Sperone, borgo terremotato della Marsica

Abitazione abbandonata

Sperone: abitazione abbandonata

Cent’anni fa, il 13 gennaio 1915, alle 7 e 52 del mattino, uno spaventoso terremoto sconvolse il Fucino e l’area della Marsica, nell’Abruzzo aquilano. I morti sepolti sotto le macerie furono circa trentamila. Crollarono gli edifici di Avezzano e di cinquanta paesi e frazioni. Ignazio Silone, che nella catastrofe perse tutta la sua famiglia, lo descrisse così: «S’è fatta d’improvviso una fitta nebbia. I soffitti si aprivano lasciando cadere il gesso. In mezzo alla nebbia si vedevano ragazzi che, senza dire una parola, si dirigevano verso le finestre. Tutto questo è durato venti secondi, al massimo trenta. Quando la nebbia di gesso si è dissipata, c’era davanti a noi un mondo nuovo. Palazzi che non esistevano più, strade scomparse, la città appiattita. E figure simili a spettri tra le rovine».

La Torre di Sperone

La Torre di Sperone

Sperone è uno dei borghi montani devastati dal quel terremoto. Fu abbandonato ed è rimasto disabitato. Sorge a presidio di un piccolo valico sui monti che dividono la valle del Giovenco dalla piana del Fucino. Frazione di Gioia dei Marsi e compreso nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Sperone è ancor oggi raggiungibile solo con mulattiere e tortuose strade sterrate. Per chi ama i percorsi storici, l’escursione è doppiamente interessante. Essa consente di visitare prima il borgo antico, distrutto e abbandonato nel 1915. E raggiungere in successione il borgo “nuovo”, edificato nelle vicinanze per ospitare i terremotati e a sua volta abbandonato negli anni Sessanta del secolo scorso.

Il borgo vecchio di Sperone

Il borgo vecchio di Sperone

L’itinerario

Muro portante

Muro portante

L’itinerario suggerito è una tranquilla passeggiata con partenza da Aschi (1120 m), paese cui si sale in auto con una deviazione di tre km dalla strada della Valle del Giovenco, tra Ortona dei Marsi e San Sebastiano. Per l’una o l’altra delle due sterrate che lasciano il paese in direzione sud e che si ricongiungono poco oltre, si risale comodamente il fondo de La Valle. Raggiunta la fonte Davina, la strada supera con un tornante il gradino successivo e raggiunge un panoramico valico a 1322 m di quota. Bel panorama sul Sirente, sulla catena del Gran Sasso e sui monti del Parco. Compare sulla destra la Torre circolare di Sperone. Proseguendo sulla strada che scende o percorrendo sentieri più diretti si tocca la base della torre, costruita a metà del Duecento dai signori della Contea dei Marsi.

Cantina con camino

Cantina con camino

Le case del borgo vecchio sono esattamente sotto la torre, incredibilmente aggrappate al ripido pendio sottostante e collegate da stretti sentierini. Aggirarsi tra gli ingressi, gli androni, le stalle, i fienili, le abitazioni è come fotografare un istante di vita di un secolo fa, violare una privacy rimasta ininterrottamente e tragicamente esposta nel tempo. Compaiono in successione il forno, il fontanile, la bottega, il canile, il pollaio, i minuscoli orti, l’aia, il piccolo frutteto, la colombaia, la cisterna, l’abbeveratoio, la mangiatoia. Si osservano tutte le forme dell’edilizia spontanea, dalle umili grotte scavate negli affioramenti rocciosi, ai semplici pagliari dal tetto discendente, alle case a due piani con la stalla in basso e la residenza familiare in alto.

Pagliaro con colombaia

Pagliaro con colombaia

Stupisce la varietà dei portali e degli architravi in legno o in pietra, come pure la capacità di adattare il costruito all’impervia conformazione del luogo e di sfruttare ogni terrazzo disponibile. Case in rovina, tetti crollati, travi in vista come scheletri denudati; ma anche qualche segno di riuso, qualche stalla restaurata alla buona, le tracce degli animali al pascolo. E un entusiasmante sguardo d’infilata sulla piana del Fucino, sulla geometria dei poderi, sui paesi che seguivano il bordo dell’antico lago, sulle cento antenne di Telespazio.

Il villaggio per i terremotati

Il villaggio per i terremotati

Proseguendo sulla strada che scende si raggiunge in breve il villaggio “nuovo” costruito su un ampio terrazzo. Ci accolgono le lunghe case a schiera, a un solo piano, costruite con criteri antisismici. La chiesa, la scuola pluriclasse e i servizi essenziali sono testimoni, ormai muti, della volontà di reagire da parte dei sopravvissuti e dei finanziamenti per la ricostruzione. Poi, inevitabilmente, cominciò l’abbandono, prima dei giovani e poi degli anziani, verso le nuove case popolari di Gioia dei Marsi, le opportunità di lavoro nel Fucino e a Roma, i servizi sanitari, la mobilità, gli agi della ‘civiltà’. I tetti sfondati del villaggio “nuovo” ricordano così un nuovo ‘terremoto’, questa volta antropologico, sociale, economico.

Ricovero in grotta

Ricovero in grotta

Si torna ad Aschi sul percorso dell’andata. Gli abitanti sono prodighi di sapide storie sul paese, sui suoi abitanti stanziali e pendolari, sugli animali del Parco (lupi, orsi e cervi). In complesso, tra andata e ritorno, occorrono tre ore per coprire circa nove km. A queste va aggiunto il tempo per la duplice visita, variabile sulla base della curiosità personale. I numerosi fontanili e un’area picnic aumentano la gradevolezza dell’itinerario. Il sentiero è segnato ma l’orientamento è semplice. È comunque utile la carta dei sentieri “Valle del Giovenco” in scala 1:20.000.

Il vecchio forno

Il vecchio forno

Visita la sezione del sito dedicata all’architettura spontanea: http://www.camminarenellastoria.it/index/PIETRA_SECCO.html

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