Terrasanta rupestre. Le grotte di Gesù

La vita in grotta e l’architettura rupestre sono una delle chiavi per comprendere la geografia e la storia delle terre d’Israele e Palestina. Le grotte del monte Carmelo, ad esempio, raccontano la storia fossile e l’evoluzione dell’uomo preistorico mediterraneo. Altro esempio sono i villaggi tradizionali che sorgono spesso su un reticolo di grotte (utilizzate come magazzino, stalla o laboratorio) su cui vengono sovrapposte le abitazioni costruite all’aperto. Nelle aree desertiche e steppose i beduini utilizzano le grotte come riparo notturno e come stalla per gli animali.

La grotta dei manoscritti a Qumran

La grotta dei manoscritti a Qumran

L’architettura scavata è protagonista nelle numerose realizzazioni idrauliche funzionali alla raccolta e alla distribuzione di una risorsa scarsa come l’acqua. Tunnel, cisterne, canalizzazioni e piscine assicurano il rifornimento idrico delle città e delle fortificazioni. Ne sono esempio i bagni rituali di Masada e Qumran oppure le vasche di Salomone per Gerusalemme. Di rilievo è anche l’architettura funeraria ipogea. Le tombe rupestri, le necropoli sotterranee e le catacombe sono elementi caratteristici di parecchi siti. Ricordiamo le grandi caverne a capanna sui fianchi di Marissa (Tel Maresha), abitazioni trogloditiche usate come tombe e cappelle funebri in età medievale. Ricordiamo anche le necropoli di Gerusalemme, come le Tombe dei Re o i sepolcreti scavati nella valle del Cedron. In questo quadro vogliamo inserire un percorso di visita alle grotte della Terrasanta care ai cristiani. Sono le grotte di Nazaret, Betlemme e Gerusalemme che hanno visto gli eventi centrali della vita di Gesù e della storia della salvezza.

La grotta della Natività a Betlemme

La grotta della nascita di Gesù

La grotta della nascita di Gesù

Una grande basilica sorge a Betlemme sopra la grotta che avrebbe accolto Gesù alla sua nascita. Per le famiglie povere di Betlemme era tradizione utilizzare gli anfratti rocciosi della regione come stalle o abitazioni. Si entra nella grotta scendendo la ripida scala posta sulla destra dell’iconostasi della basilica. Qui lo spazio è molto stretto e angusto e le mura, originariamente irregolari, formano un perimetro quasi rettangolare. Due colonne in pietra rossa e l’iscrizione «Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus» sovrastano l’altare, sopra al quale sono rappresentati la Vergine e il Bambino in fasce, la scena del lavacro e quella della venuta dei pastori. Sotto l’altare è posta la stella con l’iscrizione latina: «Hic de Virgine Maria Iesus Christus natus est» in ricordo del luogo preciso della Natività. La sistemazione della grotta non è originale ma è il risultato di ritocchi derivati dalla continua usura del tempo e del passaggio dei pellegrini.

Il campo dei pastori di Betlemme

Il campo dei pastori di Betlemme

Il campo dei pastori di Betlemme

Il Campo dei Pastori si trova a est di Betlemme, nei pressi del villaggio di Beit Sahur. Qui, nelle grotte e nei campi di Booz, si trovavano i pastori nella notte gloriosa della Natività.

”L’angelo disse loro: Non temete! Ecco, vi porto una lieta novella che sarà di grande gioia per tutto il popolo: Oggi nella città di Davide è nato un salvatore che è il Cristo Signore” (Luca 2, 10-11).

La grotta dei pastori

La grotta dei pastori

Le tracce di vita nelle grotte, risalenti ai periodi erodiano e romano, i resti di frantoi antichissimi, lo scavo di una vasta installazione agricola monastica con torchi, vasche, silos e grotte, le vestigia militari di epoca erodiana, dimostrano che il luogo era abitato all’epoca della nascita di Gesù a Betlemme. Le grotte dei pastori sono distribuite ad anfiteatro intorno alla chiesa moderna.

 La grotta del Latte

La grotta del latte

La grotta del latte

La grotta del latte si trova a Betlemme, non distante dalla basilica della Natività. Secondo una leggenda diffusa nel sesto secolo la Madonna si nascose qui durante la strage degli Innocenti, per mettere al riparo il Bambino dagli sgherri mandati da Erode. San Giuseppe, avvertito da un angelo del pericolo che incombeva sul Bambino e della necessità di trasferirsi in Egitto, si mise subito a fare i preparativi per il viaggio e sollecitò la vergine che stava allattando. Alcune gocce, nella fretta, caddero a terra e la roccia da rosa divenne bianca. Sopra la grotta i Francescani hanno eretto una chiesa, sulle vestigia di una cappella di epoca paleocristiana.

 Le grotte sotterranee

Le grotte sotterranee di Betlemme

Le grotte sotterranee di Betlemme

Le grotte sotterranee attigue alla Grotta della Natività, sono molteplici e articolate. Questa zona, destinata già nell’antichità a uso funerario, ha mantenuto nel tempo questa vocazione. La grotta più ampia e vicina al luogo della Natività è quella detta di San Giuseppe, divisa in due spazi e comunicante con il Convento dei francescani. Si trovano poi due piccole grotte, una delle quali è dedicata ai Santi Innocenti. Sulla destra sta il passaggio per la grotta con il sepolcro delle sante matrone romane Paola ed Eustochio. L’ultima è la cella di San Girolamo, dove il santo continuò l’opera grandiosa, iniziata a Roma, della traduzione della Bibbia nel latino della Vulgata.

Il villaggio rupestre di Nazaret

La casa-grotta del villaggio

La casa-grotta del villaggio

Gli scavi hanno messo in luce i resti del villaggio agricolo dei tempi di Gesù, composto di semplici abitazioni che sfruttavano le grotte sotterranee, scavate nella tenera roccia calcarea. Esse erano parte delle case ed erano usate per i lavori domestici, come ricovero di animali o come piccoli forni. Mentre le abitazioni vere e proprie, in muratura, erano situate in superficie o addossate alle grotte. Il carattere agricolo del villaggio è testimoniato principalmente dai numerosi silos, buche a forma di pera con un’imboccatura circolare tappata da una pietra, scavati nel calcare e utilizzati per conservare le granaglie. Insieme con i silos furono ritrovate le cisterne che raccoglievano l’acqua piovana. Torchi per l’olio e per l’uva, affiancati da celle olearie e vinarie, facevano parte di un complesso produttivo di cui sono state trovate anche le macine di pietra. Un ottimo esempio di abitazione semi-rupestre è visitabile nell’area archeologica a fianco della Basilica. Si osserva una grotta con una cameretta antistante di cui resta il primo filare di pietre. Nella grotta si conserva ancora un forno ricavato nello spigolo di nord-ovest, e si possono vedere alcune bocche di silos nel pavimento. Maniglie ricavate nella roccia e una mangiatoia, rimandano all’utilizzo della grotta come stalla, almeno per un certo periodo.

 La grotta dell’Annunciazione a Nazaret

La grotta dell'Annunciazione

La grotta dell’Annunciazione

Una grotta del villaggio rupestre di Nazaret è tradizionalmente venerata come il luogo dell’Annunciazione ed è stata inglobata nell’attuale Santuario. Si presenta come uno spazio irregolare con una piccola abside, rivestita di qualche lacerto d’intonaco di età bizantina. L’annuncio dell’angelo a Maria è un episodio narrato nel Vangelo di Luca: l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 26-28). La grotta dell’annunciazione è affiancata dalla grotta di Conone, più piccola e irregolare.

 La casa-grotta di San Giuseppe

i sotterranei della chiesa

i sotterranei della chiesa

Non lontano dalla basilica dell’Annunciazione è stata eretta la chiesa di San Giuseppe sul luogo che la tradizione vuole fosse la casa di Giuseppe e l’abitazione della Sacra Famiglia dopo il ritorno dall’Egitto. Negli ambienti sotterranei è stata ritrovata una grotta che conteneva una serie di silos a pera e una grande cisterna, collegata con l’esterno da una scala intagliata nella roccia. Si ipotizza che questo ambiente fungesse da battistero per i riti battesimali giudeo-cristiani. Ma non è esclusa l’ipotesi di una funzione agricola della vasca e delle grotte, da ascrivere dunque a un frantoio bizantino.

 La grotta del Getsemani

La grotta del Getsemani

La grotta del Getsemani

La grotta, detta comunemente del Getsemani, che in aramaico indicava il luogo del frantoio, si trova alla destra della Tomba della Vergine e si apre alla fine di un corridoio. La tradizione colloca qui il tradimento di Giuda. Dopo l’agonia avvenuta nell’orto degli Ulivi, Gesù andò incontro agli apostoli che sostavano nella grotta, e qui lo raggiunse Giuda accompagnato dalle guardie. La grotta ha sempre mantenuto un aspetto abbastanza naturale nonostante le varie trasformazioni. Inizialmente era un ambiente a vocazione agricola con cisterne e canaline dell’acqua e forse un frantoio; a partire dal quarto secolo divenne una chiesa rupestre a vocazione funeraria; in età crociata fu decorata con una volta dipinta di stelle e scene evangeliche. La volta rocciosa e intonacata, in parte naturale e in parte tagliata artificialmente, è sostenuta da pilastri rocciosi o di muratura.

La grotta-prigione di Gesù nel palazzo di Caifa

Il pozzo-prigione di Gesù

Il pozzo-prigione di Gesù

La chiesa di San Pietro in Gallicantu ricorda l’episodio evangelico delle negazioni di Pietro e sorge nei pressi della casa di Caifa, dove Gesù fu condotto subito dopo il suo arresto. Nella cripta della chiesa si può visitare un complesso di grotte che facevano parte di abitazioni del tempo di Cristo. Una di queste grotte ha la netta caratteristica di una prigione. Gli scopritori hanno voluto vedervi il luogo dove fu rinchiuso Gesù nella notte del suo arresto, dopo il sommario processo da Anna (Anania) e da Caifa, in attesa, il mattino successivo, di essere condotto da Pilato. Al tempo di Gesù, l’attuale Sion era il quartiere residenziale della città e il luogo dove sorge la chiesa, era appunto collegato con tale quartiere. Non è improbabile che qui vi fossero le dipendenze dei palazzi vicini. Questa supposizione dà attendibilità alla tradizione che localizza qui il pianto di Pietro presso una casa di Caifa, il cui palazzo sorgeva nella zona residenziale.

La grotta-cisterna del ritrovamento della Croce

Le incisioni dei pellegrini

Le incisioni dei pellegrini

Nella basilica del Santo Sepolcro una scala scende nella cavità dove i romani buttavano i legni dei suppliziati, onorata come il luogo del ritrovamento della Croce di Gesù. Le pareti della scala sono ricoperte dalle crocette, incise, nel corso dei secoli passati, dai pellegrini armeni a testimonianza della devozione di questo popolo per la Croce. Nel 327 l’imperatrice Elena, madre di Costantino, venne pellegrina a Gerusalemme e volle cercarvi la Santa Croce. Il resoconto narra del ritrovamento di tre croci in un’antica cisterna, insieme ai chiodi e al titulus, il cartiglio che riportava la condanna in tre lingue. Un miracolo permise di identificare la croce di Cristo.

 (Ho visitato i luoghi della Terrasanta nel mese di settembre 2016)

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