Rovereto. La Strada degli Artiglieri

Il 15 maggio 1916 l’esercito austro-ungarico scatenò un’offensiva – nota come Strafexpedition – contro le posizioni italiane nel Trentino e sugli Altopiani vicentini. Nella zona di Rovereto e della Vallagarina l’ottavo corpo d’armata austriaco riuscì a sfondare le posizioni italiane di prima linea e a conquistare la Zugna Torta, il Pozzacchio e il Col Santo. La linea di resistenza italiana si irrigidì progressivamente e si attestò sul Coni Zugna, sul Pasubio e sul Passo Buole (definite poi le Termopili d’Italia).

L’inizio della Strada degli Artiglieri a Castel Dante

Oggi chi percorre la sezione del “Sentiero della Pace” che sale da Rovereto al monte Zugna può osservare i luoghi della battaglia del maggio-giugno 1916, grazie anche ai lavori di restauro ambientale e alla collocazione di numerosi pannelli descrittivi e informativi sugli avvenimenti. Del Sentiero della Pace la passeggiata che qui proponiamo segue un tratto, la Strada degli Artiglieri, con partenza dal Sacrario di Castel Dante e arrivo alla grotta di Damiano Chiesa a Costa Violina. Il percorso è assolutamente facile, interamente su strada asfaltata con pochissimo traffico; si tratta di quattro km, con 250 metri di dislivello, comodamente percorribili a piedi in tre ore, tra andata e ritorno (o con pochi minuti d’auto).

La trincea di Castel Dante

Il punto di partenza è il piazzale-parcheggio di Castel Dante. All’ingresso del Sacrario si conserva un tratto della trincea costruita nel dicembre 1915 dai reparti della Brigata Mantova con la targa che ricorda i combattimenti che si svolsero nella zona: “Nei giorni 15 e 16 maggio 1916 il primo battaglione del 207° – Brigata Taro – sostituiti su queste posizioni i reparti della Mantova, resisteva disperatamente all’irruenta offensiva nemica sacrificando i suoi giovani fanti e tutti i mitraglieri caduti sulle armi”.

O la va o la spacca

Introdotta dai pannelli informativi, la prima parte del percorso è pianeggiante e si allontana in direzione sud dalle ultime case di Rovereto e Lizzana. Sfilano la cappellina dedicata a Sant’Anna, il macigno con la scritta “o la va o la spacca” del reparto dei Lavoratori di artiglieria e i panorami su Mori e il monte Altissimo.

La cappella di Santa Barbara

La strada comincia a salire con alcuni tornanti le pendici dello Zugna. Superato il maso Zappi, si tocca sulla sinistra la cappella rupestre, scavata nella parete di roccia, dedicata a Santa Barbara, la patrona degli artiglieri.

Le lapidi degli artiglieri

In un ambiente ora decisamente più alpino e aspro, inizia il percorso monumentale dedicato agli Artiglieri d’Italia. Una successione di lapidi affisse sulle pareti rocciose ricorda i nomi di 228 artiglieri caduti durante uno dei conflitti che hanno insanguinato i due ultimi secoli, dalle guerre risorgimentali fino alla seconda guerra mondiale, ai quali è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Accanto ai nomi, alcuni notissimi, le lapidi ricordano il grado, la data e il luogo della morte.

L’altare ungherese

Lungo la strada s’incontra un altare in cemento con le scritte in lingua ungherese. Fu realizzato dopo il maggio 1916 da un reparto degli Honved magiari in memoria dei propri caduti. Un nuovo allestimento in legno fa memoria della cappella originaria nella quale l’altare era inserito.

Il piazzale terminale

Al termine della Strada degli Artiglieri si giunge a un piazzale ai margini di un bosco. L’edificio che vi sorge è la Baita Damiano Chiesa del gruppo di Lizzanella dell’Associazione Nazionale Alpini.

Il recinto della zona sacra

Siamo in località Costa Violina. Ha inizio qui la “zona sacra”, dichiarata tale con legge dello Stato, per fare memoria e preservare questo luogo che fu teatro di durissimi scontri nella fase iniziale dell’offensiva austriaca del 1916.

Il cippo in memoria di Damiano Chiesa

Le indicazioni permettono di seguire con facilità un sentiero che porta a una caverna dedicata a Damiano Chiesa. Proprio qui l’irredentista trentino fu fatto prigioniero il 17 maggio 1916 per poi essere giustiziato due giorni dopo al Castello del Buon Consiglio. All’interno è visibile un cannone in ghisa da 149 mm puntato verso il fronte settentrionale.

L’interno della grotta di Costa Violina

Testimone oculare dei combattimenti fu Don Annibale Carletti, cappellano militare del 207° fanteria, decorato con medaglia d’oro per gli atti compiuti in quei giorni. Questa è una pagina del suo diario: “Il giorno 16 a Costa Violina, ove i superstiti del reggimento si preparavano ancora a resistere per dare tempo che arrivassero rinforzi e cannoni, mentre infuriava il bombardamento nemico, percorsi più volte la zona del fuoco, portando in salvo più di 50 feriti. Lassù dentro una caverna dove sparava l’unico nostro cannone da 149, i feriti bruciavano di sete. Strisciando più volte andai a riempire le borracce d’acqua a una sorgente che era battuta da una mitragliatrice austriaca. La notte, seppelliti i morti, credevamo di riposare un poco; invece ci fu dato l’ordine di andare all’assalto con la baionetta. Seguii e animai i soldati in quella orrenda lotta corpo a corpo, finchè rimasti non più di 15 soldati, ci salvammo miracolosamente. Nell’azione di quei giorni 15, 16 e 17 maggio, s’ebbero da parte nostra circa 400 morti, 1350 feriti e 900 tra prigionieri e dispersi”.

Il cannone da 149

(Percorso effettuato il 20 settembre 2017)

 

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Rovereto. Guerra e Pace

Un facile sentiero unisce in un anello il dosso di Castel Dante e il sovrastante colle Miravalle di Rovereto. La ricchezza di stimoli che esso propone lo qualificano come una passeggiata esemplare, tra le migliori d’Italia. Il percorso si muove tra le due opposte polarità della guerra e della pace. Si parte dal sacrario militare e dai nomi dei ventimila soldati che sono lì sepolti, impressionante testimonianza della Grande Guerra che fu combattuta sul fronte della Vallagarina. E si sale fino a raggiungere “Maria Dolens”, la monumentale campana di Rovereto che scandisce ogni sera i suoi rintocchi perché l’uomo, nel ricordo dei Caduti di tutte le guerre e di tutte le nazioni del mondo, trovi la via della Pace. Lungo il percorso piccoli totem ricordano grandi uomini di pace: Giorgio La Pira, Nelson Mandela, Martin Luther King, Aldo Capitini, il Mahatma Gandhi. Sul colle una suggestiva mostra racconta le tante iniziative realizzate dalla Fondazione per la Campana dei Caduti. Un’escursione che giustifica pienamente l’attributo di “città della pace” che una Legge speciale ha conferito a Rovereto.

Il parco del Sacrario

Il Sacrario militare di Castel Dante

La trincea italiana

Il Sentiero “Camminando nella pace” può essere percorso a partire da Castel Dante. Qui fu inaugurato nel 1938 il Sacrario militare che racchiude le salme di 20.279 caduti italiani e austro-ungarici. All’ingresso è visibile un tratto della trincea costruita nel dicembre 1915 da reparti della Brigata Mantova con la targa che ricorda i combattimenti che si svolsero nella zona.

Il rudere del Castello

Nel prato che circonda il Sacrario rimangono un pozzo e pochi ruderi del castello nel quale si dice abbia soggiornato il sommo poeta Dante.

Il sacrario monumentale

Il sacrario è una gigantesca costruzione cilindrica che poggia su due gradoni, raggiungibili mediante una ripida scalinata. All’interno sono scolpiti sulle pareti tutti i nomi dei caduti. Vi si trovano anche un busto del generale Guglielmo Pecori Giraldi (comandante della Prima Armata) e le arche di Damiano Chiesa e Fabio Filzi, traslate qui nel secondo dopoguerra.

“Maria Dolens”, la campana della pace

Maria Dolens, la campana della pace

Usciti dal sacrario, si sale ora lungo lo stradino in lieve pendenza che traversa una zona di gradoni calcarei e una fascia di bosco, accosta una ‘calchera’ (un pozzo di cottura della calce) e giunge al parcheggio del Colle. Qui si visita la Campana, collocata in posizione panoramica sulla valle dell’Adige e i monti circostanti, all’interno della struttura della Fondazione che la tutela. La Campana dei Caduti è stata ideata dal sacerdote roveretano don Antonio Rossaro, per onorare i Caduti di tutte le guerre e per invocare pace e fratellanza fra i popoli del mondo intero. Venne fusa a Trento nel 1924 col bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni partecipanti al primo conflitto mondiale e fu battezzata a Rovereto col nome di “Maria Dolens”. Benedetta a Roma in Piazza San Pietro dal Papa Paolo VI nel 1965, la Campana fu collocata sul Colle di Miravalle. Sul manto di “Maria Dolens” sono incise le massime dettate dai Papi: “Nulla è perduto con la Pace. Tutto può essere perduto con la guerra” (Pio XII) e “In pace hominum ordinata concordia et tranquilla libertas” (Giovanni XXIII). La Campana fa udire ogni sera i suoi rintocchi per celebrare i Caduti di tutto il mondo, senza distinzioni di fede o di nazionalità e per rivolgere un severo monito ai viventi: “Non più la guerra”.

Il pannello dedicato a Giorgio La Pira

La Mostra “Il mondo alla campana”

La Mostra della Campana sul colle di Miravalle

Nei locali della “Fondazione Opera Campana dei Caduti” si visita la mostra, assai suggestiva, dedicata alla campana e ricca di video e immagini. Il percorso espositivo parte dalla prima sala, la “Sala della profezia”, per proseguire nella grande sala circolare, lo “Spazio della missione”. Da qui, salendo lungo “l’Ascesa del pellegrino”, si esce sulla “Terrazza della visione”, per poi scendere attraverso il “Boschetto della pace” alla “Galleria delle arti”. Percorrendo il viale delle Bandiere si arriva poi ai piedi della Campana e si prosegue verso il “Parco della memoria” con i suoi allestimenti fotografici.

Le città della pace

Il Parco della Memoria

La Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto, grazie a una legge del 2006, ha istituito il Premio Internazionale “Città della Pace”, con l’obiettivo di far conoscere, valorizzare e rendere visibili quelle comunità, piccole o grandi che siano, che si contraddistinguono concretamente nell’importante creazione, sviluppo e affermazione di un’autentica “cultura di pace”. Nel corso degli anni il premio è stato attribuito alla comunità brasiliana di Acupe di Salvador de Bahia, alla città di Strasburgo, all’Isola di Lampedusa e alla stessa Rovereto.

Il Pellegrinaggio civile sul Sentiero della Pace

La colomba, simbolo del Sentiero della Pace

La Fondazione promuove anche il “Pellegrinaggio Civile” lungo il Sentiero della Pace. Questo percorso, realizzato dalla Provincia autonoma di Trento, collega i luoghi e le memorie della Grande Guerra sul fronte del Trentino, dal Passo del Tonale alla Marmolada, per una lunghezza di oltre 520 chilometri. Il Pellegrinaggio è un cammino della memoria tra le montagne del Trentino, che si conclude alla Campana dei Caduti di Rovereto, simbolo della Pace nel mondo e della conciliazione quotidiana con noi stessi e con gli altri.

Il ritorno

La segnaletica del sentiero

Dal parcheggio del Colle si segue per pochi metri la strada asfaltata per Rovereto e s’imbocca sulla sinistra la strada sterrata che ridiscende all’Ossario di Castel Dante. Dopo due tornanti e un’ampia curva in discesa, la sterrata sbuca di nuovo sull’asfalto della Via Madonna del Monte. Sulla sinistra, quattrocento metri di stretta strada riportano al punto di partenza. Lungo il percorso si osservano le installazioni commemorative degli uomini di pace e i grandi pannelli descrittivi delle attività dell’Opera della Campana.

La mappa del sentiero

(Percorso effettuato il 20 settembre 2017)

Grande Guerra. I forti del monte Brione sul lago di Garda

Definire “monte” un’altura di 376 metri è un pizzico esagerato. Ma certo il Brione si fa notare per le strapiombanti pareti rocciose del suo versante orientale che in qualche modo gli conferiscono l’aspra fisionomia tipica della montagna. Spicca isolato nella piana alluvionale del fiume Sarca, sulla riva settentrionale del grande Lago di Garda, e separa i due centri abitati di Riva del Garda e Torbole. Più che un vero “monte”, dunque, è un rilievo di natura calcarea-marnosa delle dimensioni di una collina; per la sua forma è stato paragonato a un enorme spicchio d’arancia poggiato su di un piano.

Riva del Garda e il monte Brione

Il monte Brione è percorso da un tratto del Sentiero della Pace, il lungo tracciato che segue i luoghi e le memorie della Grande Guerra sul fronte del Trentino, dallo Stelvio alla Marmolada, per centinaia di chilometri. Lo Stato Maggiore dell’Impero Austro-ungarico sfruttò la posizione strategica del Monte Brione costruendo diverse fortificazioni che, in occasione del centenario della Grande Guerra, sono state recuperate e valorizzate. Le posizioni italiane si trovavano di fronte, sulla cresta del dominante monte Baldo.

Iscrizione militare

Saliamo sulla cima del monte Brione percorrendone il magnifico sentiero di cresta. L’interesse è continuamente stimolato dalle fortificazioni asburgiche, dalle bellezze botaniche della riserva naturale e dai celebri panorami su lago di Garda. Molto consigliabile è partire direttamente dal centro di Riva camminando lungo la bellissima passeggiata pedonale in riva al lago. In venti minuti si giunge al porto di San Nicolò.

Il Forte di San Nicolò

Il Forte di San Nicolò

Sul porto vigila il Forte San Nicolò, di cui oggi resta il corpo centrale di forma rettangolare. Dagli austriaci era chiamato Strandbatterie, batteria da spiaggia, a testimonianza della funzione antisbarco. Era un forte di prima generazione: casamatta non armata di pietra a vista lavorata a scalpello e calce, dotata di quattro cannoni. La guarnigione era ospitata nella soprastante Villa Favancourt, che fungeva da caserma. All’inizio della guerra era considerato già superato e fu utilizzato come magazzino.

Il Forte Garda

Le cupole del Forte Garda

Il sentiero, gradinato, s’inerpica sulle rocce dietro al forte e tocca alcune postazioni. Lasciata la strada a sinistra, continua a salire con bei panorami sul lago. In breve raggiunge il forte Garda e lo contorna con un anello. Si può così osservare sia il lato rivolto al lago (ed esposto alle artiglierie italiane), sia il fronte interno. Se ne apprezza la sua conformazione mimetica, aderente al terreno e modellata sul tratto di cresta. Curioso il particolare delle finte cupolette per ingannare l’osservazione avversaria. Intorno al forte sono le cannoniere corazzate e le postazioni per i mortai e le mitragliatrici. Dal fossato posteriore parte una lunga galleria scavata nella parete del monte con i punti. Grazie a lavori di ripristino l’interno del forte può ospitare eventi ed è visitabile secondo un calendario programmato.

La riserva naturale

Cannoniera corazzata

L’ascesa di cresta continua sempre panoramica e traversa la Riserva naturale. Le particolari condizioni climatiche fanno sì che sul Brione possano vivere piante mediterranee come il leccio, la ginestra, l’albero di Giuda e l’alloro. Sugli ampi terrazzamenti digradanti a valle è coltivato l’olivo. Dall’alto è ben visibile l’ultimo tratto del fiume Sarca la cui foce, fino alla rettifica attuata nel 1919, si componeva di rami secondari che scorrevano nelle campagne di Torbole e venivano utilizzati per irrigare gli orti e come porto sicuro.

Il Forte di Mezzo

Il Forte di Mezzo

Continuando l’ascesa del crinale del monte Brione, superate alcune opere belliche secondarie e ormai in vista delle antenne sommitali, si raggiunge la Mittelbatterie, il Forte di Mezzo. Opera di terza generazione, è il classico forte di montagna costruito su roccia, con pietre squadrate e graniti e con la copertura in calcestruzzo. Sul fronte si aprono i varchi dei quattro cannoni di cui il forte era dotato, mentre sul retro sono gli accessi della guarnigione che poteva arrivare a cento uomini.

La croce di vetta

Superato il forte conviene salire ancora per un breve tratto, raggiungendo la grande croce eretta nel 2003 dagli Alpini in memoria dei caduti. Il percorso può anche proseguire fino a raggiungere il Forte di Sant’Alessandro, all’estremità nord del monte. La discesa per tornare a Riva, in alternativa al sentiero di salita, un po’ faticoso, può utilizzare la strada sterrata e la via asfaltata chiusa al traffico che scendono a poca distanza dalla cresta. Il dislivello è di circa trecento metri e il tempo complessivo dell’escursione, calcolando anche i tempi di visita e le soste panoramiche, è di circa tre ore.

(Ho effettuato l’escursione il 21 settembre 2017)

Grande Guerra. Sui luoghi della battaglia di Monte Zugna

Il fronte di guerra sullo Zugna

Il fronte di guerra sullo Zugna

Il Monte Zugna è soprattutto noto nella storia della Grande Guerra per l’epica resistenza italiana opposta all’offensiva austriaca (Strafexpedition) del maggio 1916. Lo Zugna si trovava in territorio trentino e quindi nell’area controllata dagli austriaci. Questi provvidero ad attrezzarlo con una strada di accesso, con le caserme per ufficiali e soldati e un impluvio per la raccolta dell’acqua piovana. Ma all’inizio della guerra gli austriaci preferirono accorciare il fronte e arretrarono le loro linee fino a Rovereto. Così, nel maggio-giugno 1915, lo Zugna fu occupato dall’esercito italiano che vi costruì proprie trincee, strade, baracche, teleferiche e acquedotti. Geograficamente il monte Zugna con la sua dorsale divide longitudinalmente il territorio del basso Trentino ponendosi a cavallo tra due direttrici fondamentali nel collegamento tra nord e sud: la Vallagarina e la Vallarsa.

2 - Il rifugio Coni Zugna

Il generale Conrad aveva già identificato nella Vallarsa uno dei punti migliori per entrare in Italia. Arrivando in cima al monte Zugna si percepisce immediatamente la sua grande rilevanza strategica con la vista che raggiunge il passo del Pian delle Fugazze oltre il quale si apre la pianura veneta e Vicenza mentre sul versante dell’Adige si apre l’area di Verona. Nella primavera 1916 gli austro-ungarici lanciarono un’offensiva in direzione del Veneto e tentarono di impadronirsi della Vallarsa.

La palazzina ufficiali

La palazzina ufficiali

Gli italiani li fermarono proprio sullo Zugna che ne costituisce uno dei versanti: nonostante lunghi bombardamenti e ripetuti e assalti, gli austro-ungarici non riuscirono a superare la resistenza italiana a passo Buole e al “Trincerone”, lo sbarramento realizzato nel punto più stretto del crinale. Si parlò allora di “Termopili d’Italia”. Da quel momento, fino alla fine del conflitto, i due eserciti si logorarono in una lunga guerra di posizione. Ne sono testimonianza i cimiteri e le numerose linee di trincee.

Il vecchio cimitero di guerra

Il vecchio cimitero di guerra

Oggi l’intera area di Monte Zugna, cui la strada militare asfaltata che da Albaredo sale verso la cima funge da spina dorsale, è stata interessata da lavori pluriennali di restauro ambientale e di ricupero dei manufatti militari: postazioni d’artiglieria, acquedotti, trincee, gallerie e cimiteri militari. Questi lavori sono stati promossi e finanziati di concerto tra tutte le istituzioni e le forze economiche locali, ponendosi così come un’esperienza assolutamente esemplare di valorizzazione storica del territorio.

L'impluvio per la raccolta dell'acqua piovana

L’impluvio per la raccolta dell’acqua piovana

Il percorso, lungo circa 11 km, è corredato da una fittissima segnaletica dettagliata, con oltre 200 totem e pannelli descrittivi trilingue. Si parte da quota 900, poco sotto Malga Tof, si transita nelle retrovie e nella prima linea austro-ungarica, si traversa la terra di nessuno, si seguono le linee e le retrovie italiane fino alla cima.

L'ingresso del baraccamento per i soldati

L’ingresso del baraccamento per i soldati

L’itinerario qui proposto si snoda nel tratto più alto del monte Zugna, particolarmente ricco di testimonianze e di memorie. Prevede che da Rovereto e Albaredo si raggiunga in auto il rifugio Coni Zugna (1616 m) dove è possibile parcheggiare. Il Rifugio, in bella posizione panoramica, dispone di ampio materiale informativo. Dopo il Rifugio la strada diventa sterrata e chiusa al traffico motorizzato. Nell’area sono presenti un osservatorio astronomico, una cappella votiva, un’area picnic e un percorso di land art.

Postazione in caverna per cannone

Postazione in caverna per cannone

La strada guadagna quota grazie a quattro tornanti con piacevole percorso nel bosco e raggiunge il pianoro del “Parco della pace”. In questo tratto si costeggiano il “Sass dei usei” con le sue gallerie in roccia e le feritoie delle mitragliatrici, un impressionante cratere generato dall’esplosione di una granata di grosso calibro, le tracce di costruzione della strada militare e i resti della trincea perimetrale del caposaldo. Il “parco della pace” ospita resti di costruzioni (la palazzina degli ufficiali, i baraccamenti per i soldati, l’infermeria, la vasca dei muli, il magazzino, gli uffici di compagnia) e un grande impluvio per l’acqua piovana allestiti dagli austriaci ma abbandonati nel 1915 e i manufatti realizzati successivamente dagli italiani (le gallerie in roccia, le postazione di artiglieria in caverna, l’acquedotto, un piccolo cimitero.

Pannello infomativo

Pannello infomativo

La strada si restringe, diventa mulattiera, guadagna ulteriore quota e raggiunge la cima del monte Zugna (1863 m), molto panoramica su Rovereto, la Vallarsa, il Pasubio e la valle dell’Adige. In questo tratto si osservano in successione un piccolo rifugio, la postazione di un cannone antiaereo, un osservatorio circolare con l’indicatore delle montagne che fanno corona allo Zugna, tracce di trincee e postazioni e la grande croce di vetta. La passeggiata è molto remunerativa, non è faticosa, si sviluppa su un dislivello di 250 metri e richiede circa 2 ore tra andata e ritorno, più il tempo per le visite. Disponendo di più tempo è possibile proseguire l’itinerario di cresta (sentiero 105 o della pace) fino al Passo Buole e ridiscendere sul percorso assistito fino alla Malga Tof.

La tavola di orientamento su monte Zugna

La tavola di orientamento su monte Zugna

La croce di vetta

La croce di vetta

Grande Guerra. Le trincee austriache di Nagià Grom

Postazione di artiglieria

Postazione di artiglieria

Siamo in Trentino, nella Val di Gresta, che collega Riva e il lago di Garda a Rovereto e alla Vallagarina (com’è chiamata in questo tratto la valle dell’Adige). La nostra escursione va alla scoperta del campo trincerato austriaco sul Nagià Grom, un complesso difensivo che era organizzato in modo da garantire al presidio la massima autonomia e che ha quindi il pregio di concentrare in uno spazio limitato tutte le strutture militari e le risorse a servizio dei soldati.

La trincea

La trincea

Eccellente per la sua capacità didattica di raccontare oggi quel che fu la Grande Guerra, questo sito è visitabile grazie soprattutto al Gruppo Alpini di Mori che ha ripristinato le trincee, pulito i sentieri, effettuato i rilievi topografici, raccolto la documentazione storica, predisposte la segnaletica e le strutture per la visita e la sosta (bacheche e panchine), creato un sito internet e una pubblicazione virtuale.

Il deposito scavato nella roccia

Il deposito scavato nella roccia

Se si esce dall’autostrada a Rovereto sud, in auto si toccano Mori e Loppio, si lascia il fondovalle e ci s’inerpica verso San Felice, deviando poi sulla destra in direzione della frazione di Manzano. All’incrocio che precede le case di Manzano si lascia l’auto nei pressi di una bacheca e ci s’inoltra a piedi sulla stradina segnalata che conduce alle trincee (703 m). Il percorso è semplice e adatto a tutti; il dislivello è minimo e il tempo di visita è di circa 2 ore.

Croce commemorativa

Croce commemorativa

 Il caposaldo del monte Nagià Grom venne costruito a partire dalla primavera del 1915, come parte integrante del sistema fortificato austriaco che sorvegliava gli accessi alla Val di Gresta dalla Valle di Loppio e dalla Vallagarina. Il caposaldo era presidiato inizialmente da un plotone di fanteria (cinquanta soldati al comando di un cadetto aspirante ufficiale) e da un distaccamento d’artiglieria; nel 1916 la guarnigione raggiunse la forza di tre plotoni al comando di un capitano, rafforzati con una parte del battaglione Standschützen Kitzbühel; fu dotato di 4 mitragliatrici, 4 cannoni, un lanciamine (Minenwerfer) e un riflettore da 60 cm.

Sezione della trincea

Sezione della trincea

Fu scavata una trincea perimetrale che garantiva una difesa a 360 gradi e furono realizzate postazioni d’artiglieria (in caverna e ‘in barbetta’, cioè all’aperto), gli osservatori e la piazzola per un riflettore. L’area fu dotata di caverne per il ricovero dei soldati, baracche, magazzini, una cisterna per l’acqua e una cucina da campo con numerosi fuochi. Le diverse posizioni erano collegate da camminamenti che garantivano lo spostamento dei soldati al riparo dal tiro nemico. Attraverso questi passaggi si compiva il rito quotidiano del cambio delle truppe di presidio alle trincee ma anche il servizio di rifornimento delle armi dal deposito delle munizioni.

La cucina

La cucina

In posizione defilata dal tiro delle artiglierie nemiche, erano collocati i centri vitali del caposaldo: i baraccamenti per l’alloggio degli ufficiali, delle truppe e degli operai militarizzati, i magazzini di materiali e la cucina dotata di un ampio magazzino viveri. La conservazione delle strutture è stata agevolata dal fatto che il sito di Nagià Grom non risultò comunque direttamente coinvolto in fatti di guerra.

Posto di osservazione

Posto di osservazione

Il giro di visita percorre l’intera rete delle trincee, con le gradinate di accesso, le pedane per i fucilieri, le barriere anti-esplosione, le piazzole per le mitragliatrici e le postazioni per l’artiglieria. Impressionano le gallerie sotto roccia, le postazioni per i cannoni in caverna, i ricoveri scavati nella roccia, la cisterna sotterranea per l’acqua. La memoria dei combattenti è affidata a croci e cippi commemorativi.

La postazione del riflettore

La postazione del riflettore

Un’area di sosta è allestita intorno alla baracca degli alpini a servizio dei lavori di restauro ambientale. L’osservatorio di artiglieria nel punto più alto è allo scoperto: la visione dell’ampio panorama è aiutata da un pannello informativo che disegna l’andamento delle due linee contrapposte del fronte di guerra.

Osservatorio di artiglieria

Osservatorio di artiglieria

La croce di vetta

La croce di vetta

La mappa del campo trincerato

La mappa del campo trincerato

La seconda vita del Bunker

Nelle pagine del quotidiano “Avvenire” (sabato 14 marzo 2015) Diego Andreatta segnala il caso di una base Nato dismessa e trasformata in Museo della Guerra Fredda. Il caso riguarda il Trentino ma fa scuola, perché aumenta il numero delle strutture militari riconvertite a usi turistici o commerciali. Per chi ama “camminare nella storia” si svelano così nuove opportunità. Riporto qui alcuni stralci dell’articolo di Andreatta.

La Base Tuono

La Base Tuono

«Adesso i villeggianti dell’altopiano di Folgaria vanno per funghi e si godono il quieto laghetto nascosto dalle conifere, proprio là dove negli anni della Guerra Fredda una rampa di lancio ospitava missili della Nato pronti a intercettare i bombardieri sovietici. L’ex «Base Tuono» di passo Coe, al confine col Veneto, è stata trasformata cinque anni fa in un museo all’aria aperta sempre più frequentato, un esempio («copiato» da altri) di riconversione di un sito militare per finalità culturali ed educative.

I missili della Base Tuono

I missili della Base Tuono

Quei sedicimila ettari a 1600 metri di quota, trasferiti dallo Stato alla Provincia autonomia di Trento, sono diventati un luogo della memoria valorizzato anche turisticamente dal Comune di Folgaria con la collaborazione dell’Aeronautica militare: «I novemila visitatori del primo anno sono ora saliti a 17 mila – conferma Maurizio Struffi, assessore comunale alla Cultura – e cresce anche il numero delle scolaresche prenotate, per un totale di tremila studenti da aprile fino a ottobre».
Accompagnati da guide ben preparate, i ragazzi restano colpiti dai tre missili Nike-Hercules alti 12 metri, puntati verso il cielo (un quarto rimane sdraiato nell’hangar a scopo didattico), come altri 200 nel Nord-Est italiano negli anni Sessanta, macchine da guerra schierate lungo quella che Churchill chiamò la «cortina di ferro», confine anche ideologico fra i due blocchi.

La guida al Bunker di Fortezza

Ma il ripristino dell’insediamento strategico sull’altopiano di Folgaria sta facendo scuola e viene preso a modello da altre basi che negli ultimi anni sono state riconsegnate agli enti pubblici. In Friuli – altro fronte strategico Nato verso est – la disponibilità delle aree non c’è ancora, mentre in Alto Adige il recupero è già cominciato, anche con il concorso di privati. I progetti più avanzati, ma non ancora realizzati, riguardano un’altra ex base Nato a Naz Sciaves, vicino a Bressanone, che dal 1967 al 1983 fu un deposito di munizioni speciali, venne abbandonata nel 1998 e poi restituita al Comune e alla Provincia nel 2010.

Nel Bunker di Fortezza

Nel Bunker di Fortezza

I più riusciti sono quelli che hanno riaperto e svelato i bunker presso Fortezza, la cosiddetta «Opera 3», gestita dalla Provincia e ora meta di scolaresche e gruppi organizzati, e le fortificazioni di Passo Resia, in sigla «Opera 20», valorizzate dal Comune insieme all’associazione Oppidum. La Provincia di Bolzano ha raccolto nel 2004 nel volume intitolato Bunker i molteplici interventi del progetto: le numerose fortificazioni, risalenti in parte al Vallo Alpino voluto da Mussolini e poi dismesse, sono state affidate agli enti pubblici o acquistati da privati che talvolta li hanno anche ristrutturati a scopi turistico commerciali. In alcuni casi i bunker si sono rivelati adatti ad ospitare depositi di formaggi, vino e perfino whisky, in altri casi sono stati arricchiti con testimonianze belliche e inseriti in itinerari didattici e naturalistici: a Passo Resia ad esempio, in località Pian dei Morti, si presenta molto suggestiva la struttura difensiva anticarro «Denti di drago»: anche loro ormai non mordono più».

Lo sbarramento di Pian dei Morti al Passo Resia

Lo sbarramento di Pian dei Morti al Passo Resia

Per leggere l’articolo integrale: http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/la-seconda-vita-del-bunker.aspx

Rovereto: il Museo storico della guerra

Museo storico della guerra

La tabella di confine con l'Austria nel 1915

La tabella di confine con l’Austria nel 1915

La visita al Museo della Guerra nel Castello di Rovereto è ricca di stimoli, varia e appagante. Siamo lontani dalle tetre raccolte di cimeli o dalle noiose e pedanti cronologie di eventi. Punto di forza è l’integrazione tra il ‘contenitore’ (i torrioni, le sale, i camminamenti e le terrazze panoramiche del castello) e i ‘contenuti’ delle raccolte, cementato dall’amalgama della multimedialità.

 Le esposizioni

Mitragliatrice austriaca

Mitragliatrice austriaca

Impianto radiologico militare da campo

Impianto radiologico militare da campo

Le esposizioni permanenti sono dieci: 1. armi e soldati nell’Ottocento (la trasformazione della guerra e delle armi da Napoleone alla Grande Guerra); 2. il Risorgimento in salotto (deliziosa raccolta di ceramiche, quadri e oggetti che celebrano le vicende militari e i protagonisti del Risorgmento); 3. La Grande Guerra (le ragioni per cui il conflitto, lo sforzo industriale, la mobilitazione di milioni di uomini e di donne al fronte, nelle fabbriche, nelle campagne e nell’assistenza, lo sviluppo dell’aviazione e i nuovi mezzi di comunicazione, la rivoluzione della propaganda, la violenza sulle popolazioni civili, l’invenzione di nuove terribili armi, i massacri e i genocidi, fino al lutto per i milioni di morti); 4. il 1918 (la riorganizzazione dell’esercito dopo la sconfitta di Caporetto e la vittoria finale); 5. vita di trincea e campi di prigionia (il destino dei prigionieri di guerra italiani e la strumentazione di trincea); 6. propaganda e sanità (gli strumenti e le modalità per sostenere il morale dei propri soldati e abbattere quello delle truppe nemiche, neutralizzare le spinte pacifiste e convincere i civili a sostenere i costi della guerra; la ricostruzione di un’infermeria); 7. la guerra sul fronte italo-austriaco 1915-1918 (uniformi, documenti, memorie di guerra, monumenti e sacrari); 8. torrione Marino (le dotazioni armate del soldato e del cavaliere); 9. torrione Malipiero (le armi dalla Preistoria all’alto Medioevo); 10. le artiglierie della Grande Guerra (cannoni, bombarde, obici e mortai, con il relativo munizionamento).

Pasubio 1915-1918

La mostra dedicata alla guerra sul Pasubio

Una mostra temporanea è dedicata al monte Pasubio, uno dei campi di battaglia tra i più tormentati della Prima guerra mondiale. Tra il 1915 e il 1918 poco meno di 100.000 soldati italiani e austro-ungarici ne abitarono le pendici, la sommità e le valli che lo delimitano, tracciarono freneticamente strade e sentieri, montarono teleferiche e acquedotti, edificarono villaggi di baracche e scavarono centinaia di gallerie. Più di diecimila di loro vi morirono: in combattimento, per malattie e incidenti, travolti da valanghe. La prima sezione della mostra è dedicata ai lavori di recupero del patrimonio storico della Grande Guerra che in questi anni si stanno realizzando. La seconda parte della mostra è dedicata alle vicende storiche che hanno interessato il massiccio durante la guerra. L’ultima sezione è dedicata al dopoguerra. La ricostruzione iniziò grazie all’intervento del Genio militare italiano; contemporaneamente iniziò il lavoro di bonifica dei terreni dai proiettili inesplosi, la chiusura delle trincee, l’asportazione del filo spinato. Per molti abitanti il lavoro di recuperante fu l’opportunità alternativa all’emigrazione. Sui campi di battaglia le salme vennero recuperate, i cimiteri militari riesumati. Il Pasubio, con le sue sanguinose battaglie, divenne una delle montagne simbolo della vittoria italiana.

La guerra di mine sul Pasubio

La guerra di mine sul Pasubio

http://www.museodellaguerra.it/