monumento all’emigrante

Navelli è arroccata su uno sperone roccioso sovrastato dal cinquecentesco palazzo baronale dei Santucci. Privo di mura, il borgo presenta numerose case-torri erette a scopo difensivo lungo il confine esterno del nucleo abitato. La presenza di edifici d’impronta gentilizia testimonia il benessere derivante, in passato, dal florido commercio dello zafferano, coltura di montagna oggi praticata in proporzioni ridotte. Il Palazzo Santucci rappresenta un classico esempio di palazzo castellato cinquecentesco, utilizzato come residenza signorile dai baroni di Navelli ma sorto come struttura fortificata; le sue architetture sono infatti la fusione del carattere residenziale, oggi prevalente, e di quello difensivo, del quale sono riconoscibili alcuni elementi come le torrette angolari esterne. Il palazzo ha un ampio cortile con pozzo centrale e una scala a due rampe che conduce all’elegante loggiato posto lungo il lato occidentale. Lasciamo il borgo percorrendo la Via Pereto con percorso parallelo alla vicina Statale 17.

La chiesa di Santa Maria in Cerulis

L'abside di Santa Maria in Cerulis

L’abside di Santa Maria in Cerulis

A circa un chilometro da Navelli raggiungiamo la chiesa cimiteriale di Santa Maria in Cerulis. La chiesa risale al Mille ed è stata edificata sulle rovine del Vicus Incerulae e di un antico tempio dei Vestini. Ci colpiscono dall’esterno il caratteristico campanile a vela e la complessa zona absidale nella quale fanno capo le tre navate interne. Interessante il portale laterale. Meno significativa la facciata, che dà direttamente sull’area delle tombe. Nel medioevo i morti del paese venivano sepolti nei sotterranei della chiesa e nel duemila sono state trovate quarantacinque mummie medievali in ottimo stato di conservazione. La chiesa ha comunque subito danni dal terremoto del 2009.

Civitaretenga

Capanna di pietra a Civitaretenga

Capanna di pietra a Civitaretenga

Dal cimitero seguiamo la strada sterrata diretta al colle di Civitaretenga. A una biforcazione possiamo scegliere il ramo di destra e salire in paese seguendo la segnaletica dell’ippovia. In alternativa possiamo scegliere il ramo di sinistra che percorre la base occidentale del colle. Nel centro storico riveste particolare interesse la via Giudea, un percorso coperto, realizzato con un’articolata sequenza di archi di sostegno delle abitazioni sovrastanti, che porta nel cuore dell’antico quartiere ebraico, fino alla Piazza Giudea. Quello che dai civitaresi viene chiamato “ju buch” (il buco) data la sua conformazione angusta e stretta, presenta un’architettura originale e molto articolata. Fuori dell’abitato è il bel complesso monastico di Sant’Antonio: il chiostro, ben conservato, è databile al secolo tredicesimo, mentre la chiesa è di stile rinascimentale e quindi di epoca più tarda (1480). Il convento ospita oggi l’Ostello sul tratturo. Dal borgo si scende verso la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il percorso alternativo segue la base del colle e accosta i campi coltivati protetti da muretti di sostegno. Ben visibile è una piccola capanna a tholos, costruita con pietra a secco. Dopo un casotto di servizio il percorso si restringe nella stretta del valico. Si svela qui un’interessante zona di sgrottamenti e ripari sotto roccia. Raggiunto l’asfalto e un edificio diruto, percorriamo la strada affiancata da una chiesetta, da edifici rurali, da una vistosa grotta in parete e da un bel fontanile alimentato da varie bocche d’acqua.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie

Santa Maria delle Grazie

Santa Maria delle Grazie

Pochi passi ci conducono ora a Santa Maria delle Grazie, una chiesa campestre della seconda metà del Cinquecento, oggi praticamente sfiorata dalle auto che percorrono la statale 17. La chiesa è a navata unica chiusa da un’abside poligonale. Molto bella la facciata, di gusto rinascimentale, serrata da lesene angolari. In alto è un ampio rosone centrale, con archetti trilobati e colonnine. Il portone architravato con timpano triangolare è affiancato da due finestrelle quadrate incorniciate.

Per tornare a Cintorelli occorre risalire di qualche metro il margine, districarsi tra gli svincoli stradali, imboccare la strada rurale che punta a nord tra i campi e procedere lungamente verso la chiesa tratturale che rimane sempre bene in vista.

Il percorso ad anello così individuato richiede circa cinque ore di cammino vario e ricco di motivi d’interesse. Le visite ai due borghi aggiungono tempo al percorso base. Si possono naturalmente disegnare percorsi più brevi e concentrati sui monumenti principali.

Per approfondire

Le edizioni Exorma hanno pubblicato nel 2015 un magnifico volume collettivo, con un ricco corredo fotografico, dal titolo Abruzzo sul Tratturo Magno, curato da Letizia Ermini Pani. Il sottotitolo “ Borghi Archeologia Paesaggio Architettura Tradizioni Arte Transumanza” esplicita la varietà dei contributi raccolti e le declinazioni disciplinari degli specialisti coinvolti. Ma volumi e convegni produrrebbero effetti limitati senza un lavoro concreto di ricerca sul campo, di riapertura e di marcatura degli antichi tratturi. Questo lavoro è stato meritevolmente svolto dal Gal Gran Sasso Velino grazie a un progetto europeo. I frutti sono ben documentati nel sito Tratturi e Cammini (www.tratturiecammini.galgransassovelino.it).

Lo stazzo di monte Asprino

Lo stazzo di monte Asprino